LAUDA NOVELLA

Nell’unica parete della stanza,
cangiante, eretta, incrocio con il cielo,
indica mezzogiorno, ritto stelo,
stremata, nella degli occhi brillanza…

Sbarrati! Labbra a cuore, seno in danza,
inusitata grazia cui anelo.
Non assumiam rischi per troppo zelo,
prendimi! saprà sono tua sostanza”.

Sia lodata sempre tra le femine
anche per la tua mente e la tua arte,
il carisma ammaliante e la tua anima,

la tua voce angelica, da una parte…
Con tutto il suo corpo crea le semine
di paure e virtù di cui è magnanima.

l

Sonetto
Metrica: abba abba cde dce
(XXIX.XLV – 22.08 Pis/Arbu)

DROGA BECCIA (galateu)

Is meris ant sempir cicau
de cunfundi is pòberus,
nd ant bogau totu is modus,
contras a is traballadoris,
po aumentai is disparidadis:
su “galateu” pur nd ant bogau!
A secund’e su pirìgulu
‘nant’is fémias depint intrai,
tocat a papai e no cantai,
asub’e sa mesa feti una manu,
a si sonai su nasu allenu…
raju, unu segamentu ‘e culu!
Custus scimprorius s’ant frigau
e s’agataus a dd’us poni in menti,
est ora ‘e ndi scidai sa genti:
su “galateu” est u’ ammesturu
mancai no parrat, sicuru,
si faint fai su chi ant cumplotau.
Insaras ita tiau depeus fai?
In menti prus no ddus pongiaus,
comenti oleus tocat fatzaus;
is trobeddus de is ricus  
s’incint no sendi tzaracus:
is xrobeddus ndi depeus ‘ogai
de is jualis e s’iscadenai.

Anche questo brano si inserisce in un momento di svolta, sia di scrittura, sia di vita: fresco di maturità, lasciai la Sardegna per studiare Sociologia a Roma, qui evidentemente, in esilio, ebbi il desiderio di scrivere per la prima volta in sardo. Mi cimentai su un tema abbastanza eccentrico, volli dire la mia sul “galateo” e allora il mio parere era abbastanza radicale; non che ora sia diverso, ma magari è più particolareggiato.
Quello che si stigmatizza non è tanto l’opera di mons. Della Casa, che ha fatto il suo tempo ed è ormai più o meno innocuo, ma la capacità dei nuovi dittatori di assoggettare con la propaganda e con promesse credibili solo da chi ha il cervello in letargo (tanti, visti i risultati delle elezioni sarde), il nuovo proletariato (un proletariato che non ha più neanche la prole, visto che non se la può permettere).
Il titolo originale era “Galateu: droga beccia”. Ha avuto l’onore di essere pubblicato nel bollettino “Sa oghe sarda in Belgiu”, rubrica “Su parnasu de sos emigrados sardos” della Lega dei circoli sardi in Belgio. La metrica è in sestine tradizionali che rimano abbcca, con, nell’ultima, rima baciata finale.
(VI – 9.12 Rm)

Traduzione:
VECCHIA DROGA
I padroni hanno sempre cercato/ di confondere la povera gente,/ hanno provato in ogni modo/ – contro i lavoratori -/ ad accrescere le disparità:/ anche il “galateo” hanno tirato fuori!/
A seconda del pericolo/ occorre dare la precedenza o meno alle donne,/ quando si mangia non si canta,/ a tavola si appoggia solo una mano,/ è necessario soffiarsi il naso senza far rumore…/ fulmini… un bel rompimento di palle!/
Queste scemenze sono una fregatura/ e ci ritroviamo a dargli retta./ Sarebbe ora di svegliare la gente:/ anche se non sembra,/ il galateo è un minestrone/ con il quale, di sicuro,/ riescono a farci fare ciò che desiderano./
Allora che fare?/ Non diamogli più retta,/ facciamo come ci pare;/ gli intrighi dei ricchi/ si sconfiggono cessando di essere loro servi:/ dobbiamo togliere dai nostri cervelli/ il giogo e liberarci dalle catene./

http://musicalbox.myblog.it/files/05%20-%20Moggio.mp3

UBIQUITA’

Sarebbe utile talvolta
avere il dono dell’ubiquità.
Poter vivere una situazione serena,
intanto che se ne vive una brutta
o solo si è colmi di noia.
Ho il dono dell’ubiquità,
dicono che sia solo un sogno;
mi si fa cadere nella realtà,
mentre cerco l’alienazione.
Ubiquità… irrealtà, utopia:
rischio di star male due volte,
a che serve una doppia felicità!?
Tendenza irraggiungibile,
speranza infinita:
realtà della mente
ubiquità spirituale.

 ubiquità.jpg

Oltre due anni separano la stesura di questo brano da “Sosia”, eppure in qualche modo li considero “gemelli” e non solo a me è capitato di confonderli.
Gemelli dal destino diverso, se non restano uniti… come se ciascuno di noi fosse stato privato del suo, della sua protezione, del suo conforto persistente.
A rigore un sosia è un altro, qualcosa di concreto e distaccato, l’ubiquo è al massimo una condizione mentale, una aspirazione astratta, che riguarda più direttamente se stessi. La familiarità anche stretta tra queste due qualità è stupendamente descritta nel film “La doppia vita di Veronica” di Krzysztof Kieslowski, interpretato magistralmente da Irène Jacob.
Non so se avete mai provato la splendida sensazione che dà la visione di un film, l’ascolto di una canzone, la lettura di un libro o anche solo un dialogo, che vi fanno scoprire totale identità di vedute… a me è capitato tante volte, è un materializzarsi di sensazioni sosiubique. E’ accaduto alla grande con questo film e un po’ con tutta l’opera di Kieslowski, un vero sosia di idee, come altri scrittori, musicisti, artisti…
Il brano, scritto a 23 anni, testimonia sicuramente la mia costante riflessione su tematiche simili, che trovano scarsi interlocutori e il discorso sarebbe lungo e complesso.
Era peraltro un 31 Dicembre, uno di quei capodanni deludenti, che mi richiama subito alla mente l’articolo di Gramsci sull’ “Avanti” del 1 gennaio 1916, “Odio i capodanni”. Gli omuncoli del capitalismo che infestano i governi e i ministeri del mondo, sempre che lo capiscano, storcerebbero il muso, incasinati come sono nelle gabbie in cui si sono rinchiusi da soli e vorrebbero costringerci, ma noi che abbiamo il dono della speranza, esigiamo che ogni giorno sia capodanno e ogni tanto, anche in questo mondo che si autodistrugge, ne passeremmo di sicuro qualcuno buono.
(IX – 31.12 A)

L’ESIGENZA

Il nostro compito è sconfiggere
la mente che ha ispirato la distruzione,
perciò andiamo e distruggiamo
il frutto di questa esigenza inumana
Ciò che negli anni scorsi ha reso
sempre più meccanici gli esseri
rende difficile la nostra opera?
E’ falso fratelli! è una storia
che dei criminali seminano.
Noi siamo coscienti della nostra azione:
nella mia testa non ci sono più idee
perchè il nostro compito è molto semplice.

l'esigenza.jpg
Per le circostanze in cui è stato composto questo brano, vedi alla voce Esalogia, piu in alto nel blog. Questo è l’ultimo di quella serie composta di getto, a bolu, senza l’inconveniente della metrica…
Il brano contiene alcuni elementi fondamentali della mia formazione: il valore della libertà e il conseguente disprezzo per qualsiasi forma di dittatura, compreso il capitalismo, l’inquinamento, tutto ciò che distrugge la vita naturale, l’ambiente e soprattutto la mente; la consapevolezza che chi opera contro la libertà è un’esigua minoranza che potrebbe essere spazzata via facilmente… Eppure non accade quasi mai… l’ipnopedia impera… Huxley, Orwell, Silone, avevano provato ad avvertirci…
(V – 7.4 Cagliari)