EUROPA DEI POPOLI

Nella penombra appena schiarita dalla lucerna,
il cui bagliore era assorbito dagli alberi d’ulivo
ondeggianti al soffio del vento d’autunno
e dai muri a secco di basalto,
nella strada deserta di Figus,
l’uomo si avvicinò al portale ad arco,
aprì, lo varcò e si perse
nel cortile buio della casa.
Rita Urraci udito il tocco sul vetro della porta,
aprì senza esitazione.
Bardilio Cannas era atteso.
I compagni, rotto il cerchio intorno al focolare,
lo abbracciarono uno dopo l’altro.
Egli comunicò la riconquistata libertà
avvenuta senza spargimento di sangue.
Così i patrioti di Figus
seppero del loro popolo libero
nella grande Europa.

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Alla fine del 1996 fu bandito il premio letterario “Un racconto per televideo”, la cui particolarità era che doveva stare in una pagina del giornale televisivo della Rai, pertanto doveva trattarsi di un racconto brevissimo, mi pare 18 righe per 40 battute.
Trattai di Europa a modo mio, provando a non cadere nella deriva retorica, esaltante o scontata, di un’Europa che non c’è o quella che riprende banalmente una storia di guerre, le ultime delle quali troppo vicine a noi.
Per un sardo l’Europa, quella vera, federale, rappresenta un valore positivo, il superamento dello stato coloniale, della condizione di territorio occupato, l’Europa dei popoli che dovrebbe essere, non degli stati, che è.
L‘Europa ha una legislazione molto avanzata che tutela e difende le minoranze, mi cimentai pertanto nel breve racconto previsto, immaginando un quadretto patriottico in cui la Sardegna riconquista l’autogoverno ed entra, senza necessità di usare armi, come popolo libero nella grande Europa.
Dal brano in prosa sono scaturiti questi versi di ulteriore, ma apparente, sintesi.
(XVI.XXVIII-24.12 A)

A CORSICA

Acostendi a Bonifaziu, de is Bucas
(in conca Sartè, Còrti, Aléria, Bastìa),
m’est patu comenti a sa bisura
de is nidas, arbas crontas de Dover…

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Certamente un brano incompiuto dedicato alla Corsica, come per London, già pubblicato, ma l’ho voluto lasciare com’è, a distanza di anni dall’abbozzo.
Noi sardi abbiamo una stima particolare per la Corsica e per i Corsi, penso ricambiata in generale, ma in alcuni settori questa stima è palese e dichiarata. Terra sorella, popolo fratello, vicini e lontani, mitici.
L’arrivo a Bonifacio, fiordo compreso, non è meno magico di quello a Dover, e per me che ho visto prima il porto inglese, l’arrivo a Bonifacio è stato ancora più stupefacente ed emozionante.
Curiosamente la veduta di bianche scogliere dà luogo a composizioni incompiute.
(XIII.XXIVh-31.07 A)

Traduzione:
CORSICA
Avvicinando Bonifacio, dalle Bocche/ (in mente Sartene, Corte, Aleria, Bastia),/ mi è parso di vedere/ le candide, bianche scogliere di Dover…/