UN DELIRIO

Ho appena terminato la lettura di Villette di Charlotte Brontë. Inutile dire cosa ne penso, considerato che ormai sono un fanatico delle tre sorelle; ma non faccio questa citazione per inoltrarmi in una recensione fuori tema, né il mio carattere, per certi versi opposto a quello di Lucy Snowe (tuttavia personaggio amabilissimo), mi consente di adottarne la filosofia, eppure in questa circostanza può almeno dare l’idea di uno stato d’animo.

Forse le sofferenze più acute sono quelle adolescenziali, se non altro perché ci colgono impreparati e cominciano a demolire i sogni di cui siamo pregni fino all’orlo. Le delusioni amorose, e la rima è naturale, sono tra le più dolorose.

Lei, il dolce amore, se ne va! e non come “il nord” di Bossi, che non è mai andato da nessuna parte. Perlomeno comincia ad andarsene, come la Brexit, un abbandono lento, amaro, non troppo drastico… Mica siamo in un film di Quentin Tarantino.

Pertanto si insinua abbastanza l’idea dell’abbandono, ma non si dichiara esplicitamente, lasciando che dolore e speranza coesistano almeno per un po’, ma poi siccome la via è segnata, prevale il senso di distruzione.

E qui nasce davvero il film. Un film con due registi, che non è neppure impossibile, ci sono fior di capolavori, dai fratelli Taviani a Beyond the Clouds di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders. Ma, direbbe un compagno romano di lotte radicali, “stanno a fa’ er gioco assurdo”.

Bene, scriviamo la sceneggiatura, o almeno una bozza.

Visto che ho citato Charlotte, ambientiamolo in un paesino del Labassecour nel caldo agosto. Anche li fa caldo. Sui titoli, una stanza buia; la camera indugia, grazie ai raggi di sole che penetrano, su un letto. Sono le undici del mattino circa. Un ragazzo di circa 18 anni si alza… fine dei titoli. Fa un caldo boia, ma soffia il maestrale. Graham spalanca la finestra e raggiunge la toilette, fa colazione, all’improvviso una porta sbatte, è quella della sua camera, il vetro incorniciato nella porta si è frantumato, un po’ è caduto, l’altro è in pezzi, pendente. Fa per toglierlo e una sorta di falce appuntita gli cade sul polso della mano destra, sotto il pollice. Si spaventa perché perde sangue, sta male. Due punti di sutura…

E’ un periodo boia perché Ginevra lo ha lasciato, piove sul bagnato. Lui è distrutto e non certo per l’incidente del vetro.

Quando lei torna si vedono, ma lei non è tenera; è più esplicita, lo respinge, è convinta che si sia fatto male di proposito e questo lo indispone.

Avendo amici in comune si incontrano ancora, lui la ignora, lei parla di lui pubblicamente e questo lo fa andare in bestia. Quando gli chiedono dell’incidente, risponde lei: “Non è niente, una venuzza”.

Questo comportamento della ragazza non fa che esacerbare i rapporti, benché l’ostilità di Graham sia di facciata, una sorta di odio/amore, o meglio di commedia nella quale le ha tolto la parola, e pure lo sguardo, ma è evidente che la cerca e vuole riaprire una sorta di dialogo. Per il momento è un dialogo muto e ostile.

Si ritrovano al mare, ancora in gruppo. Lei si mostra contrariata, è evidente che avrebbe voluto che non ci fosse. Lui provoca un chiarimento, ma lei piange, senza dare spiegazioni. Eppure, forse scossa dal suo comportamento, prosegue a lanciare frecciate indirette. E’ una sorta di partita a scacchi, o se preferite di “gioco assurdo” che si trascina per settimane: quando lui snobba lei provoca, se lui dà segni di cedimento, lo snobba lei; poi lumano, lei tenta una pace-resa, ne nasce una incomprensione reciproca colma di equivoci, che verranno rivelati solo in tempi successivi, giusto per ingigantire il contrasto.

Riprendono a parlarsi, più o meno a monosillabi, non dispensandosi accuse, una sorta di corteggiamento tira e molla, con luci e ombre, speranze e disillusioni, per di più con dichiarazioni tardive: “Mi stavi riconquistando, ma poi hai commesso un errore”.

Czz, e che era un esame di idoneità!?

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8 – Un delirio (Prima gioventù- III) (43 – V – 14.9 a) – a 29.05.2020

UN DELIRIOultima modifica: 2020-05-30T17:01:20+02:00da thewasteland
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