PAURA DELLA LIBERTÀ

Quando ciò che si scrive non è un lavoro omogeneo, nel senso che non segue un filo ben fissato nella mente, si corre il rischio di ripetere più volte gli stessi aneddoti o ragionamenti. Nulla di male, direi, perché vi sarà sicuramente una diversa esposizione che potrebbe avere il pregio del confronto tra testi scritti in diversi periodi.

Mi è venuto in mente questo perché stavo per parlare delle mie letture adolescenziali, delle quali certamente avrò già scritto, ma ora non vado a perdermi in giorni di ricerca e verifica, essendomi messo una scadenza per la scrittura di questo pezzo.

Visto che ci siamo partiamo dalla preistoria, scherzo… Comunque vi dirò che a me non spaventa contrariamente ad altri: intendo dire che non mi spaventa valorizzare il passato con tutta la sua esperienza e conoscenza, e qui mi fermo, altrimenti il discorso si fa labirintico – mutuando dal linguaggio tennistico.

Ho iniziato a leggere fin da piccolo grazie soprattutto ai libri che mi regalava costantemente una zia, successivamente grazie a un prof delle medie che ci assegnava un libro al mese (l’ho imitato in questo durante la mia esperienza di insegnamento), libri per ragazzi s’intende; ho anche letto tutti i libri di mio padre, della serie, tutto quanto mi capitava sotto mano… Ma alle scuole superiori una prof finalmente ci portò in biblioteca: quella è stata un’esperienza esaltante, anche perché avevamo facoltà di scegliere noi il libro. Devo dire che la prof molto spesso storceva il muso per le mie scelte, riteneva evidentemente che esse fossero eccessivamente impegnative per me, appena diciassettenne. La prima volta, in qualche modo, la scelta cadde su Paura della libertà di Carlo Levi. Una lettura molto complessa che aldilà di tutto mi avvicinata alla letteratura impegnata e, anche se potevo non capire alcune cose, costituiva una sorta di allenamento, sia alla lettura di tematiche serie, sia a confrontare le mie idee in nuce, riguardo a concetti come la giustizia, i tabù, la libertà, la politica stessa. Fu allora che iniziai a prendere appunti dai libri, scegliendo le frasi o i concetti che più mi colpivano.

Carlo Levi mi piaceva, era antifascista in primis, la sua figura è stata ben più importante di quella che potei acquisire allora, è l’autore di Cristo si è fermato ad Eboli.

Riguardo a Paura della libertà sono sicuro che dovrei farne una lettura più matura, ma con tutto quello che c’è da leggere, sarebbe troppo rivedere i libri già letti. Resta quella lettura, quella interpretazione e un messaggio, credo chiaro, la necessità di spezzare i tabù innaturali tra uomo e donna, da prendere invece come persone non subordinate l’uno all’altra e viceversa, in un rapporto tra uguali e differenti.

Il libro andava ben oltre il concetto che esprimeva il titolo, centrava in pieno un mio problema, un mio cruccio, quella sorta di separatezza tra mondo maschile e femminile, la necessità di frequentare costantemente quell’ “altro” mondo, cui invece venivano, specie in adolescenza, destinati solo particolari momenti, aldilà dei quali si era relegati a una frequentazione solo maschile o solo femminile. Questa “paura” inconscia generalizzata e sostanzialmente non voluta, si evidenziava nella realtà in modo palese, le fughe occasionali erano del tutto insufficienti.

Oggi qualcosa è cambiato, ma non moltissimo, il sistema dei due mondi persiste e in alcuni casi ha generato maggiori complessità e in molti casi gravi degenerazioni maschiliste.

Nel mondo atavico l’amore era visto come un fuoco, poteva scaldare, ma anche bruciare e alla donna era stato insegnato a guardarsene, a schivare il piacere, da cui l’insorgere del senso bivalente del proibito, con inibizioni da una parte e trasgressioni dall’altra, in buona parte innaturali.

Pensiamo masse di popolo, con l’eccezione di elite di vario ceto, che nel corso della storia hanno pressoché ignorato il piacere e la condivisione di esso, dando luogo alla mera accettazione dello stato di cose, alla rinuncia, ma in diversi casi alla violenza.

Salvo rare eccezioni, forse soprattutto romanzesche, la donna è stata sempre sopraffatta sia con la forza bruta, sia con dicerie sulla sua moralità, addirittura sulle sue naturali funzioni organiche mensili, causa di antichi tabù; oltre alle persecuzioni, come la caccia alle streghe, negazione dei diritti, relegazione nei focolari domestici…

Purtroppo assistiamo a un regresso costante, rispetto a quaranta anni fa, che non avremmo neppure immaginato. Il progresso rispetto ai diritti civili si è improvvisamente fermato ed è appunto regredito con l’apparizione sulla scena mondiale e anche nostrana della conservazione più reazionaria.

Mi meraviglio costantemente che uomini come Gesù e tanti altri riformatori progressisti del passato siano stati immensamente più avanti di qualunque persona considerata democratica o socialista vivente oggi, quando tutto ciò che predica il capitalismo accantona come utopie, idee e diritti assolutamente elementari e ragionevoli. E’ come se il mondo fosse diventato improvvisamente una massa di Fomà Fomič Opiskin de Il villaggio di Stepànčikovo e i suoi abitanti di Fëdor Dostoevskij.

Se avete visto da qualche parte l’uomo nuovo era meglio che non si fosse mai fatto vedere…

Ancora più grave è quando questi pregiudizi si nascondono dietro qualsiasi religione, soprattutto quella Cristiana che avrebbe dovuto ripristinare l’originaria eguaglianza tra i due sessi; ma quando gli uomini si servono di qualunque mistificazione per imporre le loro idee malvagie, è più giusto trarre insegnamento non solo dai testi originari, ma addirittura delle loro severe edizioni critiche.

paura della libertà

21 Paura della libertà (25 – IV – 12.6 a) a 30.06.2021