VISIONI LAGUNARI

Nella laguna scandagliando miti
sapore di Venezia ha la leggenda,
dei luoghi di mare essenza e vicenda,
estro d’isole dei sardi pelliti.

Piccolo molo di pensieri arditi,
Per mare e per terra m’offre la sponda
di epici viaggiatori seguir l’onda
navigando to Pellestrina city.

E si allontana il regno del gato,
storie d’avventuroso cabotaggio,
mentre emerge della tua rosa il fato.

Bocciolo gradevole incline al saggio,
nel buio agli occhi si traspone il tatto,
gli ardori più impensabili incoraggio.

Ave Signora nera,
san Marco ombra e lumera.

131 visioni lagunari

Sonetto con coda
(XXVII.XLIII – 31.8 Pellestrina/Venezia)

SENZA ETA’

Il frastuono dei flutti è il medesimo,
nondimeno le spugne sulla rena:
l’aria è tersa, oggi, tra la Frasca e San Marco;
la spiaggia deserta da non credere,
pressoché selvaggia, non ambita.
Anch’io son lo stesso, sistematicamente,
disteso all’ombra o al sole:
la memoria scivola leggera, non ha età,
pur privata dei familiari clamori
attutiti dal vento e dalle onde.
L’ambiente naturale apre la mente:
non ho mai avuto età! Da sempre,
ma ora lo so, me l’ha detto il mare.
Dai due capi del golfo, imperterrito,
compone messaggi con suono d’onda
e li porta al poeta con brezza marina.

(Se ditta e non annoto è un guaio
perchè preciso ditta)

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Non parlerò del testo, tra i primi dittato dal mar di Sardegna, folgorante per me. La possibilità di contagio è libera e autogestibile.
L’ispirazione avvenne al solstizio d’estate, otto giorni prima dell’effettiva stesura. Questo non dovrebbe accadere, carta e matita dovrebbero essere sempre a portata di mano, benchè la redazione sia avvenuta nello stesso luogo ispiratore e il fatto che il mare la pensi come me, aiuta.
Poeesia esistenziale, metrica libera, ma non vi è alcuna influenza, almeno razionale o voluta. Segnalo tuttavia un poeta di cui avevo trascritto e dimenticato, da oltre cinque anni, alcuni versi… Ritrovatili pochi giorni fa, prima di far luce completa, mi son chiesto: e questi quando li ho composti? Erano tratti da “Bestiario” di Gabriele Pepe.
“Battitori e predatori primordiali/ dilatati nel grande afflato cacciatore/ proiettati sui mirabili acidi nucleici/ di giungla primigenia/ imbevuti d’adrenalina, di scalpitanti/ succhi gastrici provenienti dal pliocene:/ emoglobina fossile./ Ominazione avvenuta per processo predatorio/ sul filo tagliente dell’ossidiana…”
(XXIII.XXXIX – 29.6 Arb)