31/05/2010
ARROLLIÀDA IN TERRAMANNA
A trass’ ‘e Smyth e Jünger
apu passau su mari
po difarentis portus
de terramanna agudìa.
Civitavetua, Genoa,
Neapolis, Liburnius,
aprobius 'e continenti:
s’assimbillant po ferrus
fius e budrellami...
No apu mai cumprendiu
a ita potzant serbiri...
resuzus ‘e cantieri
de atrus tempus nodius.
Pigu istradas mannas
po Roma e po Milanu,
Paris,o cara, e London,
Colonia et Zurigu
e fintzas a Palermu.
No ia a podi xoberai
is mellus cosas bidas,
intregu tot'a s'incapu:
arutas 'e Pertosa
in fragu de Lucania,
is cussòrgias de Siena,
su padenti reatinu
e is andalas de Umbria
simbilanti a Brabaxa;
i satus ‘e Silone,
emutzioni a L'Aquila,
rughixeddas de Jesi,
dominariu asuta 'e lua.
Pustis Venetia, e citu.
Passu Alpis in Vadde
e seu in satu 'e Gallia.
Mi praxit arremonài
Calais 'e bardaneris,
logus imperis asuta
de ua Frantza selena,
cada mesudie Coudoux.
Celu ingresu 'e Dover
intru in u' atru mundu.
Fridu tarrèu de Diutisc,
Konstanz sperrada in tres
de su lacu e Kreuzlingen.
Seu lompiu in 'iddas bascias,
Liege, Heerlen, de Aachen;
in Elvetzia, Luganu.
Torrend'a su cambale,
unu tzinnu a Lentula
in s'atu pistoiesu
e a's villas varesottas
terr’ ‘e is avius mius.
Dalla suggestione del "Grand Tour" a "On the road", questo brano è un collage di viaggi fuori dal continente Sardegna (Marcello Serra, Sardegna quasi un continente, Editrice sarda Fossataro, Cagliari, 1958).
Una conta casuale, quanto parziale, di movimenti controcorrente, immagini disordinate di spostamenti adolescenziali e di frontiera che evidenziano delle visioni fulminee della memoria e sviluppate rappresentano un fondamentale bagaglio di esperienza formativa da non dimenticare.
I settenari vorrebbero rappresentare la velocità del movimento nello spazio, lo scorrere inesorabile del tempo.
VAGABONDAGGIO IN CONTINENTE
Al modo di Smyth e Jünger/ ho attraversato il mare/ per porti diversi/ dell'ambito continente./
Civitavecchia, Genova,/ Napoli, Livorno,/ approdi continentali/ somigliantisi per ferraglie,/ fili e casini vari.../ Non ho mai capito/ a cosa possano servire.../ avanzi di cantiere/ di altri tempi noti./
Percorro l'autostrada/ per Roma e per Milano,/ Parigi, o cara, e Londra,/ Colonia e Zurigo/ e fino a Palermo./
Non potrei scegliere/ le cose migliori viste,/ affido tutto al caso:/ le grotte di Pertosa/ in odor di Lucania,/ le contrade di Siena,/ la foresta reatina/ e le strade d'Umbria/ somiglianti alla Barbagia;/ la campagna siloniana,/ emozioni a L'Aquila,/ le stradine di Jesi,/ fattoria sotto la luna./
Poi Venezia, e taccio./
Attraverso le Alpi in Valle/ e sono nei campi di Gallia./ Mi piace citare/ Calais e la pirateria,/ le località appena sotto/ di una Francia tranquilla;/ verso sud Coudoux./
Cielo inglese di Dover,/ entro in un altro mondo./
Fredda terra tedesca,/ Costanza divisa in tre/ dal lago e Kreuzlingen./
Sono giunto ai Paesi Bassi,/ Liegi, Heerlen, da Aachen;/ in Svizzera, Lugano./
Tornando allo "stivale",/ un cenno a Lentula/ nell'alto pistoiese/ e ai paesi varesotti,/ terra di miei avi./
1) William Henry Smyth, inglese, ed Ernst Jünger, tedesco: due dei viaggiatori europei in Sardegna - uno nell'ottocento, l'altro nel novecento - che stesero importanti relazioni sulle loro visite.
4a) terramanna - letteralmente "terra grande" - è insieme a "continenti", il modo con cui i sardi, in quanto isolani, denominano l'Europa e in particolare l'Italia.
4b) agudìa è un neologismo formato con le voci agudentzia e agudissia (ambizione).
16) "Paris, o cara", citazione ormai leggendaria tratta dal libretto del veneziano Francesco Maria Piave de "La traviata" di Verdi.
29) "emotzione" nel sardo del settecento/ottocento aveva anche il significato di rivoluzione
36) bardaneris è riferito al "sa bardana" sarda (non alla pianta officinale omonima), una pratica arcaica di brigantaggio.
"Leade sos fusiles lestramente
E andemus a fagher sa bardana!"
(da "Andende a bardanare" di Antioco Casula - Montanaru)
48) cambale è più propriamente gambale, qui per similitudine identifica la gamba dello stivale italiano.
23:49 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | Tag: viaggio, continente, mare, approdo, autobahn, siena, silone, aquila, luna | OKNOtizie |
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28/02/2010
PISTIS
Bisus de barcas a velu ‘e fenicius,
lidius, frigius, sardicus, gregus, gitzius
o feti bizantinus, chi imbatint
cun pagu marineris pustis de ai
masedau sa coster‘e portu Pistis.
Ainci tzerriant cussa cala secura
anca de tempus issus aprobiant
surchendi lebius su mar’‘e Sardigna.
In gunis oprigada ‘e su ‘entu estu
s’idda castiat sa punta s’Aschivoni
chi fromat sa pentuma s’Enna ‘e s’Arca
e donat nomi a sa gent’e su logu.
Pagus fiant e pagus funtis galu
e tenint airi afaca ‘e mesudie.
De cuss’oprigu, fessit preistoria,
edàdi punica, antiga o de mesu,
no potzu nai comenti funti lompius
a Forru is babbus de Antoi de Pepi.
Navigadoris pagu passientziosus
chi anti xoberau sa vida ‘e cucuru.
Dietro ogni toponimo c’è una storia, ci sono uomini e donne che si muovono in un passato remoto e altri che ai nostri giorni hanno mutuato quel nome.
Nomi di luogo, talvolta enigmi irrisolvibili che si velano di mistero come una sfinge, brevi termini che nascondono tomi di vicende infinite e individuano genti e famiglie.
Il brano in endecasillabi, con uso diffuso della dittongazione, dell’elisione, alcuni enjambement e altre figure, segue una struttura che si adegua al recondito.
Traduzione:
PISTIS
Visioni di barche a vela di Fenici,/ Lidi, Frigi, Sardici, Greci, Egizi/ o solo Bizantini, che giungono/ con pochi marinai dopo aver/ domato la costa di porto Pistis./ Così è denominata quella baia sicura/ dove da tempo loro approdano/ solcando leggeri il Mar di Sardegna./
Lì riparato dal maestrale/ il villaggio guarda la Punta S’Aschivoni/ che forma l’insenatura rocciosa S’Enna e s’Arca (letteralmente: porta dell’arcata, ndr)/ e dà il nome alle gente del posto./
Erano pochi e sono ancora pochi/ e hanno respiro verso meridione./
Da quel riparo, fosse preistoria,/ periodo punico, antico o di mezzo (medio evo, ndr),/ non so come siano giunti/ a Forru gli avi di Antonio di Pepi./ Navigatori poco pazienti/ che hanno scelto la vita di collina./
18:47 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: fenici, lidi, frigi, sardica, mare, scogli, colline, toponimi, surname | OKNOtizie |
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29/06/2008
NEPTUNE
Gli amanti che porti nel tuo letto
ti abbandonano dopo qualche tempo
solo perché io fui libero
di cogliere la tua verginità.
La giovinezza illuminava i nostri visi,
sapevi che forse era un fuoco debole
e gli uomini privi di sentimento
non accettano donne che hanno già amato.
Il tuo corpo fu eccitato
dall'ambiente creato dal mare,
il tuo sguardo divenne sognante
mirando il cielo dominato dal sole
e senza altre forme di vita;
il mare raggiante, deserto, tranquillo,
gli scogli carezzati dall'acqua,
la pineta misteriosa abbandonata,
la spiaggia che terminava con lo spazio,
la sabbia fresca che dava sollievo.
La natura inquieta ti impaurì,
all'improvviso ti sentisti sola,
ti scansasti dal mio corpo,
ti afferrai col cuore in gola,
incosciente godendo sospirasti,
poi piangendo di gioia ti assopisti.
Ora lotti contro i miei ideali,
ma senza amore non devo sposarti.
Peccato! Capiterai a qualcuno
imprecherai sui pregiudizi,
la fortuna di essere farabutti,
venderai la tua purezza morale.

Il giorno del mio diciottesimo compleanno, nel mio "esilio" di studio, composi questo brano in inglese... oggi può apparire, a tratti, di una retorica disarmante, per il sottile filo ideologico ormai desueto, giusta una rivoluzione dei costumi che può rendere ridicolo certo argomentare.
Tuttavia, la lettrice attenta non potrà non notare la vis polemica (intrisa di una piccola, fisiologica, dose di ipocrisia maschile) contro il sesso per il sesso.
Ergo, i versi non sono autobiografici (mi conforta il diario: "la mia fantasia su un grave problema umano" - certo c'è di peggio!), ma prendono in esame il Caso, per la verità non completamente estraneo alla nostra società, se smettessimo l'obiettivo dai grandi numeri e mettessimo a fuoco il particulare.
La cosiddetta globalizzazione è in realtà una frottola. Il nostro è un mondo di particolarismi, di culture, di popoli, di identità, che otto o nove stati, estranei al bel pensare, vorrebbero scelleratamente scremare, ottenendo per fortuna solo l'effetto contrario, cioè il risveglio di certe comunità dimenticate.
Con questo non dobbiamo far finta che le culture deboli non abbiano le loro aberrazioni, la mia amica Nadir ne ha giusto denunciata una, in tema con il nostro discorso.
Il titolo originale era "Neptune (delight has ruined you)", musicata a ritmo di rock ballad. L'inglese ha il pregio, con i suoi vocaboli che significano tutto e il contrario di tutto, di nascondere e affinare molte sfumature, che in italiano possono stonare.
L'unica variazione di rilievo è al verso 10, dove l'originale "by Neptune" (da Nettuno) è stato sostituito con "dal mare".
18:25 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (46) | Segnala | Tag: nettuno, verginità, mare, poesia, pregiudizio | OKNOtizie |
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