FULGORI

Il fulgore che precede il risveglio,
pelicula riflessa sul torpore,
frammento di te ormai sconosciuta,
tra la bruma ti effigia matura.
Dura il tuo fascino sempre nuovo,
misterioso, potente… il rimpianto.
Non chiamata dal mio impaccio, venisti,
lambii il tuo seno, ti sfiorai la bocca
e volente ignoravi il passato.
Ti racconta venditrice di scanni
e in taberna in situation con lei,                  (echi)
in intelligence di base lynchiana,                  (dream)
jumping on solitary telepathy                          (music)
in geometrico complotto di sensi.

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Ancora un frammento della seria onirica. Racconta un sogno complesso, ricordato solo in parte al risveglio, ma di forte intensità emotiva, caratteristica necessaria per la trasposizione in versi, come nei casi analoghi già visti.
La protagonista è uno dei miei più grandi amori adolescenziali. Amore grande quanto platonico, benché duraturo; una sorta di “Beatrice” personale, la storica, non quella angelicata nella Comedia.
A lei è dedicato anche il brano Ermetica, scritto ai tempi…
Siccome “Le poesie non si spiegano, se raggiungono il posto giusto le senti, ti grattano dentro” (Margaret Mazzantini), non posso aggiungere altro, altrimenti parlerei di tutto quello che si nasconde in questo lungo romanzo di pochi versi, dei topoi privati, dei paradossi, delle ermetiche citazioni, delle suggestioni, delle figure retoriche… però è anche vero che la mia è solo una poeesia
(XX.XXXIII – 8.5 A)

ERMETICA

Fui allucinato sulla strada,
ancora risento di quel fenomeno;
una visione, un movimento, uno sguardo,
un nuovo fascino mi colpì.
Trovai che l’accaduto
fosse senza precedenti,
così mi misi alla ricerca
dello stimolo che mi invase;
poi la volontà mi abbandonò
per fare posto al caos,
celai i miei sentimenti
ma qualcosa li svelava,
la reticenza non poteva
nascondere la verità.
Una figura si fa nitida:
è la stizza che apre gli occhi,
mi lascia desolato …
cerco visi incoraggianti;
non capisco se mi deride,
mi disprezza o simula.
In certi istanti scorgo un volto
che si perde nel mio,
ma si scuote tanto presto
e impassibile si dilegua:
è convinta di conoscere i miei sentimenti
non più palesi come un tempo,
perciò è ardita la sua certezza,
che crudelmente potrei smentire,
sto titrovando le mie forze
per combattere ad armi pari…

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Versi composti a diciassette anni e dedicati a un grande amore adolescenziale, rimasto platonico e mai apertamente dichiarato, anche se spingersi a tale affermazione è come dire che il sole gira intorno alla terra. In realtà di dichiarazioni ce ne furono “mille” e nelle più svariate forme, anche se mai nel modo più normale, la parola diretta. Credo di non averci mai parlato, a parte qualche monosillabo pronunciato a fatica. Qualcosa di più avvenne attraverso gli sguardi.
In sostanza fu un supplizio durato pure diverso tempo. Appena sapevo che lei c’era o la incontravo, l’istantaneo piacere che mi dava quel volto o il suo ricordo, andava di pari passo con una grande sofferenza per la convinzione che fosse un amore impossibile, tuttavia alimentato da illusioni, disillusioni, pianti, gelosie, capi chini, rossori, fino all’irrazionale rancore.
La voglia di vederla era quasi pari alla paura che ciò accadesse, per un senso di inadeguatezza che mi tormentava.
Sei anni – un arco di tempo che va dalla licenza media alla maturità – ci sono voluti perché questa “cosa” si affievolisse e così è stato anche per il subentro di altri amori e dolori meno effimeri…
Il brano è stato scritto nella fase “calante”, come una sorta di rivalsa, probabilmente per reazione a un suo atteggiamento “snob” verificatosi pochi giorni prima. Come dire ormai ti ho messo in non cale.
Il titolo originale era un acronimo che ebbe la sua notorietà, Fame, con per sottotitolo Un fascino sempre nuovo, diventato poi il principale, che a sua volta aveva come secondario quello attuale.
I versi, a metrica libera, hanno subito alcune correzioni, ma la sostanza è rimasta inalterata, fatta salva la rimozione dei quattro finali, una sorta di resa che vanificava lo scopo del brano: “Perché impedirmi di tentare/ di realizzare le speranze;/ come posso accantonarle/ se ho del buono da costruire?”/.
(IV – 16.09 A)
Ai versi adattai questi accordi già “composti”:
MI LA MI SOL (4 volte)
MI SOL MI SI
MI LA MI SI (4 volte)
MI SOL MI SI
(IV – 22.7 A)