ADOLESCENZA

Tema delicato questo. Finché si pensa a noi stessi bambini, lo sguardo può essere relativamente distaccato, non come si trattasse di un’altra persona, ma in parte; non è così per un adolescente, che è autore della costruzione del proprio io.

Devo però passare immediatamente alla prima persona singolare, in quanto è bene non dimenticare che il discorso è intimo, personale.

Trattare della propria adolescenza, quando per diversi aspetti ci si sente o si vorrebbe essere ancora adolescenti, non è molto condivisibile, tuttavia è un periodo della vita che ha una propria costante resistenziale, ergo, ogni tanto mi capita di incontrare persone, donne perfino, che sul tema la pensano come me.

Sarà perché la mia adolescenza – almeno ne ho questa percezione – è stata normale, non il guazzabuglio di problemi e sofferenze di cui parlano centinaia di pubblicazioni, anche se mi rendo conto che non è così per tutti e se il mio ricordo è tale, devo ammettere di essere stato relativamente fortunato; relativamente, perché certamente pur non essendo stato un periodo regale e di massima felicità, in qualche modo non è stato traumatico, posso ricordare episodi negativi o felici, come in ogni altro momento della vita.

Certo molto dipende da come una persona si approccia all’età, se si vive aspettando le difficoltà e addirittura coltivandole o se anche in mezzo ad esse si è talmente positivi dal volerle superare il giorno dopo.

Detto questo ricordo benissimo che in quegli anni mi ponevo il problema delle opportunità non attuabili per ragioni di età, ma è un discorso che si ripete costantemente in qualsiasi epoca della propria vita, per cui da adulti si può rimpiangere il periodo adolescenziale, specie quello più avanzato, quando si cominciava a combinare qualcosa con le ragazze, tanto lì si casca! Sarà per questo che da un po’, il periodo dell’adolescenza viene spinto sempre più in là, anche intorno ai venti anni? Vi è certamente in questo anche un aspetto psicologico, nel senso che più è avanti il tempo adolescenziale e più si spinge avanti anche quello giovanile, mandando l’età del senio alle calende greche…

Una delle maggiori seccature per me adolescente era quando mi sentivo trattato come un bambino… “Eh, il bambino…” e peggio, quando palesemente la mia presenza era considerata sconveniente da ragazze di appena tre anni in più, anch’esse adolescenti… sapete, le prendevano in giro perché frequentavano bambini. Che poi io ero cotto delle varie amiche di mia zia, assolutamente out age, minimo dieci anni più di me.

Non solo però, le mie prime arrischiate avances di neo adolescente furono per una ragazza di appena un anno in più e anche per qualche coetanea o quasi, e la mia smania di farmi avanti veniva puntualmente messa alla berlina dal loro modo di fare più smaliziato e ostentato sfacciatamente, a cui corrispondevano i miei rossori e la volontà di sparire…

Ma l’adolescenza è un’era geologica vera e propria, un semestre equivale a un decennio, per cui in poco tempo ci si emancipa e ci si vendica delle brutte figure esibendo le proprie conquiste, i propri amori finalmente realizzati.

Si tratta di un periodo meraviglioso anche per l’assoluta novità delle esperienze, la scuola superiore, i primi viaggi da soli in città lontane, non tutto rose e fiori quando comunque si deve sottostare alle regole ferree degli adulti, ma nel ricordo questi inconvenienti spariscono e resta solo il bello, il positivo; e l’incontro con la politica, le prime penfriend, la poesia, la filosofia, la scrittura, la lettura, la formazione delle proprie idee, la militanza, l’emancipazione, la scoperta del libertarismo, del valore della disobbedienza.

Trattiamo di un decennio in cui gli avvenimenti, la crescita individuale, sono talmente intensi e produttivi, che forse non basteranno altri cinquanta anni a realizzare qualcosa di simile, peraltro da adulto, i miei riferimenti partono tutti ancora da lì, la vita è un continuo sviluppo di quanto si è creato nell’adolescenza, almeno per me che allora mi sono creato una visione del mondo che è tuttora base delle mie idee e del mio percorso sociale e culturale.

adolescenza

5 – adolescenza (40 – V – 28.8 a) – a 21.02.2020

ADOLESCENZA

Sentirsi adulto, ma trattato da bambino.
Vivere dai nonni;
il piacere di pensare ragazze
e l’emozione di vederle;
fremere in presenza di una,
ma sognarne tante.
Riunione della famiglia
sotto il tetto natale.
Prime lettere d’amore
per la più ammirata:
incoscienza, impacci, rossori.
Smania di rivelare i sentimenti,
sequela di delusioni,
imparare ad indugiare.
Detestare i tipici complessi,
ritenersi disprezzati.
Primo viaggio in terraferma
at Roma caput mundi;
un incontro piacevole,
una passione da sviluppare,
un rapporto ancora impari.
Innamorarsi davvero un pomeriggio
solo vedendo un viso,
alla soglia degli studi superiori.
Non riuscire a studiare
nella sede della scuola,
memoria di un tempo desolato,
unico sollievo l’alienazione,
senza sostegno i pensieri.
Fuggir l’angoscia oristanese,
viaggiare dissipando energie:
arrendevolezza alla negatività,
tempo sprecato senza valore.
Attraversare ancora il mare
per un luogo avvertito opprimente,
gocce d’ingiustizia, poca libertà;
germinale di contestazione,
ancestrale coscienza rivoluzionaria.
Prurigini con compagna epistolare,
la mente altrove.
Esser ribelli a Karalis,
impavidi di mostrare il proprio io
nelle idee e nell’estetica.
Vita filosofica
in un paese chiuso in se;
contemplazione del futuro e del presente,
bisogno d’affetto.
Libertarismo emarginato,
non gradito, forse odiato,
perder fiducia, guadagnar diffidenza;
in crisi divenir se stessi
con la poesia per amica;
grande avvenimento
parlare con una donna.
Nel camping vacanza
vissuto come prigione,
l’analisi anti-ipnopedica
ancora poco chiara,
ma cresceva la ricerca.
Lentissimi progressi
dei contatti con l’altro sesso,
primi vincoli veri.
Prime fusioni dell’adolescenza,
superamento di molti timori,
sviluppo di desideri spirituali.
Ricostruzione dell’io.

img339/8601/adolescenzacq3.jpg

Come per la mania di voler scrivere versi per ogni pianeta e altri elementi della galassia, la stessa cosa valse per i periodi della vita: nascita, infanzia, fanciullezza e così via. Insomma appunti a future “Memorie”.
L’età è sempre diciotto anni: non mi sentivo più adolescente… forse non lo ero del tutto o non lo sarei più stato di lì a poco. Ho notato che oggi l’età adolescenziale viene spesso spostata in avanti a seconda delle opportunità, talvolta anche oltre i venti anni: si parla di gente che vota, ha la patente ed è già fuori di  casa!!! Mah!
Lo stile è simile agli ultimi due brani della serie, già visti. Anche in questo caso sono riportati i flashback del momento, gli avvenimenti più vivi, ritenuti più importanti.
Anche qui c’è stata una rielaborazione che non ha modificato la sostanza, ma lo stile, l’esposizione. Vale il discorso fatto per “Fanciullezza”, qui le modifiche sono ancora minori e senza storia.
(V – 28.8 A)

Music:
LA SOL
MI RE
MI FA SOL
LA SOL LA
FA# MI FA
SOL SI
RE SI
(V – 5.7 A)

http://poeesie.myblog.it/media/00/00/514949840.mp3

SOSIA

Ogni tanto dicono:
“Un essere umano ti somiglia!”
Curioso! Vorrei poterlo vedere,
ma quasi sempre è lontano;
penso sia bello avere dei sosia,
è anche un sollievo sapere di non essere unici.
Quando dicono: “Hai un uguale”,
è un complimento che sento;
essere unici è essere isolati,
avere uguali è un socialismo datoci.
Ogni volta uno! è un riconoscimento,
è un’attenzione prestata, un non essere “x”.
Il profilo uguale a quel cantante,
l’anglosassone simile con la donna amata,
o quello del paese che tediava l’amica.
L’amico di quella che venne d’estate
o lo spavento nel bus vedendomi di fronte…
In me vedono un volto conosciuto.
In molti proprio non mi ci vedo,
in altri non mi hanno veduto
notando un carattere diverso;
quell’altro era borghese io proletario.
In fondo è un fatto esteriore:
di sosia d’idee non mi parlano mai.

sosia.jpg

Per i miei ventun anni, appena rientrato da un viaggio durato un anno, mi regalai questi versi. A volte le celebrazioni non funzionano, hanno un ché di formale, tuttavia affrontavo un tema a lungo meditato e su cui mi interrogavo costantemente. La necessità costante che abbiamo di attribuire e di avere o meno dei sosia è in fondo un mistero dell’esistenza, un appiglio della prima conoscenza, un gioco… poi nella profondità di un rapporto le sembianze danno spazio ad altro, qualcosa di meno evanescente.
(VII – 23.10 A)

L’ESIGENZA

Il nostro compito è sconfiggere
la mente che ha ispirato la distruzione,
perciò andiamo e distruggiamo
il frutto di questa esigenza inumana
Ciò che negli anni scorsi ha reso
sempre più meccanici gli esseri
rende difficile la nostra opera?
E’ falso fratelli! è una storia
che dei criminali seminano.
Noi siamo coscienti della nostra azione:
nella mia testa non ci sono più idee
perchè il nostro compito è molto semplice.

l'esigenza.jpg
Per le circostanze in cui è stato composto questo brano, vedi alla voce Esalogia, piu in alto nel blog. Questo è l’ultimo di quella serie composta di getto, a bolu, senza l’inconveniente della metrica…
Il brano contiene alcuni elementi fondamentali della mia formazione: il valore della libertà e il conseguente disprezzo per qualsiasi forma di dittatura, compreso il capitalismo, l’inquinamento, tutto ciò che distrugge la vita naturale, l’ambiente e soprattutto la mente; la consapevolezza che chi opera contro la libertà è un’esigua minoranza che potrebbe essere spazzata via facilmente… Eppure non accade quasi mai… l’ipnopedia impera… Huxley, Orwell, Silone, avevano provato ad avvertirci…
(V – 7.4 Cagliari)