VIDA PASSADA

Chi bidessi sa bidda mia
comenti in su setixentus
ia a poni totu in u’ museu.
Su bixinau de Santa Maria,
de ‘ias che mori e muru sicu,
ammentat àteras bisuras,
bestis, simbillantzas, sonus e
pentzamentus… de su connotu.
Intrai chitzi in dom’e jaiu,
su forru allutu fumiendi,
issu giai andau a traballai.
Giogai in pratza e in su stabi…
m’ispantat su lacu de pedra
e med’ intenantus apicaus.
Mirai sa colunna de linna
strambeca e trota che caboru
e su potabi a fentaneddas
cun is crais de santu Pedru.
Apu biu féminas, lompendi,
frighendi in s’oru ‘e s’arriu;
àteras, cun mòida ‘e giogheri,
strantaxas a broca in conca
aximai no potessint pesu
e òminis a cuaddu pe’i’ bias.
De noti sterrint su mantalafu
in s’intabau e dromu assebiu,
chentza timoria de mommotis
de circai asuta ‘e su letu.

vidapassada.jpg

 

Prosegue il filone dei versi “in limba”.

Qui l’amore per le proprie origini si perde negli antri della memoria ereditaria, in cerca di pietre, oggetti, paesaggi, sensazioni, vissute in un tempo molto lontano dai nostri avi, senza l’esistenza dei quali oggi non ci saremmo noi.
(XIII.XXIVc-31.07 A)

 

Traduzione:
VITA DEL PASSATO
Se vedessi il mio villaggio/ com’era nel settecento/ metterei tutto in un museo./
Il quartiere di Santa Maria,/ dalle vie come sentieri e muri a secco,/ ricorda altre vedute,/ vesti, sembianze, suoni e/ pensieri… del conosciuto*/.
Entrare presto in casa di nonno,/ il forno acceso fumante,/ egli già andato al lavoro./
Giocare nel cortile e nel loggiato…/ mi incuriosisce il lavatoio di pietra e tanti oggetti appesi./
Guardare la colonna di legno/ strana e storta come un serpente/ e il portale a finestrelle/ con le chiavi del tipo di San Pietro./
Ho visto donne, mentre arrivavo,/ lavando (i panni) in riva al ruscello;/ altre, con movenze da acrobata,/ ritte con anfore in testa/ come non portassero alcun peso/ e uomini a cavallo per le strade./
Di notte stendono il materasso/ nel pavimento di legno e dormo tranquillo,/ senza paura di spettri/ da cercare sotto il letto./

 

* su connotu: letteralmente il “noto”, il “conosciuto”, cioè le leggi non scritte, gli usi e costumi, la tradizione.

  

SARDINIAN bonu annu nou

INUIT Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!

VIDA PASSADAultima modifica: 2009-12-31T20:02:00+01:00da thewasteland
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10 pensieri su “VIDA PASSADA

  1. E l’inuit? Antip! Non ti sembra di essere stato discriminante nei loro confronti?
    Guarda, una così scarsa sensibilità mai l’avrei pensata appartenesse alla tua dolcissssssima persona!

  2. Madame Tismont ti bacchetta le dita!
    Non mi hai portato al di là del fiume, come eravamo soliti fare, a vedere il tramonto.
    Ho ingannato il tempo, sognando la fioritura prima che il primo raggio di sole spezzasse l’incanto.
    Povera Madame Tismont! Che fine crudele…

  3. L’ho sentito. Mentre me ne stavo davanti alla finestra, mi ha imbevuto il fazzolettino di qualcosa…Avrei voluto raggiungerti, ma il cuore non m’ha retto. Ora, dalla quiete, sorrido accarezzando nuvole di molle far niente e mi addolora non poterti accarezzare un’ultima volta. Ah, maledetto sia il tempo!

  4. Oh, caro, il bustier era legato troppo stretto! Quella servetta che mi porto appresso è una ragazzotta troppo stolta per capire la delicatezza che s’addice ad una nobildonna di cotanta beltà…
    Ieri, nel mio camerino, il profumo di rose rosse, sette per l’esattezza, invadeva la stanza dopo la grand soiree. Ah, avessi visto che plausi, che inchini, che sguardi di passione dai loggioni del grande teatro. Caro, se tu avessi visto!

  5. No, poeta sei tu. E nn discutere, chiuso l’argomento.

    Poi basta che pronunci quel bijau (bixinau =rione)… e mantalaffu…

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