LE NOSTRE NOTTI

I nostri corpi si muovono attenti,
si sfiorano silenti, si pressano,
irresistibilmente attratti da
un’essenziale affinità basica.
Le nostre menti già oltre il tempo
nutrono la frenesia istintiva
di un desiderio travolgente… e
su per le scale ormai ti agguanto.
“E allora?” Colpo d’occhio allusivo,
dissimulante, ed è eretto, ficcante.
Dialogando di giustizia sociale…
Il tuo respiro si fa implorante,
navigo nel buio anfratto tra cosce,
aneliti, seni, docile bocca,
avvolti nell’amplesso deflagrante,
mollezze, umori, baci, carezze…
Come!

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Scritta dopo una delle nostre notti di veglia e in questa notte e solo in questa, mi hai chiesto dei versi… e sono stati subito questi.
Endecasillabi sciolti… caudati.
(XXVII.XLIII – 11.2 A)

MOMENTI DI UN AMORE

 …Poi restammo soli
e aumentò la mia voglia;
misi fine agli indugi
posando il capo sul tuo seno,
avvertii un fremito.
L’oscurità celava il paesaggio, per strada
soltanto un cane.
Stavo adagiato su di te, muovendoti
mi carezzavi.
Ebbi paura che volessi smettere, interruppi
i preliminari.
Ti baciai con impeto, perdesti
il controllo dei sensi.
Al buio sulla soglia di casa
ci congiungemmo;
l’abbraccio fu eccitante, desiderai
palparti la pelle.
Amavi con dolcezza e provai
buone vibrazioni.
Ignoravi di avermi sedotto, lo svelai,
rimanesti incredula.
Subentrava l’infelicità, se per un attimo
ci separavano.
Un furore sconosciuto saldava
gli attesi incontri.
Una sera, soavemente, cedesti
sotto un arcale.
Nella notte fonda, senza luna,
giocavamo coi nostri corpi.
Privi di meta, fuori dal mondo, ma coscienti
della libertà,
cercavamo di appartarci, evitando
ogni compagnia.
Cambiò la vita improvvisamente, i problemi
si dissolsero.
Usavamo con cura ogni istante
nello stare insieme;
tante volte l’incantesimo terminava
per un rumore.
Un giorno corresti via angosciata
udendo un richiamo:
era tua sorella che ideò
il cattivo scherzo.
Ora sei partita, ma ricordo spesso
i nostri momenti.

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Inizia con questo brano una seconda fase della mia adolescenza; già scoperto l’amore, le forti passioni, fulminanti o durature, improvvisamente a sedici anni, all’amore si aggiunse il sesso: fu una fortuna che non siano stati disgiunti. In tal modo lo conoscevo già, in vari giochi, il più noto quello del “dottore”, in cui fin da piccolo ebbi anch’io modo di cimentarmi.
Ma qui si trattava di altra cosa: sensazioni indescrivibili, che interessavano tutto il corpo, stomaco e intestino compresi. Il primo bacio, darei non so cosa per ridarlo, per i momenti che l’hanno preceduto e quelli che lo hanno seguito. Ho avuto la fortuna di scambiare il primo bacio con una ragazza che amavo davvero (sedici anni, difficile essere credibili, ma quello era solo l’inizio di un folle amore, tanto “folle” che è stato necessario internarlo, recluderlo, e più volte…).
I versi, i primi di tanti su questa storia (alcuni già pubblicati, es.: “Alienazione transitoria (inferno)”, sono come dei flash che illuminano dei momenti notturni. Anche questi hanno subito una revisione per la solita fobia di banalità e retorica, ma ritengo utile riportare qui sotto l’originale, con un’operazione meta-filologica: evidentemente la revisione non ha saputo mantenere alcune importanti sensazioni ancora calde. Devo ammettere che quell’impulso che mi spinse a modificare il testo, è ora scomparso. Non scrivo così ora, ma so apprezzare l’efficacia del testo originale; allo stesso tempo sono cosciente delle cause, anche “storiche” e in parte pudiche, di una revisione. Il primo titolo era “Saturno (al buio)”.
(III – 5.8 A)

SATURNO (al buio)
Fummo finalmente soli/ e in me nacque un sentimento;/ non sapevo da dove cominciare,/ assaporavo il tuo corpo fresco,/ unitamente al tuo spirito caldo./
Nella notte “dormiva” la casa, l’ultimo cane/ era passato già./ Sul tuo grembo mi adagiai e il tuo corpo/ carezzava me./
“Stai dormendo?” sussurrasti; strinsi i tempi,/ dicesti “Non puoi…”/ ma forzai la tua bocca, mi accettasti/ quando vi entrai./
Abbi fede in Saturno che ci guarda,/ il nostro sangue unirà./
(prove di paganesimo!, ndr)
La mia mente senza alcool, ma era pazza,/ bramava la tua pelle./ Nel piacere eri soave; forti sensazioni/ mi appagavano./ Il mio peccato era amarti tanto; mentre il tuo,/ non credermi sincero./ Da beato a condannato io mutai,/ salivi ormai le scale./
O Saturno, dacci un lembo del tuo anello,/ le nostre dita ornerà./
Ricordi quella sera che, affamato,/ sotto un arco ti gustai?/ .. e la sera, senza luna, che il tuo enzima/ si mescolò col mio?/
In salita, in discesa, sulla strada,/ sapore di libertà!/ Chi sapeva e “non vedeva”, in una curva vide/ le nostre effusioni./
L’universo volta faccia, non ci guarda,/ Saturno ci abbandona?/
Un’altra notte poco propizia, quanta voglia/ di tenerti con me./ Il rombo di un motore mi deluse, mi sollecitò/ a nascondermi con te,/ ma il ristoro durò poco, sulle labbra,/ cibo del mio amore./ Un richiamo, un sussulto, una corsa,/ mi tolsero ogni gioia./
L’hai presa, diavolo d’un Saturno; ma il tuo anello/ le nostre dita ornerà./

Accompagnamento musicale:
(inciso)
DO…….
LA- … MI- LA  MI
(ritorno)
MI… LA- … DO… MI- LA  MI (e si riprende).
(III – 4.8 A)

UN OMICIDIO

Al solito punto
mi allontanai da lei,
doveva ancora
camminare un po’,
ma non potevo
accompagnarla fino a casa
perché il padre era ostile con me.
Temevo sempre
che facesse brutti incontri
e la invitavo
a guardarsi intorno.
Nell’allontanarmi,
un pensiero fisso
mi spinse a tornare indietro.
Nel silenzio della notte,
coi miei passi nervosi,
sentivo lunghi sibili;
giunto in una zona buia
inciampai su qualcosa
e il mio sangue si agitò.
Gridai istericamente e caddi nel nulla.
E’ orribile
ricordare quei momenti,
ma gli incubi
me li propongono spesso.
La paura aveva
alterato il suo viso,
un’immagine che non mi abbandona.
un omicidio.jpg

Scritto esattamente una settimana dopo “Un sogno”, potrebbe intitolarsi più propriamente “Un brutto sogno” o “Cattivi pensieri”, visto che è avulso da qualsiasi realtà personale, fortunatamente.
Credo sia il massimo dell’orrido uscito dalla mia penna, considerato che non amo questo genere, non lo amavo neanche a quindici anni, anzi lo fuggivo, non solo per scelta, ma per una sorta di fastidio connaturato.
Il collegamento con “Un sogno” è innegabile, nella mente stesse protagoniste femminili, stessa colonna sonora: “Sympathy” (Rare Bird di David Kaffinetti e Graham Field), là nell’atmosfera, qui nella metrica.
Tuttavia, se il flashback reso è inesistente, mi sembra di ricordare una sorta di movente, insito in pene d’amore adolescenziali. Operando una via di mezzo tra outing e auto-psicanalisi (considerato che il tempo consente a volte di guardare se stessi con un certo distacco), il senso recondito potrebbe essere, da una parte la non accettazione di un rifiuto e dall’altra un messaggio mai recapitato: senza di me sei in pericolo!
(II-24.9 A)
Accompagnamento musicale arpeggiato:
LA
RE (tre volte)
MI (…e si ripete)
(IV – 2.12 A)