SU CONTU DE IAIA LIVETTINA

Sa di’ fia chistionendi 
cun tzia Teresa Trudu,
mi iat nau: “O Livettina,
candu morru, bengiu e ti fatzu UH!”                   
“Su mabagràbiu no at a fai!”
di ia nau deu atzicada,
agoa mi ndi fia scarescia,
fiat ingiogatzada.
Una di’ me in s’antzianidadi
m’agatau me in su satu
po ci potai su prangiu
a Santinu, ca fiat in su castiu.
Lompia a su biviu ‘e Gonnanò
una boxi mi ‘ndi fait pesai paris,  
poita fia pentzendi incantada: 
“A su castiu ses andendi Livettina?”
“Sissi, tzia Teresa…” coitai a nai,
“…anc’adessi andendi totu cuncodrada?”
Tenendi pressi sighii fintzas a susu
e innì comenti chi mi ndi fessi scidada:
“Ti arrori! Ma tzia Teresa Trudu…
m’est atobiada ingui in giossu,
m’at saludau, apustis est sighida a andai …”
“Ma toca! T’as a sbagliai … est mota”.
E de sa di’ m’intrat su frius
a sa matessi ora chi d’ia bida;
e fiat propriu issa, no dda fia pentzendi,
giai mi dd iat nau ca m’iat a ai fattu “UH!”

sucontu.jpg

 

Vi narro di Livettina Cabras, come riferitomi da mia nonna, sua figlia. La Sardegna conserva molte storie di contadini e pastori; si tratta di racconti di terra, pregni di magia, incantesimi, arcani, che abbiamo vissuto da bambini vicino ai nostri avi. Nelle case antiche sentivamo la presenza delle loro anime, capaci di difenderci, di vezzeggiarci, di volerci bene. Quando abbattiamo una casa antica, anche un solo muro, cacciamo loro, il nostro Sangue.
Ho tanto caro il ricordo di questa bisnonna, sebbene l’abbia conosciuta solo attraverso le parole della mia nonna paterna. Questo fatto fece epoca all’inizio del secolo scorso nella nostra zona.
(XII.XXI-14.03 A)

Traduzione:
LA STORIA DI NONNA LIVETTINA
Quel giorno stavo parlando/ con signora Teresa Trudu/ che mi disse “Livettina,/ quando morirò, verrò da te e ti farò spaventare”./ “Non vorrà fare questo!”/ le dissi impaurita,/ poi me ne dimenticai,/ stava scherzando./
Un giorno, ormai anziana,/ mi trovavo in campagna/ per portare il pranzo a Santino (il marito, ndt)/ che era nel suo posto di guardia./ Giunta al bivio di Gonnosnò/ una voce mi fece trasalire,/ in quanto ero soprappensiero:/ “Livettina stai andando alla vedetta?”/ “Si, signora Teresa…” mi affrettai a dire,/  “…chissà dove sta andando tutta vestita a festa!?”/ Avendo fretta continuai a salire/ e là come se mi fossi svegliata:/ “Oddio! Ma signora Teresa Trudu…/ l’ho incontrata laggiù,/ mi ha salutato poi ha proseguito per la sua strada…”/ “Ma và! Ti sbagli di certo, è morta!”/
Da quel giorno avverto brividi di freddo/ alla stessa ora che la vidi;/ era proprio lei, neanche la pensavo,/ me lo aveva detto che mi avrebbe spaventato./

glossarietto:
mabagrabiu = spettro
ingiogatzada = giocherellona
castiu = capanna di guardiano campestre
arrori = disgrazia

SU CONTU DE IAIA LIVETTINAultima modifica: 2009-08-31T02:12:00+02:00da thewasteland
Reposta per primo quest’articolo

4 pensieri su “SU CONTU DE IAIA LIVETTINA

  1. “Quando abbattiamo una casa antica, anche un solo muro, cacciamo loro, il nostro Sangue.” Ho sentito i brividi….
    Io adoro le case antiche….sono la testimonianza concreta del nostro passato che continua ad esistere attraverso la loro presenza.
    Non penso comunque che abbattendo una casa antica, cacciamo del tutto loro, il nostro Sangue….C’è qualcosa che non vediamo, ma rimane sempre, per l’eternità…

    Ti abbraccio.:-) faraluna

  2. Le case, siamo così attaccati alle cose terrene! A questo proprio nn credo.
    Sullo spirito, beh, a tua nonna ci credo.
    Cmq perché hai messo subito la traduzione? Dai, mi divertivo un po’ ad inventarmi cavolate.

  3. 18 settembre 2009, 30 settembre 2009, solo 12 giorni separano, o forse, uniscono…leggo il composto ricordo, e vorrei non farlo, ma leggo e capisco…con malinconia..lau

I commenti sono chiusi.