BISAJUS

Candu ti contu de is bisajus tuus
no iast a bolli prus chi acabbessi,
fintzas a abritiai sa vida insoru
chi po tui est ua fabula de ispantu
e pedis totu is particularis.
As connotu feti jaia Amilia,
ma fueddas de totus comenti chi
bivessint e t’essint pesau issus.
Castiendi su retratu insoru
ddus chistionas, mancu fessint bius.
“Babbu, t’arregodas candu bisaju
Giusepi… Tomasu… e Grazietta…”.

 bisnonni,favola,ritratto,nipote,ricordi,memoria,radici,fantasia,fabula,endecasillabi

Riprendo la pubblicazione della serie di versi in lingua sarda.
Un padre si compiace dell’affetto della figlia nei confronti dei bisnonni, anche quelli che non ha conosciuto e ha visto solo attraverso i ritratti e i racconti che lui stesso le ha fatto.
Il brano è composto in endecasillabi, il titolo originale era “Bisajus po filla mia”.
(XIII.XXIVf-31.07 A)

Traduzione:
BISNONNI
Quando ti racconto dei tuoi bisnonni/ non vorresti più che smettessi,/ fino a fantasticare sulla loro vita/ che per te è un favola meravigliosa/ e chiedi tutti i particolari./
Hai conosciuto solo nonna Emilia,/ ma parli di tutti come se/ vivessero e ti avessero cresciuto./
Guardando il loro ritratto/ ci parli, neanche fossero vivi./ “Papà, ti ricordi quando bisnonno/ Giuseppe… Tomaso… e Grazietta…”.

FANTASIA

Quella mattina mi svegliai
mentre la sognavo
e per un istante
mi parve di averla davanti;
la visione, confondendomi,
ritardò il processo
di adattamento della mente
alla realtà di sempre.
La incontrai uscendo di casa
e riuscii a fermarla;
non esitò a confidarmi
episodi della sua vita,
espose la sua idea d’amore
con parole coinvolgenti,
poi trascinata dal cuore
ne parlò in modo naturale.
Finimmo per amarci
in un prato nascosto,
dove le promisi
che sarebbe rimasto un segreto.
In seguito mi venne voglia
di rivelare quell’esperienza
e senza volerlo
la misi nei guai;
dopo qualche giorno
chiunque seppe di noi,
anche i suoi parenti
la giudicarono male.
Stupidamente la privai
della stima comune
e credo mi biasimasse,
pentendosi di avermi amato.
Continuo a rammaricarmi
per aver detto tutto,
ignoravo di causare
questa grave situazione.
Prima di dormire
mi illudo ancora
di sognarla e ritrovarla,
per un’altra chance.fantasia,venere,iliade,troia,elena

L’ingenuità dei sedici anni c’è tutta. L’originale era intitolata Venere (Silly), poi (Risveglio) e ricalcava metrica e ispirazione del brano forse più famoso di Dalla. La svolta “movimentista” non mi aveva ancora preso del tutto o per niente. Sognavo e fantasticavo ancora suggestionato da pianeti e dei dell’Olimpo.
Brano quasi arcadico, l’originale, dove il poeta, colto nel sonno da Venere (pastorella), ottiene in dono la sua verginità (eresia!!!) nei pressi di un fiume, non riuscendo poi a mantenere il segreto. Ma Venere fu magnanima.
Il rimaneggiamento avvenuto qualche anno dopo è più “maledetto”.
Il diario riporta: “dedicata a Silly, che mi sveglia con il suo dolce viso dal sonno della notte e dell’aurora” (sto ancora cercando di capire chi è questa Silly… Verosimilmente è S…).
(III-28.4 S)