ABOUT PROMENADE…

Scusa se ti chiamo amore
e son lievi queste parole…
Minerva spira d’improvviso
ora ch’è ita mi rendo conto.
Queste notti abbracciato a te
l’hanno scossa… Sorpresa, paura…
della libertà del nostro a.
Flash all’inizio di via Giulia
che percorriamo avvinghiati,
ogni dieci passi un bacio.
In fondo, al centro della piazza,
violeremo i sampietrini
sfilandoci il nostro casual,
con l’approvazione delle acque
fluenti oltre il muretto…
e il traffico lento ammiccante.
Stupenda la presentazione…

promenade.jpg
Interrompo la pubblicazione dei versi in limba e anche la proposizione cronologica dei miei brani, per pubblicarne uno relativamente recente, esattamente di un anno fa.
Diverse volte in passato mi è stato chiesto di pubblicare brani attuali, fino ad ora ho seguito la mia linea, se adesso faccio un’eccezione è perchè ci sono dei motivi molto importanti.
Il brano, scritto il 28 marzo dello scorso anno, è dedicato alla donna che amo, è passato un anno e la amo sempre di più. E’ un momento difficile ed è necessario che lo dica al mondo che il mio cuore è impegnato con Lei, e inizio qui.
Il brano, in novenari in parte irregolari, ha un titolo che porta il suo nome, dunque qui ne compare uno provvisorio.
Si tratta della trasposizione del sogno fatto quella mattina, nel dormiveglia stesso si formarono i primi versi, come se fossero dettati… Un fenomeno già accadutomi alcune volte.
A Roma per la presentazione del mio libro, utilizziamo la mattina per visitare la città, le nebbie del ricordo si alzano all’inizio di via Giulia che percorriamo tutta, ebbri di passione, finchè alla fine, dove la via si congiunge con il Lungotevere ci stendiamo sul selciato…
(XXV.XLI – 28.3 A)

VIDA PASSADA

Chi bidessi sa bidda mia
comenti in su setixentus
ia a poni totu in u’ museu.
Su bixanu de Santa Maria,
de ‘ias che mori e muru sicu,
ammentat àteras bisuras,
bestis, simbillantzas, sonus e
pentzamentus… de su connotu.
Intrai chitzi in dom’e jaiu,
su forru allutu fumiendi,
issu giai andau a traballai.
Giogai in pratza e in su stabi…
m’ispantat su lacu de pedra
e med’ intenantus apicaus.
Mirai sa colunna de linna
strambeca e trota che caboru
e su potabi a fentaneddas
cun is crais de santu Pedru.
Apu biu féminas, lompendi,
frighendi in s’oru ‘e s’arriu;
àteras, cun mòida ‘e giogheri,
strantaxas a broca in conca
aximai no potessint pesu
e òminis a cuaddu pe’i’ bias.
De noti sterrint su mantalafu
in s’intabau e dromu assebiu,
chentza timoria de mommotis
de circai asuta ‘e su letu.

65 vida passada

Prosegue il filone dei versi “in limba”. Qui l’amore per le proprie origini si perde negli antri della memoria ereditaria, in cerca di pietre, oggetti, paesaggi, sensazioni, vissute in un tempo molto lontano dai nostri avi, senza l’esistenza dei quali oggi non ci saremmo noi.
(XIII.XXIVc-31.07 A)

Traduzione:
VITA DEL PASSATO
Se vedessi il mio villaggio/ com’era nel settecento/ metterei tutto in un museo./
Il quartiere di Santa Maria,/ dalle vie come sentieri e muri a secco,/ ricorda altre vedute,/ vesti, sembianze, suoni e/ pensieri… del conosciuto*/.
Entrare presto in casa di nonno,/ il forno acceso fumante,/ egli già andato al lavoro./
Giocare nel cortile e nel loggiato…/ mi incuriosisce il lavatoio di pietra e tanti oggetti appesi./
Guardare la colonna di legno/ strana e storta come un serpente/ e il portale a finestrelle/ con le chiavi del tipo di San Pietro./
Ho visto donne, mentre arrivavo,/ lavando (i panni) in riva al ruscello;/ altre, con movenze da acrobata,/ ritte con anfore in testa/ come non portassero alcun peso/ e uomini a cavallo per le strade./
Di notte stendono il materasso/ nel pavimento di legno e dormo tranquillo,/ senza paura di spettri/ da cercare sotto il letto./

* su connotu: letteralmente il “noto”, il “conosciuto”, cioè le leggi non scritte, gli usi e costumi, la tradizione.

UNA VIOLENZA (prima gioventù – IV)

Pensarla con altri era infondato.
Chiede di me, mi ritiene immaturo.
Ispira i miei pensieri.
I miei occhi si fanno intransigenti,
le lacrime tornano sui suoi occhi.
Rispondo al suo saluto,
“Cos’è successo…”, è pace? Decreta:
l’attrazione mentale e fisica is over,
la mia facondia spaurirebbe le donne;
e io: ancora insieme, un viaggio…
“Verrò al tuo letto per averti”,
“Dovrei bere tre bicchieri di vino,
due giorni fa sarebbe bastato niente”.
Fallisco il tentativo di insidiarla
ma non è riluttante ai miei abbracci.
“Ti farò sapere quando me la sentirò”.
Non riesco a rispettarla:
“Non trattarmi come una puttana!”.
Come dogmi ha assunto le mie idee.
L’amore tenuto vivo dalle lettere:
“Hai smentito quell’immagine di te”.
Equivoca dissacrazione degli scritti.
Occhi splendidi, corpi a contatto,
morbidità conosciute, si abbandona;
mi trovo ad un passo dal successo,
poi “Arbeit macht frei” rovina tutto,
inusitata torna in lei la collera.
Overdose di espedienti!
Resa gelosa, per rappresaglia,
fa la licenziosa con chiunque.
Ricaduta nel litigio, tensione,
dolore, odio, la insulto con ira;
le urlo di non guardarmi più.
Follia, “giochiamo” a ignorarci,
poi mi parla, è misericordiosa,
in me voglia sadica di ferirla,
convinto inoltre a disprezzarla.
E’ cosciente di avermi annullato.
Gridi offensivi repressi dentro.
La sua partenza è un sollievo,
ma la gioventù non è finita…

54 unaviolenza

Ultimo atto (anche se non ultimo in assoluto) di questa storia che ha attraversato, quella che ho definito, la mia “prima gioventù”.
Avrei voluto cambiare il titolo, perché la parola “violenza” evoca fatti ben più gravi, ma l’incedere dei versi e l’aver vissuto quei momenti, non mi rende la situazione con un’altra espressione. Nessuno più di me è attento al vero significato delle parole, ma sono anche convinto che esse possano essere relativizzate in un contesto ben definito e dichiarato.
Tratto di un dolore atroce, a tratti acuto, come un sasso in faccia, che può essere servito ad attenuarne altri in età più matura. Comunque una profonda ferita, che il ricordo rende ancora viva e la cui cicatrice resta nella vita.
Anche questa parte è stata composta insieme alle due precedenti.
Il brano non ha subito modifiche sostanziali, eccetto qualche correzione letteraria e aggiustamento metrico. A questo proposito posso segnalare che il viaggio del verso 10, s’intendeva in Inghilterra e che il verso 33 indica profondo disprezzo, non facilmente esplicabile a parole. Il tempo e gli eventi hanno ovviamente modificato questa situazione.
(V – 14.9 A)

http://poeesie.myblog.it/media/00/00/1828899114.mp3

DOLCE AMORE (prima gioventù – II)

Pochi passi e potrei vederla,
ma la paura dell’incognito mi blocca.
L’incontro: uno sguardo irraggiungibile…
“…E’ impossibile che possiamo lasciarci”.
Il suo corpo attraente unito al mio
nella mia stanza, finalmente…
nella piazza, nella strada, nel mio letto.
Volontà comune di stare da soli.
Membra su membra vicino alla sorgente,
poi, confessioni che feriscono
relative alla sua estate silente,
uno schiaffo (morale)… e sensi di colpa,
assai confuso tra generosità ed egoismo:
lei non mi ha mai rimproverato niente.
La sera, in segreto come amanti,
fuga in campagna, roventi di desiderio,
valutiamo se è tempo di fare l’amore,
tuttavia viviamo una nuova dimensione.
…Saprò poi cosa è accaduto
per il suo tardo rientro a cena.
Timore che la portino lontano,
lei nonostante tutto non dispera.
Sacrificio di Gesù vissuto insieme,
pranzo da me, attenzione, poco pathos.
Evasione in cantina, vino e musica,
la eccita il bagnarmi con l’acqua.
Stasi, troviamo il modo di appartarci,
si abbandona al desiderio, al piacere,
geme, sospira, ci amiamo sul divano.
Un suo dono e parole d’amore.
L’hanno portata via, non mi sento esistere,
fuggo la sofferenza, cerco alienazione,
tuttavia la sua assenza grava su di me.
Ci controllano, ci incontriamo come ladri;
sta male, ci amiamo, vive in me,
si rasenta la felicità, l’impeto è forte.
Cambia di colpo, non la capisco,
mai vista così fredda, panico, angoscia.
Lo straniamento cresce nel bosco:
non ricorda che è il nostro Paradiso.
Il turbamento del mattino è superato
dice che era dovuto alle sue cose…
ma il nostro amore corre rischi
perché attenderli? usiamo il nostro tempo!
Altre partenze… preparano il mio corpo
ad accogliere il suo con brama,
ne dipendo, mi ha assuefatto.
Ci sorprendono, ci minacciano.
Irriducibili ci incontriamo di nascosto,
underground music sopra i nostri amplessi,
i suoi spasimi appagano le mie voglie
che raggiungono una sintonia totale,
nel dar luogo a sfrenati istinti erotici…
Strano, dopo, trovarsi tra la gente!
Dopo il top, il declino, vacche magre,
è dolce, ma per me dice stranezze.
Vorrei appartarmi con lei
ma l’interdizione è efficace,
subiamo spiacevoli discorsi…
Strappo una visita al Ponte
che ci vide in tempi migliori;
prende l’iniziativa, ma ha parole pungenti.
L’ingenuità non mi fa notare
che tra noi qualcosa muore:
canta il cigno sul nostro amore.
Basta! Ci vien detto in faccia crudamente.
La partenza dei suoi non è quella sognata
… nel “giorno della scalogna”, per chi?
Mie carezze rubate, disperazione,
ha deciso di finirla, è spietata,
mi aggrappo alle sue contraddizioni,
cerco di averla, mi piange davanti.

52 dolce amore

Molte volte la verità può sembrare banale, allora la sperimentazione lascia il campo alla normalità, alle mere senzazioni. Considero una ricchezza averle provate e così presto; la delusione che ne è seguita, il dolore straziante acutissimo, poi diluito nel tempo, non sono riusciti comunque a travolgere quelle sensazioni talmente vive nel ricordo da essere palpabili.
La ragazza è la stessa del brano precedente. Un amore che si era presentato come eterno svanisce in una sofferenza uguale ed opposta, in poche ore, non perchè sia finito, ma per una scelta obbligata da una parte non accettata dall’altra.
Per il motivo detto sopra il brano non ha subito modifiche sostanziali. Cito le correzioni degne di nota, allo scopo di consentire una analisi della banale verità percepita in tempo reale, visto che il brano è stato steso poche settimane dopo gli avvenimenti:
verso 13: “assai confuso tra generosità ed egoismo” era “via l’egoismo e il maschilismo in me
verso 37: “Dopo il top, il declino, vacche magre” era “Cambia di colpo, non la capisco
verso 58: “ma l’interdizione è efficace” era “ci si ostacola
verso 66: “Basta! Ci vien detto in faccia crudamente” era “anche sua madre dice basta!”
verso 71: “mi aggrappo alle sue contraddizioni” era “si contraddice, diventiamo nemici”.
(V – 14.9 A)

Music:
FA SOL
MI- RE
LA- DO
LA MI
SOL FA
MI LA
RE LA-
DO MI-
MI RE LA-
DO MI- LA
RE MI- LA-
DO LA MI
(VI – 12.9 A)

PRIMA GIOVENTU’

La prima donna che mi ha amato
ha segnato la mia prima gioventù,
mi ha donato sicurezza e paure,
subitanea esigenza di liberazione
dagli stretti legami congeniti.
In purgatorio ricerca di altre,
inibito da periodiche sue lettere.
Nei momenti di isolato sconforto
la sua assenza mi feriva il cuore;
incapace di stare solo e sperduto,
cercai distrazioni, la adombrai,
ammisi che ero stato con un’altra.
Ante, illa! La attesi d’estate,
non venne e non scrisse più:
che dolore nell’eremo Alienazione!
Alcol, birra, vino, donne non amate,
incapace di accettare la realtà,
ma speranza viva e lei nella mente.
Al progressive festival mi placai
perché si era in dimensione sogno,
just ineffable oniric situation 
in cui si scordano fatali crudeltà.
…Aspettavo un minimo di fulgore
e ne fui inondato, finalmente.
Riprese la realtà, delusioni, pene,
incomprensioni della gente aliena.
Sollievo all’idea che Lei mi capisse,
pensiero sulla vita futura insieme,
concepita difficile perché Cristiana,
non lo nascosi e assentiva confusa.
Nell’attesa la mia anarchia bloccata:
no a ingiustizie e domini; educazione
a libertà, pace e giustizia universale,
distogliere le menti dal condizionamento.
Fu la mia scelta di vita e lei si chiese
se il nostro amore sarebbe sopravvissuto.

prima gioventù

In base al discorso fatto per i versi precedenti “prima gioventù” mi sembra un titolo esagerato, ma alla fine ho deciso di tenerlo a testimonianza delle sensazioni di allora. Difficile definire l’età di transizione. Mi ponevo il problema soprattutto perché i versi trattano di un periodo molto ristretto, meno di due anni, tra i 17 e i 18… Tuttavia va benissimo perché secondo me ci sono tante gioventù.
La protagonista è già ampiamente presente in altri versi, cito Enigma… Sostanzialmente il brano riguarda un lungo periodo in cui stemmo lontani, con vago riferimento ad altri fatti del periodo e con alcune autocitazioni.
Qui le modifiche sono un po’ più importanti e le segnalo:
verso 6: “in purgatorio” era “nella sua lontananza
verso 11:  “la adombrai” era “la scordai
verso 13: era “Quell’estate la aspettavo
verso 15:  “che dolore nell’eremo” era “sarei morto senza
dal verso 17 al 34 il testo era questo:
“…ma non morì la speranza, nel tempo del dolore.
Con lei nella mente, incapace di accettare la realtà.
Al meeting non soffrii
perché là tutto era diverso,
in quell’atmosfera si scordavano
le crudeltà della vita.
… Aspettavo un po’ di luce
e ne fui riempito, finalmente.
Nella vita delusione e dolore,
incomprensione della gente.
Lei poteva capirmi
e pensavo alla vita futura insieme,
difficile perché Cristiana
e non glielo nascosi.
La attendevo e la mia anarchia non maturava:
niente ingiustizie e comandi: sensibilizzazione,
uguaglianza, pace e libertà tra tutti:
distogliere le menti da un condizionamento disumano”
.

(V – 14.9 A)

Music:
RE DO
LA MI     FA
LA DO
RE MI    SOL
(V – 14.9 A)

http://poeesie.myblog.it/media/00/02/1599296643.mp3

ENIGMA

Questo giorno è importante per te,
nascesti e forse pensi come.
L’uomo che hai scelto come parte
ha bisogno della luce del tuo volto;
ormai nel mondo più nessuna
potrà averlo come compagno di vita.
Libera, conquistando nuovi diritti,
diventasti regina da bimba;
se prigioniera, evadevi col pensiero.
Mascheravi molto bene
i sentimenti,
i tuoi desideri
li trasmettevi
nella mente altrui
stravolti.
Sei sempre stata influente
e per me relegato nell’ombra
eri una grande incognita.
Affinando la tua bella figura
hai goduto la gioia spensierata
con l’aiuto del tuo corpo fremente.
Ora hai trovato la tua vita
avendo conosciuto l’amore
e fatto felice un essere.
La tua indole estrosa
non è mutata,
nella lotta per il trionfo,
nello speciale brio;
volendo puoi simulare
ogni tua azione.
L’incanto, sostituendo la tristezza,
ricorda il tuo viso a qualcuno
che sorride all’invito d’amore.
La voglia di creare nuove vite
scaturisce dalla tua pelle,
poi l’immagine scompare.
Chi ha scorto in te umanità
e padronanza di idee
lo hai scelto e ti attende.

 

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Questo è un omaggio al mio primo amore (mentre era in corso e si avviava al suo anniversario) in occasione del suo diciottesimo compleanno. “Primo amore” non è certo una definizione chiarissima: in questo caso mi riferisco a quello vero, militante insomma, non una cotta effimera tra i banchi di scuola o un’angelicata unilaterale.
La protagonista la conosciamo già, è la stessa di Momenti di un amore, Paradiso I, Paradiso II, Alienazione transitoria.
Il titolo originalissimo era il nome della ragazza, subito modificato per la necessaria riservatezza. Enigma è un riferimento alla donna in senso lato, al mistero che si cela dietro ognuna di loro e che credo di essere ancora lontano dal risolvere.
Pochi gli emendamenti al brano originale:
verso 6: “compagno” era ideale
verso 7: “conquistando nuovi” era “valendoti dei tuoi”
verso 17: “relegato” era appartato
verso 25: “estrosa” era profonda, poi singolare
verso 31: “sostituendo” era assopendo
verso 34: “La voglia” era “Il sapore”
verso 39: “e ti attende” era “è il tuo fedele”.
Nel brano si alternano due scelte metriche, ma originali.
(IV – 21.6 A)

Music:
(inciso)
SOL MI LA
SOLb SOL MI
LA SOLb SOL
(ritorno)
SOL SOLb
MI SOL
(IV – 21.6 A)

SITUAZIONE… SOLUZIONE!

Abbiamo percorso il mondo
trovando pochi spazi
nei quali vi sia la pace.
L’amore molti uomini
lo hanno trasformato in odio
col passare dei tempi.
Quando ci incontrammo
svanì la realtà amara;
spesso davamo sfogo
al sentimento che ci legava,
ma era un affetto parziale,
perciò cambiammo strade
e i nostri cuori ne risentirono:
per tanti separarsi è normale.
Penso proprio che le macchine,
vincendo le menti umane,
abbiano fossilizzato le anime.
Credo sia il momento
di organizzare la lotta
per la liberazione esistenziale;
basterà studiare il Libro
che ha parole di vita eterna
e armarci di fede, speranza, carità.
Chi ha padronanza del male
temerà la nostra rivoluzione
e cercherà di distruggerci.
Così conosceremo il nemico,
la radice della malevolenza
e tanti si sensibilizzeranno.
Sono cosciente delle difficoltà,
perchè l’albero maligno
ha contaminato tanti frutti
e se non vorremo
marcire anche noi,
dovremo lottare subito.
situazione soluzione.jpg

Abbiate pazienza, siamo sempre nella fase adolescenziale (15 anni, periodo molto produttivo), gocce di retorica persistono. Il brano (mai amato tantissimo) è rimaneggiato senza pudore, rispetto all’originale, che evidentemente (in una determinata fase del mio percorso compositivo) ho rifiutato, fino a fargli rischiare l’oblio…
In questa presentazione però, ho recuperato un verso di quello, dunque l’attività bradisismica non è ancora conclusa. Ovviamente non mi riferisco ai concetti espressi anche confusamente, ma alla resa del verso, all’affabulazione, fattori che oggi curo fino a rischiare l’ermetismo assoluto… pian piano ci arriveremo… pazientate frates!
Dedicata a L., il cui nome era il titolo, modificato poi in “Metamorfosi disumana”, ovvero (dice il diario) del poco amore presente nel mondo, salvo eccezioni. Un mondo egoista che nasconde questa realtà.
(II – 11.10 Sestu)

ERMETICA

Fui allucinato sulla strada,
ancora risento di quel fenomeno;
una visione, un movimento, uno sguardo,
un nuovo fascino mi colpì.
Trovai che l’accaduto
fosse senza precedenti,
così mi misi alla ricerca
dello stimolo che mi invase;
poi la volontà mi abbandonò
per fare posto al caos,
celai i miei sentimenti
ma qualcosa li svelava,
la reticenza non poteva
nascondere la verità.
Una figura si fa nitida:
è la stizza che apre gli occhi,
mi lascia desolato …
cerco visi incoraggianti;
non capisco se mi deride,
mi disprezza o simula.
In certi istanti scorgo un volto
che si perde nel mio,
ma si scuote tanto presto
e impassibile si dilegua:
è convinta di conoscere i miei sentimenti
non più palesi come un tempo,
perciò è ardita la sua certezza,
che crudelmente potrei smentire,
sto titrovando le mie forze
per combattere ad armi pari…

annamaria,ermetica,fascino,amore

Versi composti a diciassette anni e dedicati a un grande amore adolescenziale, rimasto platonico e mai apertamente dichiarato, anche se spingersi a tale affermazione è come dire che il sole gira intorno alla terra. In realtà di dichiarazioni ce ne furono “mille” e nelle più svariate forme, anche se mai nel modo più normale, la parola diretta. Credo di non averci mai parlato, a parte qualche monosillabo pronunciato a fatica. Qualcosa di più avvenne attraverso gli sguardi.
In sostanza fu un supplizio durato pure diverso tempo. Appena sapevo che lei c’era o la incontravo, l’istantaneo piacere che mi dava quel volto o il suo ricordo, andava di pari passo con una grande sofferenza per la convinzione che fosse un amore impossibile, tuttavia alimentato da illusioni, disillusioni, pianti, gelosie, capi chini, rossori, fino all’irrazionale rancore.
La voglia di vederla era quasi pari alla paura che ciò accadesse, per un senso di inadeguatezza che mi tormentava.
Sei anni – un arco di tempo che va dalla licenza media alla maturità – ci sono voluti perché questa “cosa” si affievolisse e così è stato anche per il subentro di altri amori e dolori meno effimeri…
Il brano è stato scritto nella fase “calante”, come una sorta di rivalsa, probabilmente per reazione a un suo atteggiamento “snob” verificatosi pochi giorni prima. Come dire ormai ti ho messo in non cale.
Il titolo originale era un acronimo che ebbe la sua notorietà, Fame, con per sottotitolo Un fascino sempre nuovo, diventato poi il principale, che a sua volta aveva come secondario quello attuale.
I versi, a metrica libera, hanno subito alcune correzioni, ma la sostanza è rimasta inalterata, fatta salva la rimozione dei quattro finali, una sorta di resa che vanificava lo scopo del brano: “Perché impedirmi di tentare/ di realizzare le speranze;/ come posso accantonarle/ se ho del buono da costruire?”/.
(IV – 16.09 A)
Ai versi adattai questi accordi già “composti”:
MI LA MI SOL (4 volte)
MI SOL MI SI
MI LA MI SI (4 volte)
MI SOL MI SI
(IV – 22.7 A)

DA UNO SGUARDO DI BAMBINA

… Uno sguardo di bambina
ha riempito qualcosa dentro me.
Era là che giocava
con i suoi amici,
poi ha alzato gli occhi
e mi ha guardato dolcemente;
così ho visto la pace,
ho capito il messaggio di Cristo,
il perché devo tornare bambino;
ma non basta che lo diventi io solo,
non basta che lo diventino tanti,
non basta che uno solo non lo sia.
Se un giorno diventeremo tutti bambini
realizzeremo la Libertà.
Nello sguardo di quella bambina c’era amore:
io provo amore per lei,
io amo i bambini,
vorrei essere come loro
e soffro vedendo quanto poco lo sono.
Incontrando un bambino
incontro il giusto
e sorrido al giusto
e il giusto mi sorride
e qualcosa si riempie dentro me. 

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Adolescente, tornavo da scuola, percorrevo l’ultimo tratto di strada verso casa; mi imbattei in un gruppo di bambini che giocavano.
Al mio passaggio una bambina, un angelo bellissimo con gli occhi blu, si fermò e mi guardò sorridente, risposi al sorriso e continuai…
Questo attimo si è fermato nella mia mente e ancora oggi ne serbo memoria.
Qualche tempo dopo scrissi questo brano nel tentativo di descrivere quell’emozione, dandogli un profondo significato di pace.
(VI – 12.12 Roma)