31/05/2011
STILLE DI MEMORIA
Stille di memoria avanzano
alternando fotogrammi e movie
in un tenue alone black and white
nell'incerto sogno mattutino
Fluttuante tra nebbie celtiche
rivarchi il portale del Virgilio
...ho in pasto tua piuma di miele
immobile al centro di via Giulia
...E dopo questo non c'è più nulla
Se passassi di là mi vedresti ancora
oramai eterna stele che ribrama l'Eden
In sardo esiste la parola precisa: sùrtidu... ciascuna frazione di sonno fino ad ogni risveglio (non mi proponete pisolino, pennichella, sonnellino, che hanno differente valore semantico e al massimo rappresentano solo una parte del significato). Su sùrtidu è un'unità di misura ancestrale, quando è unico vuol dire che si è ben dormito, ma più comunemente se ne hanno lunghi e brevi... poi ci sono quelli del mattino, intorpidenti, e l'ultimo è avvezzo al sogno, al sogno che si ricorda.
Così sono nati questi versi, dall'ultimo sùrtidu di un mattino di fine primavera; dittati, magari non da Minerva e Apollo, ma tant'è; peraltro io non sono Dante... Fu la prima volta, perchè è accaduto di nuovo, alcune altre... Un fenomeno delicato, piacevole... E come non cercar di trarre insegnamento dal poeta? "I' mi son un che, quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch'e' ditta dentro vo significando...".
Brutto ferire quest'atmosfera con annotazioni tecniche, ma devo dire, per quanto possa essere critico di me stesso, che considero questo brano un preciso punto di svolta della mia maniera ("Voi ch'avete mutata la mainera/ de li piagenti ditti de l'amore...) di versificare.
(XVII.XXIX-10.6)
23:48 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: memoria, movie, black, white, sogno, miele, eden, ancestrale, maniera, amore | OKNOtizie |
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28/03/2010
ABOUT PROMENADE...
Scusa se ti chiamo amore
e son lievi queste parole...
Minerva spira d'improvviso
ora ch'è ita mi rendo conto.
Queste notti abbracciato a te
l'hanno scossa... Sorpresa, paura...
della libertà del nostro a.
Flash all'inizio di via Giulia
che percorriamo avvinghiati,
ogni dieci passi un bacio.
In fondo, al centro della piazza,
violeremo i sampietrini
sfilandoci il nostro casual,
con l'approvazione delle acque
fluenti oltre il muretto...
e il traffico lento ammiccante.
Stupenda la presentazione...

Interrompo la pubblicazione dei versi in limba e anche la proposizione cronologica dei miei brani, per pubblicarne uno relativamente recente, esattamente di un anno fa.
Diverse volte in passato mi è stato chiesto di pubblicare brani attuali, fino ad ora ho seguito la mia linea, se adesso faccio un'eccezione è perchè ci sono dei motivi molto importanti.
Il brano, scritto il 28 marzo dello scorso anno, è dedicato alla donna che amo, è passato un anno e la amo sempre di più. E' un momento difficile ed è necessario che lo dica al mondo che il mio cuore è impegnato con Lei, e inizio qui.
Il brano, in novenari in parte irregolari, ha un titolo che porta il suo nome, dunque qui ne compare uno provvisorio.
A Roma per la presentazione del mio libro, utilizziamo la mattina per visitare la città, le nebbie del ricordo si alzano all'inizio di via Giulia che percorriamo tutta, ebbri di passione, finchè alla fine, dove la via si congiunge con il Lungotevere ci stendiamo sul selciato...
23:46 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: outing, g, presentazione, libro, sogno, amore, passione, selciato, roma | OKNOtizie |
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31/10/2009
BISURAS DE JAIUS
Unu velu de fumu
ammantat is nuraxis,
pustis torrat sa vida;
gintòria chi si movit,
no connoxiu aiaius...
A bidda Barumeli
unu pesat su fusti,
un atru arraspundit:
nannais Frantziscu e
Luisu Maria Mebi, cad'
a is duxentus annus,
is aiaius prus crarus.
Prus pagu pretzisu biu
Badriliu cun Cicita,
Remundu Piga e Rita,
Amilia cun Nracisu,
Bissent'e Ciscu Luisu,
Remunda cun Bissenti...
Su sindigu Antoni
impari a Giuanni Piras,
dubbat a s'enn' 'e gopai
Antoni Minai de Abas.
Bellanna Concu aperit
e si nci stresiat lluegu.
Issus cumprotant contr'a
su re e is piemontesus.
Maria Theresa e Suia
in domu in pentzamentu
frastimant Carlu Feroxi;
su settixentus finit...
In questo secondo brano della serie iniziata con Innantis de Eva, è più evidente la dimensione onirica. Avi di n generazioni si muovono alla fine del settecento immersi tra storia e vita quotidiana.
(XIII.XXIV-31.07)
a mio padre. 18.09.2009
Traduzione:
ATAVICHE VISIONI
Un velo fumoso/ avvolge i nuraghi,/ poi torna la vita;/ moltitudini si muovono,/ non riconosco avi.../
A villa Barumeli/ un uomo solleva il bastone*/ e un altro risponde:/ i nonni Francesco/ e Luigi Maria Melis, verso/ i duecento anni,/ sono gli avi più nitidi./
Meno chiaramente vedo/ Bardilio con Francesca,/ Raimondo Piga e Rita,/ Emilia con Narciso,/ Vincenza e Francesco Luigi,/ Raimonda con Vincenzo.../
Il sindaco Antonio/ insieme a Giovanni Piras,/ bussa alla porta del compare/ Antonio Minai di Ales./ Bellanna Concu apre/ e si ritira subito./ Loro complottano contro/ il re e i piemontesi./
Maria Teresa e Sofia/ in casa in ansia/ maledicono Carlo Feroce;**/il settecento finisce.../
* antico modo di salutare da parte dei pastori
** soprannome dato dai sardi a Carlo Felice quando era vicerè
23:56 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: visioni, nonni, avi, atavico, sogno, arcano, campi elisi, settecento | OKNOtizie |
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28/09/2005
UBIQUITA'
Sarebbe utile talvolta
avere il dono dell’ubiquità.
Poter vivere una situazione serena,
intanto che se ne vive una brutta
o solo si è colmi di noia.
Ho il dono dell'ubiquità,
dicono che sia solo un sogno;
mi si fa cadere nella realtà,
mentre cerco l’alienazione.
Ubiquità… irrealtà, utopia:
rischio di star male due volte,
a che serve una doppia felicità!?
Tendenza irraggiungibile,
speranza infinita:
realtà della mente
ubiquità spirituale.
Oltre due anni separano la stesura di questo brano da “Sosia”, eppure in qualche modo li considero “gemelli” e non solo a me è capitato di confonderli.
Gemelli dal destino diverso, se non restano uniti… come se ciascuno di noi fosse stato privato del suo, della sua protezione, del suo conforto persistente.
A rigore un sosia è un altro, qualcosa di concreto e distaccato, l’ubiquo è al massimo una condizione mentale, una aspirazione astratta, che riguarda più direttamente se stessi. La familiarità anche stretta tra queste due qualità è stupendamente descritta nel film “La doppia vita di Veronica” di Krzysztof Kieslowski, interpretato magistralmente da Irène Jacob.
Non so se avete mai provato la splendida sensazione che dà la visione di un film, l’ascolto di una canzone, la lettura di un libro o anche solo un dialogo, che vi fanno scoprire totale identità di vedute… a me è capitato tante volte, è un materializzarsi di sensazioni sosiubique. E’ accaduto alla grande con questo film e un po’ con tutta l’opera di Kieslowski, un vero sosia di idee, come altri scrittori, musicisti, artisti…
Il brano, scritto a 23 anni, testimonia sicuramente la mia costante riflessione su tematiche simili, che trovano scarsi interlocutori e il discorso sarebbe lungo e complesso.
Era peraltro un 31 Dicembre, uno di quei capodanni deludenti, che mi richiama subito alla mente l’articolo di Gramsci sull’ “Avanti” del 1 gennaio 1916, “Odio i capodanni”. Gli omuncoli del capitalismo che infestano i governi e i ministeri del mondo, sempre che lo capiscano, storcerebbero il muso, incasinati come sono nelle gabbie in cui si sono rinchiusi da soli e vorrebbero costringerci, ma noi che abbiamo il dono della speranza, esigiamo che ogni giorno sia capodanno e ogni tanto, anche in questo mondo che si autodistrugge, ne passeremmo di sicuro qualcuno buono.
(IX - 31.12)
21:10 Scritto da: thewasteland in canti dell'io | Link permanente | Commenti (19) | Segnala | Tag: ubiquità, dono, sogno, realtà, alienazione, utopia, speranza, mente, spirito, kieslowski | OKNOtizie |
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