31/05/2011
STILLE DI MEMORIA
Stille di memoria avanzano
alternando fotogrammi e movie
in un tenue alone black and white
nell'incerto sogno mattutino
Fluttuante tra nebbie celtiche
rivarchi il portale del Virgilio
...ho in pasto tua piuma di miele
immobile al centro di via Giulia
...E dopo questo non c'è più nulla
Se passassi di là mi vedresti ancora
oramai eterna stele che ribrama l'Eden
In sardo esiste la parola precisa: sùrtidu... ciascuna frazione di sonno fino ad ogni risveglio (non mi proponete pisolino, pennichella, sonnellino, che hanno differente valore semantico e al massimo rappresentano solo una parte del significato). Su sùrtidu è un'unità di misura ancestrale, quando è unico vuol dire che si è ben dormito, ma più comunemente se ne hanno lunghi e brevi... poi ci sono quelli del mattino, intorpidenti, e l'ultimo è avvezzo al sogno, al sogno che si ricorda.
Così sono nati questi versi, dall'ultimo sùrtidu di un mattino di fine primavera; dittati, magari non da Minerva e Apollo, ma tant'è; peraltro io non sono Dante... Fu la prima volta, perchè è accaduto di nuovo, alcune altre... Un fenomeno delicato, piacevole... E come non cercar di trarre insegnamento dal poeta? "I' mi son un che, quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch'e' ditta dentro vo significando...".
Brutto ferire quest'atmosfera con annotazioni tecniche, ma devo dire, per quanto possa essere critico di me stesso, che considero questo brano un preciso punto di svolta della mia maniera ("Voi ch'avete mutata la mainera/ de li piagenti ditti de l'amore...) di versificare.
(XVII.XXIX-10.6)
23:48 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: memoria, movie, black, white, sogno, miele, eden, ancestrale, maniera, amore | OKNOtizie |
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31/12/2010
CUMPARIT FEMINA A SU NOBIL CORU
Cumparit femina a su nobil coru,
narat sa manera 'e unu movimentu
cun raxinas de Marmilla a Gennargentu,
de Casteddu fintzas a Logudoru.
Cun issa ia bolli fai s'edad' 'e s'oru;
fillus e cumpangius sigant su bentu,
ca est tempu de sardu resorgimentu:
no prus preitza, ken' 'e tzapu est su moru.
Ohi! Torrai a inghitzai de Giommaria.
Ma atrus cent'annus no depint passai
chena de ci bogai sa genti stràngia.
Nous fidelis a Marta e no a Maria,
po sa causa a totu tundu traballai
de natzione Sarda nosta cumpàngia.
Composta lo stesso giorno della precedente, frutto della stessa esaltante ispirazione, ma quanto è intima quella, tanto è politica questa; quella si ispira all’amore stilnovista, questa a quanto di ipoteticamente sovversivo ci fosse nei Fedeli d’amore.
Un flash che viene letto in due modi diversi: il piacere dell’amore intimo, ma anche la celebrazione dello stesso in un impeto libertario e rivoluzionario in cui la donna amata è ispiratrice e guida, come Beatrice con Dante.
(XVI.XXVIII-6.4b)
Traduzione:
Una donna si presenta al cuore nobile (1),/ gli dice il modo di fondare un movimento/ con radici dalla Marmilla al Gennargentu,/ da Cagliari fino al Logudoro./
Con lei vorrei realizzare l’età dell’oro;/ figli e compagni seguano il vento,/ perché è il tempo del risorgimento sardo:/ non più accidia, il moro è senza benda (2)./
Ahi! Dover ricominciare dai tempi di Giommaria (3)./ Ma altri cento anni non devono passare/ senza che lo straniero sia cacciato./
Nuovi fedeli (d’amore) (4) a Marta, non a Maria (5) ,/ lavorate a tutto tondo per la causa/ della nostra compagna nazione sarda.
Note:
1) Diretta ispirazione ai versi del dolce stil novo.
2) Riferimento alla bandiera sarda dei quattro mori, introdotta in Sardegna dai catalano-aragonesi, che rappresenta le teste dei re saraceni quali trofei di guerra. Questi re per tantissimo tempo venivano rappresentati con la benda sugli occhi, la ricerca storica ha dimostrato che la benda, simbolo di regalità, stava invece sulla fronte.
La bandiera dei quattro mori è ormai entrata nella tradizione sarda e i mori hanno perso il senso originario di nemici.
Avrebbe più dignità ad essere la nostra bandiera, la quercia sradicata degli Arborea, che diedero alla Sardegna (quasi unificata da loro) gli unici secoli (quasi sette) di governo indipendente dallo straniero.
3) Giovanni Maria Angioy, il più eccellente dei patrioti sardi. Tra settecento e ottocento combattè per la liberazione della Sardegna dal giogo dei Savoia.
4) Nuovi fedeli d’amore era il movimento che legava i poeti del dolce stil novo, e pare avesse anche fini politici, velati anche nei loro versi.
5) Marta e Maria, in Dante (Comedia) rappresentano l’una la vita attiva e l’altra la vita contemplativa, con riferimento al Vangelo (Lc. 10,38-42).
20:12 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: femmina, cuore, logudoro, oro, dante, sardu, mori, fedeli, amore | OKNOtizie |
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30/11/2010
DONNA M’APPARE E MI PLACA IL CUORE
Donna m’appare e mi placa il cuore,
ha preso e avvolto il mio pensiero,
ei in lontananza parmi sia Amore
ma da vicino disconosco ‘l vero.
La gota sua spande il mio ardore,
Eros ha impetrato il sentiero
e benché interdetto dal furore
ho chiesto le sue labbra guerrigliero.
Come sole nel primo equinozio
da splendente tosto s’è oscurato
al passo di nube in precipizio,
così il suo volto da giocondo, irato
mi mostra della luna il giudizio.
Tramo l’ignoto e capto l’errato.

La ripresa intensa e approfondita degli studi letterari ha ispirato questo sonetto di vago sapore stilnovista.
Uno sguardo fulmineo e inatteso, un contatto, una tenerezza, e altrettanto improvvisamente il percorso opposto ugualmente imprevisto, sorprendente e per certi versi inquietante ed enigmatico.
08:00 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | Tag: donna, pensiero, amore, ardore, sentiero, furore, guerrigliero, equinozio, sole, luna | OKNOtizie |
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28/03/2010
ABOUT PROMENADE...
Scusa se ti chiamo amore
e son lievi queste parole...
Minerva spira d'improvviso
ora ch'è ita mi rendo conto.
Queste notti abbracciato a te
l'hanno scossa... Sorpresa, paura...
della libertà del nostro a.
Flash all'inizio di via Giulia
che percorriamo avvinghiati,
ogni dieci passi un bacio.
In fondo, al centro della piazza,
violeremo i sampietrini
sfilandoci il nostro casual,
con l'approvazione delle acque
fluenti oltre il muretto...
e il traffico lento ammiccante.
Stupenda la presentazione...

Interrompo la pubblicazione dei versi in limba e anche la proposizione cronologica dei miei brani, per pubblicarne uno relativamente recente, esattamente di un anno fa.
Diverse volte in passato mi è stato chiesto di pubblicare brani attuali, fino ad ora ho seguito la mia linea, se adesso faccio un'eccezione è perchè ci sono dei motivi molto importanti.
Il brano, scritto il 28 marzo dello scorso anno, è dedicato alla donna che amo, è passato un anno e la amo sempre di più. E' un momento difficile ed è necessario che lo dica al mondo che il mio cuore è impegnato con Lei, e inizio qui.
Il brano, in novenari in parte irregolari, ha un titolo che porta il suo nome, dunque qui ne compare uno provvisorio.
A Roma per la presentazione del mio libro, utilizziamo la mattina per visitare la città, le nebbie del ricordo si alzano all'inizio di via Giulia che percorriamo tutta, ebbri di passione, finchè alla fine, dove la via si congiunge con il Lungotevere ci stendiamo sul selciato...
23:46 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: outing, g, presentazione, libro, sogno, amore, passione, selciato, roma | OKNOtizie |
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31/12/2009
VIDA PASSADA
Chi bidessi sa bidda mia
comenti in su settixentus
ia a poni totu in u’ museu.
Su bixinau de Santa Maria,
de ‘ias che mori e muru sicu,
ammentat ateras bisuras,
bestis, simbillantzas, sonus e
pentzamentus... de su connotu.
Intrai chitzi in dom’e jaiu,
su forru allutu fumiendi,
issu giai andau a traballai.
Giogai in pratza e in su stabi...
m’ispantat su lacu de pedra
e med’ intenantus apicaus.
Mirai sa colunna de linna
strambeca e trota che caboru
e su potabi a fentaneddas
cun is crais de santu Pedru.
Apu biu feminas, lompendi,
frighendi in s’oru ‘e s'arriu;
ateras, cun mòida ‘e giogheri,
strantaxas a broca in conca
aximai no potessint pesu
e ominis a cuaddu pe’i’ bias.
De noti sterrint su mantalafu
in s'intabau e dromu assebiu,
chentza timoria de mommotis
de circai asuta ‘e su letu.

Prosegue il filone dei versi "in limba".
Qui l'amore per le proprie origini si perde negli antri della memoria ereditaria, in cerca di pietre, oggetti, paesaggi, sensazioni, vissute in un tempo molto lontano dai nostri avi, senza l'esistenza dei quali oggi non ci saremmo noi.
Traduzione:
VITA DEL PASSATO
Se vedessi il mio villaggio/ com’era nel settecento/ metterei tutto in un museo./
Il quartiere di Santa Maria,/ dalle vie come sentieri e muri a secco,/ ricorda altre vedute,/ vesti, sembianze, suoni e/ pensieri… del conosciuto*/.
Entrare presto in casa di nonno,/ il forno acceso fumante,/ egli già andato al lavoro./
Giocare nel cortile e nel loggiato.../ mi incuriosisce il lavatoio di pietra e tanti oggetti appesi./
Guardare la colonna di legno/ strana e storta come un serpente/ e il portale a finestrelle/ con le chiavi del tipo di San Pietro./
Ho visto donne, mentre arrivavo,/ lavando (i panni) in riva al ruscello;/ altre, con movenze da acrobata,/ ritte con anfore in testa/ come non portassero alcun peso/ e uomini a cavallo per le strade./
Di notte stendono il materasso/ nel pavimento di legno e dormo tranquillo,/ senza paura di spettri/ da cercare sotto il letto./
* su connotu: letteralmente il "noto", il "conosciuto", cioè le leggi non scritte, gli usi e costumi, la tradizione.
SARDINIAN bonu annu nou
INUIT Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
20:02 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: storia, tradizioni, quotidiano, passato, buon, anno, 2010, auguri, amore, cuore | OKNOtizie |
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31/01/2009
UNA VIOLENZA (prima gioventù - IV)
Pensarla con altri era infondato.
Chiede di me, mi ritiene immaturo.
Ispira i miei pensieri.
I miei occhi si fanno intransigenti,
le lacrime tornano sui suoi occhi.
Rispondo al suo saluto,
"Cos'è successo...", è pace? Decreta:
l'attrazione mentale e fisica is over,
la mia facondia spaurirebbe le donne;
e io: ancora insieme, un viaggio...
“Verrò al tuo letto per averti”,
“Dovrei bere tre bicchieri di vino,
due giorni fa sarebbe bastato niente”.
Fallisco il tentativo di insidiarla
ma non è riluttante ai miei abbracci.
“Ti farò sapere quando me la sentirò”.
Non riesco a rispettarla:
“Non trattarmi come una puttana!”.
Come dogmi ha assunto le mie idee.
L'amore tenuto vivo dalle lettere:
“Hai smentito quell’immagine di te”.
Equivoca dissacrazione degli scritti.
Occhi splendidi, corpi a contatto,
morbidità conosciute, si abbandona;
mi trovo ad un passo dal successo,
poi "Arbeit macht frei" rovina tutto,
inusitata torna in lei la collera.
Overdose di espedienti!
Resa gelosa, per rappresaglia,
fa la licenziosa con chiunque.
Ricaduta nel litigio, tensione,
dolore, odio, la insulto con ira;
le urlo di non guardarmi più.
Follia, "giochiamo" a ignorarci,
poi mi parla, è misericordiosa,
in me voglia sadica di ferirla,
convinto inoltre a disprezzarla.
E’ cosciente di avermi annullato.
Gridi offensivi repressi dentro.
La sua partenza è un sollievo,
ma la gioventù non è finita...
Ultimo atto (anche se non ultimo in assoluto) di questa storia che ha attraversato, quella che ho definito, la mia “prima gioventù”.
Avrei voluto cambiare il titolo, perché la parola “violenza” evoca fatti ben più gravi, ma l’incedere dei versi e l’aver vissuto quei momenti, non mi rende la situazione con un’altra espressione. Nessuno più di me è attento al vero significato delle parole, ma sono anche convinto che esse possano essere relativizzate in un contesto ben definito e dichiarato.
Tratto di un dolore atroce, a tratti acuto, come un sasso in faccia, che può essere servito ad attenuarne altri in età più matura. Comunque una profonda ferita, che il ricordo rende ancora viva e la cui cicatrice resta nella vita.
Anche questa parte è stata composta insieme alle due precedenti.
Il brano non ha subito modifiche sostanziali, eccetto qualche correzione letteraria e aggiustamento metrico. A questo proposito posso segnalare che il viaggio del verso 10, s’intendeva in Inghilterra e che il verso 33 indica profondo disprezzo, non facilmente esplicabile a parole. Il tempo e gli eventi hanno ovviamente modificato questa situazione.
23:06 Scritto da: thewasteland in canti dell'io | Link permanente | Commenti (22) | Segnala | Tag: violenza, amore, dolore, rabbia, tradimento, disprezzo | OKNOtizie |
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30/11/2008
DOLCE AMORE (prima gioventù - II)
Pochi passi e potrei vederla,
ma la paura dell'incognito mi blocca.
L'incontro: uno sguardo irraggiungibile...
"...E' impossibile che possiamo lasciarci".
Il suo corpo attraente unito al mio
nella mia stanza, finalmente...
nella piazza, nella strada, nel mio letto.
Volontà comune di stare da soli.
Membra su membra vicino alla sorgente,
poi, confessioni che feriscono
relative alla sua estate silente,
uno schiaffo (morale)... e sensi di colpa,
assai confuso tra generosità ed egoismo:
lei non mi ha mai rimproverato niente.
La sera, in segreto come amanti,
fuga in campagna, roventi di desiderio,
valutiamo se è tempo di fare l’amore,
tuttavia viviamo una nuova dimensione.
...Saprò poi cosa è accaduto
per il suo tardo rientro a cena.
Timore che la portino lontano,
lei nonostante tutto non dispera.
Sacrificio di Gesù vissuto insieme,
pranzo da me, attenzione, poco pathos.
Evasione in cantina, vino e musica,
la eccita il bagnarmi con l'acqua.
Stasi, troviamo il modo di appartarci,
si abbandona al desiderio, al piacere,
geme, sospira, ci amiamo sul divano.
Un suo dono e parole d'amore.
L’hanno portata via, non mi sento esistere,
fuggo la sofferenza, cerco alienazione,
tuttavia la sua assenza grava su di me.
Ci controllano, ci incontriamo come ladri;
sta male, ci amiamo, vive in me,
si rasenta la felicità, l'impeto è forte.
Cambia di colpo, non la capisco,
mai vista così fredda, panico, angoscia.
Lo straniamento cresce nel bosco:
non ricorda che è il nostro Paradiso.
Il turbamento del mattino è superato
dice che era dovuto alle sue cose...
ma il nostro amore corre rischi
perché attenderli? usiamo il nostro tempo!
Altre partenze... preparano il mio corpo
ad accogliere il suo con brama,
ne dipendo, mi ha assuefatto.
Ci sorprendono, ci minacciano.
Irriducibili ci incontriamo di nascosto,
underground music sopra i nostri amplessi,
i suoi spasimi appagano le mie voglie
che raggiungono una sintonia totale,
nel dar luogo a sfrenati istinti erotici...
Strano, dopo, trovarsi tra la gente!
Dopo il top, il declino, vacche magre,
è dolce, ma per me dice stranezze.
Vorrei appartarmi con lei
ma l’interdizione è efficace,
subiamo spiacevoli discorsi...
Strappo una visita al Ponte
che ci vide in tempi migliori;
prende l'iniziativa, ma ha parole pungenti.
L'ingenuità non mi fa notare
che tra noi qualcosa muore:
canta il cigno sul nostro amore.
Basta! Ci vien detto in faccia crudamente.
La partenza dei suoi non è quella sognata
... nel "giorno della scalogna", per chi?
Mie carezze rubate, disperazione,
ha deciso di finirla, è spietata,
mi aggrappo alle sue contraddizioni,
cerco di averla, mi piange davanti.

Molte volte la verità può sembrare banale, allora la sperimentazione lascia il campo alla normalità, alle mere senzazioni. Considero una ricchezza averle provate e così presto; la delusione che ne è seguita, il dolore straziante acutissimo, poi diluito nel tempo, non sono riusciti comunque a travolgere quelle sensazioni talmente vive nel ricordo da essere palpabili.
La ragazza è la stessa del brano precedente. Un amore che si era presentato come eterno svanisce in una sofferenza uguale ed opposta, in poche ore, non perchè sia finito, ma per una scelta obbligata da una parte non accettata dall'altra.
Per il motivo detto sopra il brano non ha subito modifiche sostanziali. Cito le correzioni degne di nota, allo scopo di consentire una analisi della banale verità percepita in tempo reale, visto che il brano è stato steso poche settimane dopo gli avvenimenti:
verso 13: “assai confuso tra generosità ed egoismo” era “via l'egoismo e il maschilismo in me”
verso 37: “Dopo il top, il declino, vacche magre” era “Cambia di colpo, non la capisco”
verso 58: “ma l’interdizione è efficace” era “ci si ostacola”
verso 66: “Basta! Ci vien detto in faccia crudamente” era “anche sua madre dice basta!”
verso 71: “mi aggrappo alle sue contraddizioni” era “si contraddice, diventiamo nemici”.
21:43 Scritto da: thewasteland in canti intimi | Link permanente | Commenti (19) | Segnala | Tag: dolce, amore, passione, adrenalina, ostacoli | OKNOtizie |
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23/10/2008
PRIMA GIOVENTU'
La prima donna che mi ha amato
ha segnato la mia prima gioventù,
mi ha donato sicurezza e paure,
subitanea esigenza di liberazione
dagli stretti legami congeniti.
In purgatorio ricerca di altre,
inibito da periodiche sue lettere.
Nei momenti di isolato sconforto
la sua assenza mi feriva il cuore;
incapace di stare solo e sperduto,
cercai distrazioni, la adombrai,
ammisi che ero stato con un’altra.
Ante, illa! La attesi d’estate,
non venne e non scrisse più:
che dolore nell’eremo Alienazione!
Alcol, birra, vino, donne non amate,
incapace di accettare la realtà,
ma speranza viva e lei nella mente.
Al progressive festival mi placai
perché si era in dimensione sogno,
just ineffable oniric situation
in cui si scordano fatali crudeltà.
...Aspettavo un minimo di fulgore
e ne fui inondato, finalmente.
Riprese la realtà, delusioni, pene,
incomprensioni della gente aliena.
Sollievo all’idea che Lei mi capisse,
pensiero sulla vita futura insieme,
concepita difficile perché Cristiana,
non lo nascosi e assentiva confusa.
Nell’attesa la mia anarchia bloccata:
no a ingiustizie e domini; educazione
a libertà, pace e giustizia universale,
distogliere le menti dal condizionamento.
Fu la mia scelta di vita e lei si chiese
se il nostro amore fosse sopravvissuto.

In base al discorso fatto per i versi precedenti “prima gioventù” mi sembra un titolo esagerato, ma alla fine ho deciso di tenerlo a testimonianza delle sensazioni di allora. Difficile definire l’età di transizione. Mi ponevo il problema soprattutto perché i versi trattano di un periodo molto ristretto, meno di due anni, tra i 17 e i 18… Tuttavia va benissimo perché secondo me ci sono tante gioventù.
La protagonista è già ampiamente presente in altri versi, cito Enigma… Sostanzialmente il brano riguarda un lungo periodo in cui stemmo lontani, con vago riferimento ad altri fatti del periodo e con alcune autocitazioni.
Qui le modifiche sono un po’ più importanti e le segnalo:
verso 6: “in purgatorio” era “nella sua lontananza”
verso 11: “la adombrai” era “la scordai”
verso 13: era “Quell’estate la aspettavo”
verso 15: “che dolore nell’eremo” era “sarei morto senza”
dal verso 17 al 34 il testo era questo:
“…ma non morì la speranza, nel tempo del dolore.
Con lei nella mente, incapace di accettare la realtà.
Al meeting non soffrii
perché là tutto era diverso,
in quell’atmosfera si scordavano
le crudeltà della vita.
… Aspettavo un po’ di luce
e ne fui riempito, finalmente.
Nella vita delusione e dolore,
incomprensione della gente.
Lei poteva capirmi
e pensavo alla vita futura insieme,
difficile perché Cristiana
e non glielo nascosi.
La attendevo e la mia anarchia non maturava:
niente ingiustizie e comandi: sensibilizzazione,
uguaglianza, pace e libertà tra tutti:
distogliere le menti da un condizionamento disumano”.
11:53 Scritto da: thewasteland in canti intimi | Link permanente | Commenti (46) | Segnala | Tag: amore, cristianesimo, comunismo, anarchismo, onirismo, rock | OKNOtizie |
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30/09/2008
ADOLESCENZA
Sentirsi adulto, ma trattato da bambino.
Vivere dai nonni;
il piacere di pensare ragazze
e l'emozione di vederle;
fremere in presenza di una,
ma sognarne tante.
Riunione della famiglia
sotto il tetto natale.
Prime lettere d'amore
per la più ammirata:
incoscienza, impacci, rossori.
Smania di rivelare i sentimenti,
sequela di delusioni,
imparare ad indugiare.
Detestare i tipici complessi,
ritenersi disprezzati.
Primo viaggio in terraferma
at Roma caput mundi;
un incontro piacevole,
una passione da sviluppare,
un rapporto ancora impari.
Innamorarsi davvero un pomeriggio
solo vedendo un viso,
alla soglia degli studi superiori.
Non riuscire a studiare
nella sede della scuola,
memoria di un tempo desolato,
unico sollievo l'alienazione,
senza sostegno i pensieri.
Fuggir l'angoscia oristanese,
viaggiare dissipando energie:
arrendevolezza alla negatività,
tempo sprecato senza valore.
Attraversare ancora il mare
per un luogo avvertito opprimente,
gocce d'ingiustizia, poca libertà;
germinale di contestazione,
ancestrale coscienza rivoluzionaria.
Prurigini con compagna epistolare,
la mente altrove.
Esser ribelli a Karalis,
impavidi di mostrare il proprio io
nelle idee e nell'estetica.
Vita filosofica
in un paese chiuso in se;
contemplazione del futuro e del presente,
bisogno d'affetto.
Libertarismo emarginato,
non gradito, forse odiato,
perder fiducia, guadagnar diffidenza;
in crisi divenir se stessi
con la poesia per amica;
grande avvenimento
parlare con una donna.
Nel camping vacanza
vissuto come prigione,
l'analisi anti-ipnopedica
ancora poco chiara,
ma cresceva la ricerca.
Lentissimi progressi
dei contatti con l'altro sesso,
primi vincoli veri.
Prime fusioni dell'adolescenza,
superamento di molti timori,
sviluppo di desideri spirituali.
Ricostruzione dell'io.

Come per la mania di voler scrivere versi per ogni pianeta e altri elementi della galassia, la stessa cosa valse per i periodi della vita: nascita, infanzia, fanciullezza e così via. Insomma appunti a future “Memorie”.
L’età è sempre diciotto anni: non mi sentivo più adolescente... forse non lo ero del tutto o non lo sarei più stato di lì a poco. Ho notato che oggi l’età adolescenziale viene spesso spostata in avanti a seconda delle opportunità, talvolta anche oltre i venti anni: si parla di gente che vota, ha la patente ed è già fuori di casa!!! Mah!
Lo stile è simile agli ultimi due brani della serie, già visti. Anche in questo caso sono riportati i flashback del momento, gli avvenimenti più vivi, ritenuti più importanti.
Anche qui c’è stata una rielaborazione che non ha modificato la sostanza, ma lo stile, l’esposizione. Vale il discorso fatto per “Fanciullezza”, qui le modifiche sono ancora minori e senza storia.
23:17 Scritto da: thewasteland in canti intimi | Link permanente | Commenti (38) | Segnala | Tag: adolescenza, amore, emozioni, poesia | OKNOtizie |
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31/07/2008
FANCIULLEZZA
Scontento lasciai il paese natale,
dovetti abituarmi alla nuova dimora;
trovai altri amici per giocare
e presto condivisi con una bimba
le mie passioni di fanciullo.
Primo giorno di scuola, fermento,
tra sconosciuti piansi disperato
e disertai la classe assegnata
rivendicando la soluzione gradita;
rappresaglia: del maestro il sarcasmo!
Ricostruivo il mio microcosmo,
nostalgico di piaceri infantili:
un giro in automobile, fantasie...
Classe mista! Nel mio vico si giocava
con riti della tradizione contadina:
il salto di una fila di fuochi
nella calda notte di San Giovanni.
Suggestione dalle strisce western
all’origine della tenda indiana,
culto annuale, da noi piccoli imitato.
Vaghi ricordi del primo alloggio,
minestroni e sieste ingoiati a forza,
ciak sui nuovi vicini ventinovenni,
uova predate a galline ruspanti
in terra nullius. Trasloco di fronte.
Le paure del cinema di morte,
lugubri egizi m’incussero terrore.
Pensieri volti a compagna di classe
per cui tutti andavamo in sollucchero
e ad avventure fantastiche in treno.
Davamo la caccia ad inermi locuste
con armi di legno riprese da fumetti.
Stupore e incoscienza per un lutto
che colpì la mia amica di giochi,
la famiglia emigrò. Finestra sul mondo.
La nuova vicina coetanea e moralista,
nata chissà in Scorpione? Dominava...
I calzoni corti per giocare a calcio
accanite partite in strada tra rivali.
Se imposti disertavo messa e dottrina.
Non amavo la vita lontano da casa
in colonie controllate dalle suore.
L’impulso a prender la bici che babbo
usava per andare al lavoro... sfasciavo.
Su bascu, ispetzionai sa linea, a cassa.
Le assenze del maestro in aula
pretesto per sfogo di impeti e sfide,
distrussi un lavoro della classe
confidando su un salto più lungo.
Radio, Congo, America latina, tv ragazzi.
Si esplorava il mitico fiume
e il nuraghe divenne la fortezza;
il rito di iniziazione nel torrente,
le discordie, la scissione, la rivolta.
Recinti di filo in giardino...
classica caduta nella fontana
Battaglie, invasioni, giornaletti,
desiderio di contatti femminili.
Infiniti fatti non riferiti, offuscati.
Inconsapevolezza della verità, miraggi.
Il tempo delle Scuole Elementari ricostruito a diciotto anni. Rivedendo il brano, mi sono reso conto di tanti particolari trascurati, come se lo scorrere del tempo rendesse più nitido il ricordo del passato.
Cinque anni per un bambino sono una vita, un tempo lunghissimo vissuto intensamente, lentamente. Man mano che si cresce i ricordi e gli episodi si moltiplicano, si affollano nella mente, chiedendo attenzione... se non si opera una scelta drastica, selettiva, non se ne esce: così è stato.
Il titolo è originale, ispirato ad una sorta di versificazione pedagogica, di formazione, che ha avuto seguito per qualche tempo.
La complessità di dover raccontare un periodo della vita in versi, richiama qui e là, tanta retorica, più o meno percepita in base a stati d’animo ed epoca vissuta. Pertanto il brano, proprio fisiologicamente, per elezione, ha subito un rimaneggiamento che non ha interessato in modo particolare gli episodi, ma il modo di raccontarli, privilegiando il flashback all’esposizione meramente prosaica, pur presente. Sarebbe dunque inutile segnalare le variazioni, per capirne la portata, mi limito a citare gli ultimi tre versi della prima stesura, condensati in uno solo:
Poca coscienza di verità,
lontani i tempi di rivolta,
irrealtà su ogni fanciullo.
(per ascoltare il brano mettete prima in STOP il lettore sulla colonna sinistra)
23:08 Scritto da: thewasteland in canti intimi | Link permanente | Commenti (37) | Segnala | Tag: infanzia, fanciullo, scuola, giochi, amore, ederlezi | OKNOtizie |
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25/04/2008
ENIGMA
Questo giorno è importante per te,
nascesti e forse pensi come.
L’uomo che hai scelto come parte
ha bisogno della luce del tuo volto;
ormai nel mondo più nessuna
potrà averlo come compagno di vita.
Libera, conquistando nuovi diritti,
diventasti regina da bimba;
se prigioniera, evadevi col pensiero.
Mascheravi molto bene
i sentimenti,
i tuoi desideri
li trasmettevi
nella mente altrui
stravolti.
Sei sempre stata influente
e per me relegato nell’ombra
eri una grande incognita.
Affinando la tua bella figura
hai goduto la gioia spensierata
con l’aiuto del tuo corpo fremente.
Ora hai trovato la tua vita
avendo conosciuto l’amore
e fatto felice un essere.
La tua indole estrosa
non è mutata,
nella lotta per il trionfo,
nello speciale brio;
volendo puoi simulare
ogni tua azione.
L’incanto, sostituendo la tristezza,
ricorda il tuo viso a qualcuno
che sorride all’invito d’amore.
La voglia di creare nuove vite
scaturisce dalla tua pelle,
poi l’immagine scompare.
Chi ha scorto in te umanità
e padronanza di idee
lo hai scelto e ti attende.

Questo è un omaggio al mio primo amore (mentre era in corso e si avviava al suo anniversario) in occasione del suo diciottesimo compleanno. “Primo amore” non è certo una definizione chiarissima: in questo caso mi riferisco a quello vero, militante insomma, non una cotta effimera tra i banchi di scuola o un’angelicata unilaterale.
La protagonista la conosciamo già, è la stessa di Momenti di un amore, Paradiso I, Paradiso II, Alienazione transitoria.
Il titolo originalissimo era il nome della ragazza, subito modificato per la necessaria riservatezza. Enigma è un riferimento alla donna in senso lato, al mistero che si cela dietro ognuna di loro e che credo di essere ancora lontano dal risolvere.
Pochi gli emendamenti al brano originale:
verso 6: "compagno" era ideale
verso 7: "conquistando nuovi" era “valendoti dei tuoi”
verso 17: "relegato" era appartato
verso 25: "estrosa" era profonda, poi singolare
verso 31: "sostituendo" era assopendo
verso 34: "La voglia" era “Il sapore”
verso 39: "e ti attende" era “è il tuo fedele”.
Nel brano si alternano due scelte metriche, ma originali.
01:50 Scritto da: thewasteland in canti... per Eva | Link permanente | Commenti (31) | Segnala | Tag: amore, poesia, sentimenti, enigma | OKNOtizie |
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05/10/2005
ERMETICA
Fui allucinato sulla strada,
ancora risento di quel fenomeno;
una visione, un movimento, uno sguardo,
un nuovo fascino mi colpì.
Trovai che l'accaduto
fosse senza precedenti,
così mi misi alla ricerca
dello stimolo che mi invase;
poi la volontà mi abbandonò
per fare posto al caos,
celai i miei sentimenti
ma qualcosa li svelava,
la reticenza non poteva
nascondere la verità.
Una figura si fa nitida:
è la stizza che apre gli occhi,
mi lascia desolato ...
cerco visi incoraggianti;
non capisco se mi deride,
mi disprezza o simula.
In certi istanti scorgo un volto
che si perde nel mio,
ma si scuote tanto presto
e impassibile si dilegua:
è convinta di conoscere i miei sentimenti
non più palesi come un tempo,
perciò è ardita la sua certezza,
che crudelmente potrei smentire,
sto titrovando le mie forze
per combattere ad armi pari…
Versi composti a diciassette anni e dedicati a un grande amore adolescenziale, rimasto platonico e mai apertamente dichiarato, anche se spingersi a tale affermazione è come dire che il sole gira intorno alla terra. In realtà di dichiarazioni ce ne furono “mille” e nelle più svariate forme, anche se mai nel modo più normale, la parola diretta. Credo di non averci mai parlato, a parte qualche monosillabo pronunciato a fatica. Qualcosa di più avvenne attraverso gli sguardi.
In sostanza fu un supplizio durato pure diverso tempo. Appena sapevo che lei c’era o la incontravo, l’istantaneo piacere che mi dava quel volto o il suo ricordo, andava di pari passo con una grande sofferenza per la convinzione che fosse un amore impossibile, tuttavia alimentato da illusioni, disillusioni, pianti, gelosie, capi chini, rossori, fino all’irrazionale rancore.
La voglia di vederla era quasi pari alla paura che ciò accadesse, per un senso di inadeguatezza che mi tormentava.
Sei anni - un arco di tempo che va dalla licenza media alla maturità - ci sono voluti perché questa “cosa” si affievolisse e così è stato anche per il subentro di altri amori e dolori meno effimeri...
Il brano è stato scritto nella fase “calante”, come una sorta di rivalsa, probabilmente per reazione a un suo atteggiamento “snob” verificatosi pochi giorni prima. Come dire ormai ti ho messo in non cale.
Il titolo originale era un acronimo che ebbe la sua notorietà, Fame, con per sottotitolo Un fascino sempre nuovo, diventato poi il principale, che a sua volta aveva come secondario quello attuale.
I versi, a metrica libera, hanno subito alcune correzioni, ma la sostanza è rimasta inalterata, fatta salva la rimozione dei quattro finali, una sorta di resa che vanificava lo scopo del brano: “Perché impedirmi di tentare/ di realizzare le speranze;/ come posso accantonarle/ se ho del buono da costruire?”/.
(IV - 16.09)
20/09/2005
DA UNO SGUARDO DI BAMBINA
... Uno sguardo di bambina
ha riempito qualcosa dentro me.
Era là che giocava
con i suoi amici,
poi ha alzato gli occhi
e mi ha guardato dolcemente;
così ho visto la pace,
ho capito il messaggio di Cristo,
il perché devo tornare bambino;
ma non basta che lo diventi io solo,
non basta che lo diventino tanti,
non basta che uno solo non lo sia.
Se un giorno diventeremo tutti bambini
realizzeremo la Libertà.
Nello sguardo di quella bambina c'era amore:
io provo amore per lei,
io amo i bambini,
vorrei essere come loro
e soffro vedendo quanto poco lo sono.
Incontrando un bambino
incontro il giusto
e sorrido al giusto
e il giusto mi sorride
e qualcosa si riempie dentro me.
Adolescente, tornavo da scuola, percorrevo l'ultimo tratto di strada verso casa; mi imbattei in un gruppo di bambini che giocavano.
Al mio passaggio una bambina, un angelo bellissimo con gli occhi blu, si fermò e mi guardò sorridente, risposi al sorriso e continuai...
Questo attimo si è fermato nella mia mente e ancora oggi ne serbo memoria.
Qualche tempo dopo scrissi questo brano nel tentativo di descrivere quell'emozione, dandogli un profondo significato di pace.
(VI - 12.12)










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