FOLGORAZIONE

 

Non ho il voicetape con me al momento,

me ne servirebbe uno senza pile,

pratico, empeefour compatible, per

registrare pensieri in movimento

o almeno la realtà persistente

dei colori che diffonde il tramonto

nella mia autobahn verso Sardara.

Questo assiduo illuminarmi d’immenso,

questo sfondo che vorrei eternare

in più quadri nel mio cortometraggio,

ch’ è un patrimonio da non smarrire.

Ciclici viaggi, ricorrenti flashback,

stessa moto in corsa verso il mare

e tralicci di legno che scorrono,

germinali, d’un paesaggio d’infanzia.

E oggi il frastuono della risacca,

desiderio della voce orgasmica,

frammenti di carezze, i feticci.

 

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Ci sono fenomeni della natura indescrivibili, dunque bisogna essere capaci di andare oltre le parole, semplice ausilio per l’immaginazione o per il ricordo, visto che nonostante tutto non si può registrare il pensiero e neppure la realtà, ma solo tentare di farlo con una molteplicità di espressioni.

Essere per strada, alla guida, al tramonto, in un lungo rettilineo e trovarsi di fronte a uno spettacolo di luce e colori, folgoranti per la vista e per lo spirito, tali da provocare un’emozione sconvolgente e il rammarico di non possedere l’inesistente voicetape, video dedicato, per registrare la meraviglia destinata a svanire a momenti.

In questo splendore di inizio estate un normale cavalcavia in lontananza acquista la nobiltà di un arco di trionfo.

Il ricordo di questo evento, descritto il giorno dopo davanti a un mare limpido, evoca altre immagini del passato e del presente.

Ulteriore brano in endecasillabi sciolti con un richiamo evidente, altri meno… e un’autocitazione (vedi Infanzia).

(XXV.XLI – 26.6 Arbo)

ARROLLIÀDA IN TERRAMANNA

A trass’ ‘e Smyth e Jünger
apu passau su mari
po difarentis portus
de terramanna agudìa.
Civitavetua, Genoa,
Neàpolis, Libùrnius,
apròbius ‘e continenti:
s’assimbillant po ferrus
fius e budrellami…
No apu mai cumprendiu
a ita potzant serbiri…
resuzus ‘e cantieri 
de atrus tempus nodius.
Pigu istradas mannas
po Roma e po Milanu,
Paris,o cara, e London,
Colonia et Zurigu
e fintzas a Palermu.
No ia a podi xoberai
is mellus cosas bidas,
intregu tot’a s’incapu:
arutas ‘e Pertosa
in fragu de Lucania,
is cussòrgias de Siena,
su padenti reatinu
e is àndalas de Umbria
simbilanti a Brabaxa;
i satus ‘e Silone,
emutzioni a L’Àquila,
rughixeddas de Jesi,
dominariu asuta ‘e lua.
Pustis Venetia, e citu.
Passu Alpis in Vadde
e seu in satu ‘e Gallia.
Mi praxit arremonài
Calais ‘e bardaneris,
logus imperis asuta
de ua Frantza selena,
cada mesudie Coudoux.
Celu ingresu ‘e Dover
intru in u’ atru mundu.
Fridu tarrèu de Diutisc,
Konstanz sperrada in tres
de su lacu e Kreuzlingen.
Seu lòmpiu in ‘iddas bàscias,
Liege, Heerlen, de Aachen;
in Elvetzia, Luganu.
Torrend’a su cambale,
unu tzinnu a Léntula
in s’atu pistoiesu
e a’s villas varesotas
terr’ ‘e is àvius mius.

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Dalla suggestione del “Grand Tour” a “On the road”, questo brano è un collage di viaggi fuori dal continente Sardegna (Marcello Serra, Sardegna quasi un continente, Editrice sarda Fossataro, Cagliari, 1958).
Una conta casuale, quanto parziale, di movimenti controcorrente, immagini disordinate di spostamenti adolescenziali e di frontiera che evidenziano delle visioni fulminee della memoria e sviluppate rappresentano un fondamentale bagaglio di esperienza formativa da non dimenticare.
I settenari vorrebbero rappresentare la velocità del movimento nello spazio, lo scorrere inesorabile del tempo.
(XIII.XXIVg-31.07 A)

Traduzione:
VAGABONDAGGIO IN CONTINENTE
Al modo di Smyth e Jünger/ ho attraversato il mare/ per porti diversi/ dell’ambito continente./
Civitavecchia, Genova,/ Napoli, Livorno,/ approdi continentali/ somigliantisi per ferraglie,/ fili e casini vari…/ Non ho mai capito/ a cosa possano servire…/ avanzi di cantiere/ di altri tempi noti./
Percorro l’autostrada/ per Roma e per Milano,/ Parigi, o cara, e Londra,/ Colonia e Zurigo/ e fino a Palermo./
Non potrei scegliere/ le cose migliori viste,/ affido tutto al caso:/ le grotte di Pertosa/ in odor di Lucania,/ le contrade di Siena,/ la foresta reatina/ e le strade d’Umbria/ somiglianti alla Barbagia;/ la campagna siloniana,/ emozioni a L’Aquila,/ le stradine di Jesi,/ fattoria sotto la luna./
Poi Venezia, e taccio./
Attraverso le Alpi in Valle/ e sono nei campi di Gallia./ Mi piace citare/ Calais e la pirateria,/ le località appena sotto/ di una Francia tranquilla;/ verso sud Coudoux./
Cielo inglese di Dover,/ entro in un altro mondo./
Fredda terra tedesca,/ Costanza divisa in tre/ dal lago e Kreuzlingen./
Sono giunto ai Paesi Bassi,/ Liegi, Heerlen, da Aachen;/ in Svizzera, Lugano./
Tornando allo “stivale”,/ un cenno a Lentula/ nell’alto pistoiese/ e ai paesi varesotti,/ terra di miei avi./
 
note:
1) William Henry Smyth, inglese, ed Ernst Jünger, tedesco: due dei viaggiatori europei in Sardegna – uno nell’ottocento, l’altro nel novecento – che stesero importanti relazioni sulle loro visite.
4a) terramanna – letteralmente “terra grande” – è insieme a “continenti”, il modo con cui i sardi, in quanto isolani, denominano l’Europa e in particolare l’Italia.
4b) agudìa è un neologismo formato con le voci agudentzia e agudissia (ambizione).
16) “Paris, o cara”, citazione ormai leggendaria tratta dal libretto del veneziano Francesco Maria Piave de “La traviata” di Verdi.
29) “emotzione” nel sardo del settecento/ottocento aveva anche il significato di rivoluzione
36) bardaneris è riferito al “sa bardana” sarda (non alla pianta officinale omonima), una pratica arcaica di brigantaggio.
“Leade sos fusiles lestramente
E andemus a fagher sa bardana!”
(da “Andende a bardanare” di Antioco Casula – Montanaru)
48) cambale è più propriamente gambale, qui per similitudine identifica la gamba dello stivale italiano.