NUOVA COMUNIONE

Desiderio perenne
dal primo approccio ed eri senza volto,
sensazione solenne
tale passione ha alimentato e accolto.
Colà venivi, andavi,
tra razionalità e accondiscendenza,
mito dei più soavi,
fiamma di condivisa compiacenza.
Coltivi le paure,
accendi, vuoi esser presa, sei un po’ mia,
sorprendi con premure,
larga in quanto d’oltre caro dare via.
Viso suadente, esalta,
la tua voce femminina inebriante:
quel confonde, essa assalta,
sirena fuori dal mare cantante.
Mai ci fu comunione più anelata
anche se in sogno arridesse il trionfo,
né disincanto ma sorte insperata,
senso di ricompensa, nessun tonfo.
Strenne, le amore, Eva, la prediletta,
un figlio, e non pesa chi dà o chi accetta.

153 nuova comunione

Canzone alla greca
Metrica:
strofe aBaB cDcD
antìstrofe eFeF gHgH
epòdo ILILMM
(XXIV.XLV – 1.08 A)

QUEL CHE RESTA DEL MITO

Spontaneamente il narghilè non uso,
né ingenuo come Alice mi ritengo,
di carne dentro il piatto non ne voglio.
Neppure a mo’ di Che Guevara fumo,
nel gioco d’azzardo non mi coinvolgo.
Sfuggo il lusso e nessuno vi coinvolgo,
sprezzo i soldi, basta il tanto per l’uso.
Sportivo un poco attento a cosa bevo,
frequentar lidi sano lo ritengo;
lupo di mare, non schiavo del fumo:
simili pecche cancellare voglio.
Paesaggio del mar di Sardegna voglio
cornice a moto in corsa che coinvolgo:
isolatori alta tensione in fumo
su teoria dei pali di legno d’uso,
danzanti tra effetti vetro, ritengo,
pregni salsedine d’acque qual bevo.
Piccolo naufrago, bonsai, mi bevo
flutti, risacca, sabbie che non voglio;
battesimo salato ove, ritengo,
con urla tutta la spiaggia coinvolgo.
Cut! Nelle coste del mar Tirreno uso
osservare della battigia il fumo,
fino a Paestum, mare Nostrum, il fumo.
Per le strade dell’Adriatico bevo,
anche sulla Manica e le Bocche, uso…
Lasciare il mare? Semmai ti ci voglio!
Dai, togli: te nel cammino coinvolgo,
valutazioni istintive, ritengo.
Ignaro ho temporeggiato, ritengo;
voglio ci provi” fatto andare in fumo.
Disciplinare il modo in cui coinvolgo;
abbiam vissuto insieme, me la bevo.
Adesso appena avesse detto: voglio,
non avrei rinviato come spesso uso.
Vizi ritengo salute mini uso.
Sprazzi nel fumo, i ricordi coinvolgo.
In viaggio bevo e compiacerti voglio.

152 lupo di mare

Sestina provenzale
(XXIV.XLV – 18.07 Arbu/Pis)

TORNI A MANIFESTARTI GENTILMENTE

Torni a manifestarti gentilmente
per offrirmi attimi meravigliosi,
primo dei primi amori tenti a mente,
malgrado i tuoi contegni misteriosi
forse oltremodo grandi;
arcani spesso causa d’ossessione,
non ne scorgo rimandi,
spartiti insieme ad alcuni altri affetti
di agevole intuizione
se noti sotto diversi rispetti.

Questa visita pur pone domande
su dove tu possa avere dimora,
incantato da recenti ghirlande
t’accosto a Michelle o altre russe ancora;
giri Roma con loro,
verso est, nella marca, sorseggi albana,
t’incoroni d’alloro
o sussisti in un quadretto teatrale
quale etereo nirvana,
palcoscenico d’Anna più sensuale.

Lietamente non ti rivedo ombrosa,
risplendi alle battute con piacere,
la novità che rende deliziosa
maturità delle più lusinghiere.
Nell’aria rarefatta
persiste la bellezza del tuo viso,
parvenza soddisfatta,
epifania dintorno a sé fa il vuoto
di pathos ben intriso
e tale straordinarietà denoto.

“Lei non è Annamaria!” …e tu correggi,
perché lo sei, ne ridi e lo confermi,
noncurante appena, glissi, e motteggi:
“Su detto assunto non puoi ravvedermi!”
Un endorsement siffatto
figura avallare il filo lontano,
il dono del riscatto;
si leva nuovo anelito d’ardore
dal tuo impulso sovrano
a dare quello cui fosti censore.

Sì, è accettazione! I tuoi occhi brillanti
e letizia perenne sulla bocca
anche nei momenti assai imbarazzanti,
quando scappò nuda alba pingue gnocca.
Il resto è didascalia:
risulti assorta in lavori manuali,
data alla bibliofilia,
abbigliata con comodi vestiti
di armonie celestiali,
tua sorella appartata, e assolvi ai riti.

Quanto, in pochi stupendi fotogrammi
da salvaguardare con tanta cura;
tra veglia e incoscienza sciolgo anagrammi,
reductio ad voluntatis mi cattura.
Per maggiore cautela
compi condiscendente resistenza,
lo stupore rivela
o deve stimarsi presentimento
che abbia la conseguenza
degli effetti dell’innamoramento.

151

Canzone
(Cinque strofe e congedo, di 10 versi; fronte in endecasillabi ABAB, sirma in settenari ed endecasillabi cDcEdE).
(XXIX.XLV – 2.2 A)

KEITHREIDESQUE DREAMLIKE

New contingent of taken girls
hastily at employment office
are stirring attract my attention;
fail to open workplace edifice
with the fellows enclosed inside:
absurd have not learned once for all
to release stop at safety lock.
I retrace help them through long hall.
Sublime futuristic library
that overlooking the old square,
gives me feeling of being screened
into a unreal dimension and flair.
What year is it?
The scenery of downtown is dark,
surreal image from silver screen,
static, seemingly deserted.
Called to a wedding transmarine
from a pair of unknown spouses.
Aunt hands me a white cell phone casket.
After we linger at the match
and so arrive late for grand banquet:
it can not be attend either paying,
replies waiter daddy and mom.
Back on road to reflect a how
return the package quoted on.

(Hommage à Keith Reid)

kr

Ottonari in rime alternate a versi sciolti
(XXVIII.XLIV – 10.11 A)

Trasposizione:

Le nuove ragazze assunte
dall’ufficio dell’oziare
richiamano l’attenzione,
hanno problemi ad entrare
e i colleghi chiusi dentro
non si sono ancora accorti
di questa urgente esigenza,
e dare idonei supporti.
La moderna biblioteca
sporge su un altro piazzale.
Ho come la sensazione
di una dimensione irreale.
Che anno è?
La vista del centro è buia,
pezzo da film singolare,
apparentemente vuota.
Ospiti a nozze oltremare
di sposi mai conosciuti.
Da zia un cellulare chiaretto.
Ci fermiamo alla partita,
giungiamo tardi al banchetto:
manco a pagare c’è posto,
sostiene il cameriere.
Nuovamente sulla strada
pure senza bomboniere.

A TE MI PROTENDO ONIRICAMENTE

A te mi protendo oniricamente
mentre siedi nella piazza di pietra,
la mia bocca, tosto, la tua sequestra,
labbra rosso passione, carne ardente.
Ripeto con pudore, pur veemente,
per tema che, inviolabil, facer chiostra;
in realtà nel catturare sei mastra,
dolce pensiero intenso, prepotente.
Inoltre inconsciamente soddisferai
un nuovo travolgente desiderio
di paternità, ancora mi pervade.
Il resto è dimensione, quel che accade,
non poetica, eppure afflato serio,
se una vita felice con me vorrai.

149-a-te-mi-protendo

Sonetto (abba abba cde edc)
(XXVIII.XLIV – 27.10 A)

nota: Verso 6: facer, da facĕrent (facĕre) = facessero

DIDACALISMO

Didacalismo, odo didacalismo
un perfetto onirismo
la quaestio che essere e non è potrebbe
suscitando impressioni di anarchismo
umano socialismo
suggestione o desiderio parrebbe.

Vago sfondo d’apocalitticismo
di là del nozionismo
aiuto che Melissa in classe riebbe
per maturità del didatticismo
familiare aforismo
nel sofà sul fiume s’erudirebbe.

Straordinaria la nostra coscienza
nega autoreferenza
nulla si crea secondo i panteismi
… e a dir dei solipsismi
elabora arduo pur nell’insipienza.

Paronomasia dei didascalismi
ciechi celodurismi
cicale, ci cale per attinenza
difforme competenza
nel produrre bislacchi neologismi.

148 didacalismo

Sonetto rinterzato (rime AaBAaB, AaBAaB, CcDdC, DdCcD)
(XXVIII.XLIV – 13.10 A)

CUOR GENTILE DAL SINUOSO ANDAMENTO

Cuor gentile dal sinuoso andamento
china su fiori ti scorgo ondeggiante,
postura che non cela l’ardimento
del brillio dei tuoi occhi imbarazzante;
quel ceruleo bagliore
intenso, rende luminoso il viso
e orna il mio di rossore;
sicura, colta e da cogliere, fata,
mi domini indeciso:
anima seducente convitata.
Discreta, bensì affabile ti doni
verso mia sregolatezza latente,
sebben l’equilibrio di cui disponi
faccia sembrare anch’essa inesistente.
Eppure ogni parola
quest’insieme irresistibile accresce,
mi stimola e consola.
La tua figura completa l’incanto
ne’ slanci che esibisce,
destando, a stima, la passione accanto.
Non vorrei mai smettere di parlare,
in quanto accetti qualsiasi favella
con grazia del tutto particolare
che la disponibilità suggella.
Solleciti fantasie
spingendo il gioco a trasgressioni caste,
d’intimità bramosie.
Comprendi e ridi de’ sbirciar confuso
di vedute men vaste,
eccesso di visioni che ho profuso,
rimandano abitualmente al talamo
nel rustico alloggio per me disposto.
Tra razio e perizia armeggio il calamo,
pondero il fardello del presupposto;
allusioni velate
mi illudo ti raggiungano e piacciano,
premure misurate
concesse, ma siamo a fine viaggio
e la strada annunciano,
sperduto inerpico questo fraseggio.

147 cuor gentile

Canzone ridotta (stanze di 10 versi in rima ABABcDcEdE)
(XXVIII.XLIV – 11.9 Sar)

QUELLE SERE DEL LONGUE ANDIRIVIENI

Quelle sere del longue andirivieni,
lei là sempre assisa sull’alto seggio,
si mostra nel lounge food nei tratti ameni,
bambola che parla a un soffice aggeggio.

Ciondolo oltre e rievoco la prigione
dell’indifesa schiava di se stessa,
le ore d’aria son l’unica evasione,
assiste a questo oblio mite e sommessa.

Dai refugium peccatorum prosceni
nanzi al salottino ignaro passeggio
spargendo identità in ogni stagione.

Pur d’inverno figuro un’agnizione,
nel cammino perenne la corteggio
mentre s’alternano gli arcobaleni.

Nella mente i suoi seni,
l’accavallo e qualsia grazia concessa
sensi che spogliano l’idea riflessa.

146 quelle sere

Sonetto caudato misto (rime alternate e simmetriche)
(XXVIII.XLIV – 5.9b Chg)

BOCCA DI PORTO

Ridotto a perdigiorno o perditempo
nella città bagnata e a tratti scura:
spiaggia, barche, nubi alte, arietta fresca
le passeggiate tenta.
Lungo il corso di marmo grezzo e piano,
dal principio all’estremo, fino al faro,
formicolio di gente che va e viene,
l’onda i massi lambisce.
Intanto la pioggia cade battente,
è il fuggi fuggi dal liscio selciato!
Sfolla il molo lapideo e resistono
con te due ardimentose.
A piedi nudi, tra falcate e schizzi,
mostrano sul grondante lor mollezze,
qualmente una fanciulla solitaria,
Galene, dea of calm sea.
La delicata ninfa si dilegua
impavida del rovescio, anzi grata,
sulla molto candida prospektiva,
trend del carezzevole.
Giunta alla meta, aggirato il culmine,
incontri i suoi occhi mare smeraldo,
abbozzano un sorriso che ti dice
Hi, man from palafitte!”
Fissate entro la mente le sporgenze
sogni di smuovere la palizzata,
navigare al caldo nella buriana,
nel coito turbolento.
Colto il frutto del giacere soffice,
per incanto risplenderà il cammino,
arte di acque, di laguna e di marea
contemporanea e irreale.

145 mosee

Metrica barbarica
(terzine di endecasillabi sciolti alternate a un settenario)
(XXVIII.XLIV – 5.9 Chg)

Verso 16: Galene, leggi Galini

THE REMAINS OF THE DREAM

Così si unì la compagnia del sogno,
da un incontro casuale con tua madre,
quando da doloroso pregiudizio
– e quale? – la anelavo riscattare.
Si aggregò all’improbabile brigata,
in domu, nel momento conviviale;
sapore vario, contesto animato,
per risolvere un intricato impiccio.
Pur l’incanto vola, caro e insperato,
lassù in soffitta, in camera dei nonni,
lato sinistro entrando nella stanza,
stiamo io e te passionali e affettuosi
e soli, per complicità o imperizia,
non meno della mia chino sul letto
che fluttua senza spazio e l’equilibrio
mi è dato dalla tua risposta al bacio
intimo; ti affianco tenera e dolce,
preludio alla fusione più totale,
manco ci turba una prima intrusione,
tu sembri di Dumas la Sanfelice.
Ma potenza dell’imprescindibile,
siamo scoperti e irrompe il sodalizio.
Lei ride, tra il sorpreso e il compiaciuto,
sì noi mentre van via in modo inatteso.

144 the remains of the dream

Endecasillabi sciolti
(XXVIII.XLIV – 1.9 A)