HOMMAGE AI CONTRARI ALLA PATRIMONIALE

Dick heads! Go to fuck off! Scheiße, beasts, caproni!
Assholes, sozze loffe! Sporchi coglioni!
Feccia, maldecidos, porci luridi!
Fogne, vertederos, sgorbi fetidi!
Cravaisinci, si cruxiat sa tzutìtzia!
Chi si futat unu burrincu in pratza!
Non c’è peggiore società di quella
dove la ricchezza non si livella
e il ricco sulla miseria specula,
non rischia nulla per sè e accumula
e i poveri aumentan le loro pene,
lavorano come schiavi in catene:
così è il capitalismo, è fascismo
sebbene lo chiamino liberismo.
Lo sfruttamento, con la propaganda
fan sembrare giusta cosa nefanda.
Questa è la loro struttura mentale,
non reca idee ma alcunché di b-anale.
The way of Paperon de’ Paperoni
star di quest’unpercento di cialtroni;
le agevolazioni per se avocano,
le tasse ai lavoratori invocano.
E’ un furto accumulare patrimoni,
l’antitrust copre le televisioni;
il ladrocinio passa per diritto,
il morbo imperialista va sconfitto.
Rivolta contro la restaurazione
che tien le masse in mano a una fazione;
basta subire, ora ci si ribelli
a questa teppa di laidi imbecilli!
Dick heads! go to fuck off! Scheiße, beasts, caproni…….

93 hommage

Una sorta di sperimentazione ribellista mi ha portato a una contaminazione letteraria dub/fusion, tra rap e verso; esteticamente in endecasillabi a rima baciata che sostengono l’incazzo solenne.
Solo quattro anni fa, mentre si sviluppava l’ennesimo dibattito prevalentemente contrario all’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni, mi girarono le balle in maniera decisiva e questi versi furono le vittime di quello sfogo.
Non divido il mondo in ricchi e poveri, ma in ricchi e poveri intelligenti e solidali, nonché ricchi e poveri imbecilli e infami. E’ vero che alla prima categoria appartengono meno ricchi e all’altra di più, ma è assurdo che si sia portato il mondo nella situazione in cui è solo per dar retta a chi non vuole rinunciare neppure al superfluo, anzi continua ad accumulare facendosi inconsapevolmente (ci sono anche quelli che “a mia insaputa”) del male.
D’altra parte chi è benestante e intelligente ha sempre detto di essere disponibile a fare la sua parte anche con una tassa sul proprio patrimonio, certo i cannibali e i caimani prevalgono.
(XXVI.XLII – 5.3 A)

DITTATO DEL MARE DI MEZZO

I cavalloni che ho aggredito
tra i Capi, nel mare mediano,
della Frasca e dei Corsari, turrito,
evocan primo ardore meridiano.

Nel letto, supina, t’alzo il vestito,
ti osservo, stimo, quale ape sultano;
del cibo che inforno traiam mito,
la pala incalza a ritmo pacchiano.

Ora Anfitrite, ora Afrodite, me
rapiscono e te Cupido sfianca,
ti rende docile al caldo seme;

più fervore t’infonde e non più stanca
ti abbandoni al piacere che preme,
alla piena fusione poco manca.

pisor2Serie del mare. Sonetto dedicato, ispirato dal pensiero permanente di quei tempi e non solo.
Il titolo individua il punto in cui avviene la scrittura: il mare di mezzo tra i due capi, che ditta; mare già ampiamente cantato.
(XXVI.XLII – 15.9 Arbu/Pis)

PRESEPE

Pur non volendo talvolta mi sorprendo
a pensare mesto all’assenza presente,
profondamente; per la casa vagando
divago nel vuoto rivangando a caso,
ogni oggetto mi parla, calcio la palla
tristemente poco usa; rimostrando
mi mostro tutti quei giochi desolati,
riempiendo scaffali e armadi inviolati:
realmente questa cosa mi sta straziando.
Che strazio! implodo urlando, dolorando,
coso il piano, le note stralcio stridenti,
spazio d’efferato delitto ferendo.
I bimbi crescendo, le basi svanendo,
sostanza costruita faticosamente,
dissolvente, vassi ormai devastando;
insisto, ciò stando, a ricrear la cosa
per sormontare il dolore e l’intralcio,
lievemente l’ego così soddisfando.
Dispongo i balocchi riposti, isolati,
ambendo sian di nuovo manipolati,
finalmente in casa insieme vivendo.
Vivere la bimba creando, sognando,
giocosi in costante intralcio di ninnoli,
mai sazio sarà nostro amore stupendo. pres

I rari solleciti ad affrontare un tema ottengono l’effetto sotto gli occhi di tutti, benché si fosse alla vigilia di Natale di pochi anni fa, dunque in un’atmosfera favorevole; ma se il presepe sfugge, non resta che agognarlo.
Un presepe per tutte le stagioni e per nessuna…
Il tempo di pubblicazione nonostante le apparenze è ancora appropriato, se è vero che il Presepe si dovrebbe tenere fino alla Presentazione di Gesù al tempio, insomma fino alla santa Candelora… che se nevica o se plora dell’inverno siamo fora.
Il metro è sperimentale, senari doppi, doppiamente minati.
(XXV.XLI – 20.12 A)

VOLTI LEGGIADRI E CORPI INCROCIAN GLI OCCHI

Fluire di viaggi dei sogni assortiti
in un gelido ottobre inconsueto,
denti che battono, gambe tremano,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Perfino la locandiera è a tono,
conferma visuale dell’itinere,
lezione comparata d’arte e storia,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
L’autrice della silloge ha lustro,
zumo su Lulù after the interview,
dig up the past with first love in book launch day,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Mescola di bidoni compensati
da promessa solenne of my pretty,
la giornata scialba acquista sapore,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
La maitresse dirompente nel sollazzo,
verve sulle dolci conferme de ma belle,
ainsi est plus doux via Giulia sous la pluie,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Sveglie indimenticabili di Justine
dolci i baci e i ti amo… e le sere
la sua voce, il riso, scaldano il cuore…
poi il ritorno, per onorare il patto.

91 volti leggiadri

In uno stato globale in cui the masses, ma anche gruppi di persone di buon senso, di ogni colore e religione, di ogni tutto, non riescono a modificare una virgola di ingiustizia, di infamia, capita di riflettere su quale sia il nostro potere o la nostra impotenza, penso ci resti solo la speranza. Se almeno le buone speranze si unissero per sbaragliare il male (che non è quello cui alludeva Bush jr., ma è lui stesso e quelli come lui), la fame, i signori della guerra, la tirannia, il ladrocinio, la violenza… Certo, ci si fa prendere la mano, si dilaga, quando ci resta solo il pensiero. Si cammina tra la folla, assenti, pensando magari all’attinenza incrociata tra viaggio e trip, mentre moltitudini si spostano, come nei tempi antichi, il dolore è diverso, ma c’è sempre. Viaggi, voli magici, che non hanno bisogno di erbe e narghilè, ma possono essere fantastici essendo comunque presenti a se stessi. L’erba più buona è la fantasia, la creatività, ciò che vedono gli occhi, l’amore, il bene, la pace, l’uguaglianza, la giustizia giusta, la bellezza, il piacere sempre più raro di condividere quest’erba con gli altri. Questi endecasillabi sciolti nascono ancora in viaggio, con una pluralità di mezzi, non escluso il cammino, che è un modo bellissimo di viaggiare, come lo è il pensiero stesso, che ha gambe e ci porta per la città, sotto la pioggia, tra la gente o con la sola compagnia delle pareti dei palazzi di un’antica via. (XXV.XLI – 22.10 Rm).

SEGMENTO OSCHIRI – MONTI

Justy is the cruellest romance:                suggestion     
she loves me but would hate me…       
Chi si firmaus nos nd arruint                         resonance 
puru is milliardàrius.   
Inquietudine. Le nubi grigie                              atmosphere
incombono nel tardo pomeriggio.   
Costei mi ama, non nega, ma tace,              conjecture
perifrasa, per un buon interprete.    
Una e trina, la dolce,                                mystery
la testarda, la dura.   
Trovare il bandolo di                                     matassa
Justine si rivela arduo.                
Eccentrica fino a un certo punto,                        analysis
manda la sensibilità in ferie   
insieme alla fantasia e al sogno,                   dualism
richiama all’opera l’intransigenza.   
Sovrana di sagacia                                   quality 
assai funambolica,   
lasciati andare, gioca                                     temptation
semmai d’indice e medio   
under the covers listen my fantasies                    epigone
and do not refuse the implementation.   
Che tempo fa? L’economia va a pezzi,          clamors 
capitali estero, stato ad personam

segmentoIl segmento Oschiri – Monti non è il tentativo di introdurre la geometria nei versi, ma il tratto di ferrovia sarda ove ho composto questi. Scelta strana forse, tuttavia, nella fattispecie, il luogo di composizione interferisce con la stessa, per lo stato d’animo che qualche sms non piacevole indusse a tentare di descriverlo, ma anche per l’influsso e la registrazione degli echi ambientali e del paesaggio esterno.
Messaggi indisponenti e dolci si alternavano, come a produrre un umore variabile, sinusoidale, quindi in qualche modo la geometria c’entra ed è riprodotta nel disegno stesso creato dall’alternarsi di endecasillabi e settenari sciolti. L’ammirazione si alterna all’invettiva e a quel pizzico di sarcasmo che non guasta, in maniera composita e multilaterale, a seconda della sensibilità del lettore.
Un breve film o teatro surreale, quasi istantaneo, con citazioni illustri, da Eliot a Sade, e meno, ma non per questo meno autorevoli, i rumors dei passeggeri del treno.
Se il brano non vi piace potete divertirvi a trovare lo spot che si nasconde nelle iniziali dei titoletti dei distici, per la cui soluzione vi soccorre l’immagine.
(XXV.XLI – 18.10 Berchidda)

THE WARNING DREAM

In principio un nome, indirizzo di posta,
vaga idea nello scuro, fading of wonderful world.
In sembianze errabonde, svianti, mi sei apparsa,
sfuggente la tua essenza che non potei cogliere.
Profondità in the room d’esordio collegiale,
carrellata sui volti, smania di bello, di te.
Delizia sconosciuta, presagio di già visto,
rapino il tuo sguardo, frenesia d’intimità.
Quella sera, distinti, l’inebriante epifania;
volli starti vicino per poter valutare
i tratti del tuo viso, il tuo corpo sinuoso,
il seno, le cul sacré, avvolti nella seta;
stringente nei tuoi occhi, sulle labbra e tutta te,
ogni poro ammiccava stupendamente stunned. 
Clamori d’agnizione, fluire di parole;
parlavi, ti prendevo, davi, perdevo il filo.             
Il seguito, chimere, in fuga le occasioni
per paura di fallire, remote esitazioni.
Dagli incontri fugaci, i messaggi non colti,
occhiate reciproche di non facile chiosa.
Ermeneuta dei sogni perché ricompare lei?
Precettrice dei sensi, grazia double recognized,
esulto e mi sorprendo, un poco ti ho avuto.
Vaga realtà, riunione, vicinanza, dialogo,
diventi tangibile avvolta dalla foschia.
Intuire l’epilogo del magico monito:
non ti pensavo adesso, mi inquieta l’evento;
il mio desiderio è condividerlo con te.

wonderful world, mail, collegiale, frenesia, epifania, cul sacré, stunned, agnizione, ermeneuta, precettrice

Questi versi mi sono forse ingrati perché non riescono ad esprimere le sensazioni che ad essi sono affidate. Ho già espresso il limite delle convenzioni linguistiche rispetto ai sentimenti.
Difficile esprimere il concetto anche in prosa, è da vivere; a me è capitato tante volte, perché è evidentemente qualcosa che cerco: la meraviglia, il fantastico, il sorprendente, lo stupendo, che, si badi bene, sono emozioni che provengono da fatti semplici, fino a qualche piccola scarica adrenalinica, che per me sarebbe sufficiente, ben sapendo che senza volerlo si va spesso ben oltre e allora la meraviglia può rasentare lo sconcerto e la paura, di cui si può sorridere solo quando si è in grado di raccontare il vissuto. Ma non è il caso di questo brano, benché il panico, l’angoscia, non debbano necessariamente comparire in situazioni di pericolo fisico; la questione allora è dominarsi o lasciarsi andare, essere talvolta coraggiosi, altre irresponsabili.
Anche una semplice conoscenza può avere un po’ di tutti questi ingredienti. Io che mi guardo assolutamente dall’autolesionismo propendo certamente per le cose semplici e facili, ma purtroppo la vita non è così, non si adegua del tutto alle nostre volontà. Penso sia comune il fatto che talvolta conoscere una persona possa diventare un percorso di anni, da un contatto, uno sguardo, apparentemente insignificanti e spesso rimossi da uno dei due, fino all’apoteosi che acquisisce a volte quel senso di incredibile, dello stare insieme, in un’esclalation crescente o meno, quella sensazione che ci fa scuotere la testa e ridere… ma era così semplice allora?
Il discorso sarebbe lungo, ma non devo ora scrivere un saggio, e potrebbe abbracciare i meccanismi perversi della nostra mente, dei nostri ragionamenti, paure e inibizioni.
Mi viene facile citare un esempio letterario, dalla recente lettura de “Der Zauberberg” di Thomas Mann, quindi della controversa conoscenza tra Hans Castorp e Clavdia Chauchat, e mi viene voglia di citare anche un certo intento sadico e irridente dello scrittore nei confronti del lettore, lasciato in ambasce per pagine e pagine, ma si tratta ovviamente della maestria di Mann e della forza del libro.
Anche questo brano è ispirato dal sogno mattutino che lo ha preceduto, del quale qui e là riporta vaghe immagini.
La metrica invece non è casuale o meramente sperimentale, ma è come un tema conduttore che caratterizza la personalità della protagonista, una figura un po’ d’altri tempi e un po’ neocontemporanea, a mio modo di vedere. Si tratta dunque di neoalessandrini o se preferite, semplici settenari doppi.
(XXV.XLI – 29.6 A)

Slegature:
fading of wonderful world = evanescenze di un mondo fantastico
stunned = sorpreso intensamente

FOLGORAZIONE

 

Non ho il voicetape con me al momento,

me ne servirebbe uno senza pile,

pratico, empeefour compatible, per

registrare pensieri in movimento

o almeno la realtà persistente

dei colori che diffonde il tramonto

nella mia autobahn verso Sardara.

Questo assiduo illuminarmi d’immenso,

questo sfondo che vorrei eternare

in più quadri nel mio cortometraggio,

ch’ è un patrimonio da non smarrire.

Ciclici viaggi, ricorrenti flashback,

stessa moto in corsa verso il mare

e tralicci di legno che scorrono,

germinali, d’un paesaggio d’infanzia.

E oggi il frastuono della risacca,

desiderio della voce orgasmica,

frammenti di carezze, i feticci.

 

Scrivi MP4, compatible, movimento, autobahn, m’illumino d’immenso, cortometraggio, flashback, tralicci, germinale, feticcitag 

Ci sono fenomeni della natura indescrivibili, dunque bisogna essere capaci di andare oltre le parole, semplice ausilio per l’immaginazione o per il ricordo, visto che nonostante tutto non si può registrare il pensiero e neppure la realtà, ma solo tentare di farlo con una molteplicità di espressioni.

Essere per strada, alla guida, al tramonto, in un lungo rettilineo e trovarsi di fronte a uno spettacolo di luce e colori, folgoranti per la vista e per lo spirito, tali da provocare un’emozione sconvolgente e il rammarico di non possedere l’inesistente voicetape, video dedicato, per registrare la meraviglia destinata a svanire a momenti.

In questo splendore di inizio estate un normale cavalcavia in lontananza acquista la nobiltà di un arco di trionfo.

Il ricordo di questo evento, descritto il giorno dopo davanti a un mare limpido, evoca altre immagini del passato e del presente.

Ulteriore brano in endecasillabi sciolti con un richiamo evidente, altri meno… e un’autocitazione (vedi Infanzia).

(XXV.XLI – 26.6 Arbo)

BLASCO DISSONANCES

Whisky, che schifo. Minca tua a u’ bòtu!
Con un sorso di Lete faccio pròsit!
Guai non ne voglio, raju chi ti strísit!
Mariajuanna non si ndi bidi in sátu.

Steve McQueen, chini catzu benit a èssi?
Ddi narat amiculu a Henry Míller!
Voglio una vita tranquilla po arregòller,
anche se non da film di Tinto Brássi.

A life based on “I care”, catzusàntu!
che a rispettare, rispettando, inségni
e progredendo solo il bello agógni,
de “menefrego” bastat s’iscramèntu.

Cenare alle nove, letto alla mézza,
levarsi ancora aurora, veder l’àlba,
chiudere colazione con la Mèlba,
non tutto il dì come zombie che abbózza.

Di tempo al bar ne ho già perso tròppo,
ritto, a bere punch o fumare a fòrza.
Prudente mi terrei Maude, e tu schérza!
Mona stia con Stasia, roseo svilúppo.

(Cudducunnu Blasco, m’hai rotto il casco!)

blasco dissonances.jpg

Le definizioni delle correnti artistiche vengono spesso utilizzate a sproposito creando parecchia confusione, specie nel passaggio da un’espressione a un’altra. Questo accade di sicuro per il pop, oggetto addirittura di mutamento semantico: un tempo sinonimo di avanguardia in tutti i campi, oggi specie nell’ambito musicale, sinonimo di leggerezza, disimpegno. Il termine Pop è stato svuotato del suo significato originario, di popolare, come manifestazione, anche, di un impegno politico e culturale preciso (basti ricordare che gli Area si definivano “International popular group”), per approdare al leggero, al liscio, al commerciale, alla canzonetta, a quella diffusione che è “popolare” in ben altro senso.
Analogo discorso potremmo fare per la definizione di folk. Sono fenomeni che obbligano il nascere di nuove enunciazioni, ma creano anche confusione. Tuttavia anche con il pop più leggero si creano dei fenomeni di costume che non sfuggono.
Questi versi sono di pochi giorni fa e con essi accetto l’invito di J a rompere lo schema della pubblicazione cronologica e di puntare sulla novità del momento.
Agosto, bell’Agosto, bel sole, lascio la S.S. 126 e mi immetto in quella sorta di sentiero dall’asfalto precario, verso il mio mare. Nei pressi del punto ove ebbi l’ispirazione di La crise, ascolto distrattamente la radio, mandano Blasco; mi scopro a commentare come in trance le sue parole, come di fronte a una primitiva attenzione: Whisky, che schifo! E via dicendo… qualche minuto più tardi in spiaggia nasce questo brano.
La struttura in endecasillabi, è basata su consonanze particolari da me sperimentate per la prima volta. Numerosi i riferimenti e le citazioni, tra cui Deledda e Miller, che a un tratto diventa l’io narrante.
Non dico con l’arte, ma con l’anelito ad essa, prescindendo dal contenuto del brano, celebro quattro anni di un bellissimo momento.
(XXIX.XLV – 13.8 Arbu)

Scioglimento minimo:
Whisky, che schifo. Fottiti un barattolo!/ Con un sorso di Lete faccio un brindisi!/ Guai non ne voglio, lampo che ti sfiori! (1)/ Mariagiovanna non se ne vede in campagna./
Steve McQueen, ma chi è?/ Gli fa un baffo Henry Miller!/ Voglio una vita tranquilla per raccogliere, (2)/ anche se non come in un film di Tinto Brass. (3)/
Una vita basata su “Mi interessa”, cazzosanto!/ che a rispettare, rispettando, insegni/ e progredendo solo il bello agogni,/ da “menefrego” (4) siamo già stati scottati./
Cenare alle nove, letto alla mezza,/ levarsi ancora aurora, veder l’alba,/ chiudere colazione con la pesca Melba,/ non tutto il dì come uno stremato che abbozza./
Di tempo al bar ne ho già perso troppo,/ ritto, a bere alcol o fumare a forza./ Prudente mi terrei Maude, (5) e tu scherza!/ Mona stia con Stasia, roseo sviluppo./
Cudducunnu Blasco, m’hai rotto il casco! (6)

Note:
1 Citazione da Grazia Deledda.
2 Nel senso di combinare qualcosa di buono.
3 Il riferimento sarcastico è al verso “Voglio una vita come quelle dei film”; Brass  è innocente, ci sta per consonanza.
4 Inutile ricordare che si tratta di uno slogan fascista.
5 Qui è il narratore “diventa” Henry Miller, scottato da June/Mona. Il riferimento è alla trilogia “La crocifissione in rosa” (in particolare Nexus).
6 Cito Lorenzo Cherubini, come al settimo verso Francesco Tricarico.

INVITO AL SOGNO

E’ vago nel torpore mattutino
intendere il soffio della dea glauca
e ora nel mio scrittoio m’infervoro,
del cibo che solum è mio mi pasco.
Conquistatrice di passioni cupe
con i tuoi svaghi acerbi prendi e rendi,
impavida hai donato il turbamento
improvvido, prima di cestinarlo.
Il mondo è ai tuoi piedi, eppur prodiga
ti concedi al bacio e al desiderio,
un climax paradossale che sembra
parte della drammaturgia plautina.
Nel talamo austero lei ci divide,
avverto la tua smania nei suoi occhi,
finché lasci perdere ogni scrupolo,
fai pressione, mi sfiori e ti inondi.

voyage,dream,torpore,glauco,scrittoio,cibo,valle cupa,ai tuoi piedi,climax,plauto

Un sabato del mese più bello dell’anno, alzarsi tardi è un invito al sogno e il sogno talvolta ti ripaga con dei fantastici cortometraggi, che è arduo descrivere al risveglio e non solo perché non si ricordano perfettamente.
Questi endecasillabi sciolti contengono qualche citazione e riferimento piuttosto evidente, pertanto almeno qui mi risparmio le note. Dico solo che il verso 4 è quasi tutto di Machiavelli, fatto abbastanza singolare visto come la penso su di lui (vedi Diary).
(XXV.XLI – 20.6 A)

‘NDO CAZZO STA GEMONIO?

Su l’adrenalina fin da Gemonio
sulle orme vaghe dell’antica schiatta.
Lavinia, la dolce, pari a Beatrice,
mi conduce in un eden di verde,
un ambiente da fiaba, oneirikòs,
con eco di ruscello per musica.
Un cielo di nubi rassicuranti
osserva il mio cammino verso Azzio.
Il nostro popolo torna ancora qui
dopo un secolo e un’altra metà,
mi biasimate Tumas, Giuvananton?
Che emozione sostare nella chiesa
il cui suolo potreste aver calcato;
giri intensi tra le viuzze del borgo
scrutando angoli del paese antico
a voi noti o perfino posseduti.
Vecchie case sulla collina cinta
dall’altipiano, bosco e prato ovunque.
Quattro generazioni hanno taciuto,
é stato arduo aprire squarci di luce;
basta stare sotto lo stesso cielo
e respira’ l’istess aria valcuvian.

gemonio, adrenalina, lavinia, beatrice, eden, azzio, altopiano, varesotto, valcuvia, valceresio

Fin da bambino ho saputo che un ramo della mia famiglia non era sardo, ma proveniva dal continente. Quando capitava, se ne parlava sempre in modo vago, direi impreciso.
Molti anni fa approfondii le poche notizie che avevo e scoprii che quel ramo materno era varesotto. Ero stato nella zona solo tre anni prima, inconsapevole.
Cinque anni fa mi recai in Valcuvia deciso a saperne di più, non trovai nulla; idem lo scorso anno, benché diversi atti fossero piuttosto chiari, come ho potuto verificare ancora di recente. Il rapporto dei miei antenati con quella valle deve dunque ancora essere chiarito, forse un passaggio temporaneo…
Solo pochi giorni fa ho scoperto che il paese d’origine è un altro (o probabilmente sono più di uno), sempre nel varesotto, ma in una valle attigua, la Valceresio.
Ciò non sminuisce le emozioni provate in Valcuvia, che ho descritto per quanto possibile in questi endecasillabi sciolti, ma è solo la premessa per viverne delle altre.
Discorso a parte merita il titolo del brano. Mi è capitato di dare ad articoli titoli sibillini dal difficile accostamento al contenuto, non ricordo ciò sia avvenuto per dei versi.
Il titolo di questo brano è frutto di un aneddoto per me irresistibile, quanto apparentemente insignificante, che si è imposto nell’incertezza del titolo da dare.
Quando feci sapere a un’amica varesotta, premiata poetessa, che mi recavo in Valcuvia e citai Gemonio, stazione ferroviaria nord, lei chiese, non a me, “…’Ndo cazzo sta Gemonio?”
La situazione mi parve così paradossale, divertente e per tutta una serie di notazioni, anche politiche, geniale, che non potevo non valorizzarla.
(XXIV.XL – 7.9 Azzio)