30/03/2012

PORTU MAGA

L’arcale del verone della casa

introduce l’espressione distesa

su un orizzonte di cielo e mare

di varietà d’azzurro e turchese

con chiazze d’asuletu e cobalto.

 

Visioni di acque d’altre culture

scorron nei rii tra lavatoi di pietra,

àmbito antico di incontri tra donne

di villaggi in odore di battigia,  

in un fluire perpetuo alle foci.

 

E’ lieve la contesa tra i venti,

una leggera brezza da vespero

crea un moto ondoso mancino      

contro scogli modellati dal tempo,

poi la sera schiavo spinge in Africa.

 

Nell’aria appare un unico nembo

che si rispecchia sul mar di Sardegna,

un grigio perla che sfuma gli abissi.

La casbah silenziosa ci contempla

testimoni di questa esistenza.portu maga.jpg

A tre anni dal sogno - forse fuori contesto (almeno) narrativo – se c’è un briciolo di poesia in questi versi, è dedicato a te (V)* in questo giorno simbolico e importante.

Portu Maga è una delle spiagge della Costa verde, appartenente al territorio di Arbus, nella Sardegna centro occidentale.

Un giorno d’estate di qualche anno fa mi affacciai al balcone della casa, guardai, pensai, sognai... poi scrissi qualcosa su un foglio.

(XXI.XXXIV - 1.7)

 

Note:

Metrica: endecasillabi sciolti.

Verso 5, asuletu: azzurrante per bucato, in italiano regionale sardo anche azzurrino. Colorante blu scuro che usavano le mie nonne per risolvere le scoloriture.

Qui usato nell’accezione di colore, varietà di blu.

Richiama l’intera strofa successiva.

Verso 12, vespero: vento che spira da Ovest Nord Ovest.

Verso 15, schiavo: vento che spira da Est Nord Est.

Verso 19, casbah: nel senso di villaggio.

26/10/2010

TANJA

Come balsamo, serbo memoria
di quella carrozza, a Mosca,
ove sentii i tuoi seni
e lisciai duro le tue cosce.
Tu interdetta tollerasti
e fremeva tutto il tuo corpo;
ti indussi in cantina,
ma ti negasti in nome di Julca.
La tua costante presenza
rende evidente l'impotenza
del mio corpo malato, ma vivo,
tra queste mura chiuse da sbarre.

tanja.jpg
Una mascalzonata! Un Gramsci erotico, novità assoluta, dissacrante... In realtà un pensiero a un Gramsci vivo, umano, comune, nel periodo trascorso a Mosca nel 1925.
Ancora oggi il rapporto tra Tatiana Schucht e Antonio Gramsci, resta velato di mistero. Per approfondimenti posso segnalare due interessanti libri: Lettere 1926-1935 di Antonio Gramsci e Tatiana Schucht (a cura di Aldo Natoli e Chiara Daniele), ed. Einaudi e La Russia di mio nonno. L’album familiare degli Schucht di Antonio Gramsci jr., ed. L’Unità.
Gramsci si recò per la prima volta in Russia nel 1922 a rappresentare il Pcd’I nell’esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista. Malato, ricoverato per le cure del caso, conobbe Eugenia e Giulia Schucht, che sarebbe diventata sua moglie.
Solo nel 1925 conobbe a Roma Tatiana Schucht, sorella maggiore di Giulia, poco prima di tornare a Mosca per un altro esecutivo dell’IC.
Nel Novembre 1926 venne incarcerato dai fascisti, fino alla morte avvenuta nel 1937.
(XVI.XXV-5.11)

31/08/2008

ESALOGIA

LIBERAZIONE
L'hai il pollice?
Allora alzati all'alba
e raggiungi l'autostrada
per fermare le corse.
Uno stridore di freni
percuote le tue orecchie
e un'automobile ti porta via.
Corri verso la liberazione,
verso l'imprevisto,
verso la montagna
dove l'acqua sgorga
dalla terra e conforta
la tua esistenza.
Il giorno è troppo breve
per godere di ogni risorsa
e il tuo animo combatte,
vuole stare là con la natura,
evadere il mondo corrotto;
eppure tu tentenni,
ti imponi di tornare:
dormirai nel tuo letto,
ti alzerai, lavorerai, mangerai,
dormirai nel tuo letto...

VAGONE
Un rumore mi sveglia,
l'ambiente che ho intorno
mi stupisce...
Gia! Sono in treno,
nel mio vagone,
nella mia cabina.
Dal finestrino
il paesaggio corre,
regna il silenzio.
Lei dorme ancora.
vorrei entrare
nei suoi sogni.
Mi cruccio
per la sua assenza;
la sveglio,
sguardo fulmineo,
irraggiungibile,
Intendo: il viaggio
sarà ancora lungo.
Ci abbandoniamo
a giochi quieti.

INSONNIA
Quella casa era troppo ampia
perché io ci dormissi
un'altra notte.
Divenne un problema
assegnarmi un letto.
Dormire con te?!
Ci credevano innocenti,
tu non dicesti niente,
fulminea malizia negli occhi.
Pensavo si scherzasse,
situazione paradiso jamais veu
pericolosa, compromettente.
Mentre fantasticavo
non mi resi conto
che ti proposero di andare
dove io non volevo.
Fu una notte insonne,
passata a mordermi le dita,
primizia di occasioni perdute.

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I tre brani, insieme ad altri tre già pubblicati (L'esigenza, Suonando sulla nave, Un mondo diverso), costituiscono una particolare esalogia, in quanto sono stati composti in quarta superiore, durante l'ora di lezione, al primo banco.
Il diario riporta semplicemente "vena compositiva libera". In realtà per qualche tempo questi brani non erano "riconosciuti" tra i miei versi, li conservavo quasi come testimonianza di quella "vela" mentale, come versi spontanei.
Per dirla tutta, io e il mio compagno di banco, tutt'altro che decisi a seguire la lezione, ci sfidammo a comporre versi a tempo, ognuno di noi dava il titolo del brano all'altro e tutto si doveva risolvere in qualche minuto.
I versi sono dunque composti di getto, in una sorta di flusso di coscienza ante litteram (allora non conoscevo certo quel concetto e tanto meno Joyce), penso si sia risolto tutto in meno di mezzora.
I brani sono stati corretti, mantenendo sempre il concetto originario. Questi pubblicati sono i primi tre, seguivano poi "Suonando...", "Mondo diverso", "L'esigenza".
Sono riconoscibili in nuce le mie idee ecologiste, libertarie, pacifiste e una empirica passionalità. Essi segnano in sostanza uno spartiacque tra il primo e un secondo periodo compositivo.

podcast

31/05/2008

RICORDO DI UNA VITTIMA DI ABBANDONO

Un suono comprime organi,
delle figure passano, viste,
con un movimento monotono e confuso,
dei fenomeni chiamano parti
alla ricerca del vuoto passato.
Sente un battito dentro
vedendo enormità spostarsi,
conosce il tempo, l'esistenza;
prova emozione, ma come?
chi ha insegnato?
Avverto così l'oscuro inizio della mia vita;
il primo ieri che ricordo
alimentavo da solo il mio stomaco;
quest'isola era la mia dimora,
ha per tetto gli alberi che nascondono il cielo!
Ero diverso dagli animali miei amici.
Vidi una grande scatola sull'acqua
e degli esseri simili a me
muoversi verso l'interno,
capii molte cose seguendoli:
appartenevo alla razza umana.
Tra loro c'era una donna,
una notte la rapii con la forza.
Mi odiava parlando della civiltà,
mi chiamava selvaggio,
ma ero il nuovo per lei e mi amò,
la chiamai selvaggia.
Il battello che la portò andò via,
la foresta benedì il nostro legame.
Nostro figlio conosce i propri genitori
ed io ripenso al passato:
non ho avuto la sua fortuna.
Chi mi ha generato?
Quante volte qui si fece l'amore?
Quante volte qui cominciò una vita?
Sono il solo abbandonato
o il solo sopravvissuto?
Ma il pensiero muore rapidamente,
c'è un altro mondo per esso,
io sono un selvaggio,
so solo gettarmi sulla mia donna
quando mi aspetta stesa per terra.

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Ho in mano tre diari dei primi anni delle scuole superiori, non vorrei autocelebrarmi, ma sono un pozzo di cultura (i diari, intendo). Cercavo notizie su questo brano: "racconto tarzaniano di un  uomo abbandonato dai propri genitori su un'isola deserta. Egli tuttavia ama la sua vita selvaggia e non rimpiange la civiltà, che non conosce"...
In realtà il brano fu ispirato da un corso di inglese che raccontava la storia del personaggio di Edgar Rice Burroughs e dal brano misconosciuto di Battiato che ne era un po' la colonna sonora, eseguito dai Capsicum red. Siamo in pieno orgasmo progressive.
Il brano è nato in lingua inglese, come diversi altri del periodo, dunque il titolo originale era "A victim's memory of abandonment", con un genitivo sassone dubbio... Se la Gattacesira (the Cheshirecat) non ci avesse abbandonato potrebbe ora pontificare in merito... ora provo con un po' di cattle feed.
Il brano non ha subito modifiche sostanziali.

26/08/2007

FANTASIA

Quella mattina mi svegliai
mentre la sognavo
e per un istante
mi parve di averla davanti;
la visione, confondendomi,
ritardò il processo
di adattamento della mente
alla realtà di sempre.
La incontrai uscendo di casa
e riuscii a fermarla;
non esitò a confidarmi
episodi della sua vita,
espose la sua idea d'amore
con parole coinvolgenti,
poi trascinata dal cuore
ne parlò in modo naturale.
Finimmo per amarci
in un prato nascosto,
dove le promisi
che sarebbe rimasto un segreto.
In seguito mi venne voglia
di rivelare quell'esperienza
e senza volerlo
la misi nei guai;
dopo qualche giorno
chiunque seppe di noi,
anche i suoi parenti
la giudicarono male.
Stupidamente la privai
della stima comune
e credo mi biasimasse,
pentendosi di avermi amato.
Continuo a rammaricarmi
per aver detto tutto,
ignoravo di causare
questa grave situazione.
Prima di dormire
mi illudo ancora
di sognarla e ritrovarla,
per un'altra chance.

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L'ingenuità dei sedici anni c'è tutta. L'originale era intitolata Venere (Silly), poi (Risveglio) e ricalcava metrica e ispirazione del brano forse più famoso di Dalla. La svolta "movimentista" non mi aveva ancora preso del tutto o per niente. Sognavo e fantasticavo ancora suggestionato da pianeti e dei dell'Olimpo. Brano quasi arcadico, l'originale, dove il poeta, colto nel sonno da Venere (pastorella), ottiene in dono la sua verginità (eresia!!!) nei pressi di un fiume, non riuscendo poi a mantenere il segreto. Ma Venere fu magnanima.
Il rimaneggiamento avvenuto qualche anno dopo è più "maledetto".
Il diario riporta: "dedicata a Silly, che mi sveglia con il suo dolce viso dal sonno della notte e dell'aurora" (sto ancora cercando di capire chi è questa Silly... boh! vi farò sapere...).

28/07/2007

UNA CONGIURA

Non immaginavo
che la tua festa
sarebbe stata
una congiura contro me;
non presumesti un particolare:
l'amica timida e solitaria
che cautamente mi avvicinò.
Ciò rovinò
i tuoi piani
e in fretta cercasti
di rimediare all'errore,
ma avendo intuito l'inganno
me ne andai con lei
e tu accusasti il colpo.
La mia rabbia
ebbe sfogo impetuoso
sul suo dolce corpo.
Col tempo
dimenticai quel giorno
grazie al nuovo amore,
ma ancora mi preoccupo
di non averti fatto
soffrire abbastanza.

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Questo è l'esempio più lampante che i diari, anche "minimi", sono utilissimi a futura memoria.
Quando ho riletto questo brano, titolo originale "Delusione di sabato", ho pensato ad un fatto e a delle protagoniste ben precise, ma non ci siamo con i tempi, quell'episodio è successivo di qualche anno. Frugando tra le carte ho scoperto che, in realtà, fu ispirato da un Italia-Spagna, in cui il pubblico sardo fece il tifo per la squadra iberica, che vinse. In quell'occasione la vissi male per ragioni di parte (nell'Italia giocavano cinque interisti), oggi (dopo anni di tifo contro la nazionale italiana) la vedo in modo diverso.
In seguito ad una revisione successiva il brano ha perso quasi del tutto ogni allusione originaria.

29/01/2007

UN OMICIDIO

Al solito punto
mi allontanai da lei,
doveva ancora
camminare un po',
ma non potevo
accompagnarla fino a casa
perché il padre era ostile con me.
Temevo sempre
che facesse brutti incontri
e la invitavo
a guardarsi intorno.
Nell'allontanarmi,
un pensiero fisso
mi spinse a tornare indietro.
Nel silenzio della notte,
coi miei passi nervosi,
sentivo lunghi sibili;
giunto in una zona buia
inciampai su qualcosa
e il mio sangue si agitò.
Gridai istericamente e caddi nel nulla.
E' orribile
ricordare quei momenti,
ma gli incubi
me li propongono spesso.
La paura aveva
alterato il suo viso,
un'immagine che non mi abbandona.

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Scritto esattamente una settimana dopo "Un sogno", potrebbe intitolarsi più propriamente "Un brutto sogno" o "Cattivi pensieri", visto che è avulso da qualsiasi realtà personale, fortunatamente.
Credo sia il massimo dell'orrido uscito dalla mia penna, considerato che non amo questo genere, non lo amavo neanche a quindici anni, anzi lo fuggivo, non solo per scelta, ma per una sorta di fastidio connaturato.
Il collegamento con "Un sogno" è innegabile, nella mente stesse protagoniste femminili, stessa colonna sonora: "Sympathy" (Rare Bird di David Kaffinetti e Graham Field), là nell'atmosfera, qui nella metrica.
Tuttavia, se il flashback reso è inesistente, mi sembra di ricordare una sorta di movente, insito in pene d'amore adolescenziali. Operando una via di mezzo tra outing e auto-psicanalisi (considerato che il tempo consente a volte di guardare se stessi con un certo distacco), il senso recondito potrebbe essere, da una parte la non accettazione di un rifiuto e dall'altra un messaggio mai recapitato: senza di me sei in pericolo!

21:50 Scritto da: thewasteland in racconti di/versi | Link permanente | Commenti (35) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

31/12/2006

UN SOGNO

Dopo essere tornato a casa
mi sono abbandonato alle nostalgie
e ho combattuto il malumore
sognando.
Una ninfetta mi è venuta accanto
e mi ha chiesto di amarla:
gli altri l'avevano evitata
ridendo.
Ho rifiutato,
notando il suo corpo già maturo,
e le ho spiegato
che stavo desiderando un'altra.
Perdendo la speranza di starmi accanto
si è allontanata delusa, così l'ho
richiamata.
Mi ha guardato dolcemente,
poi è fuggita via irata,
avendo capito che si trattava di
simpatia.
Nella realtà
il dialogo con la mia ragazza è in crisi,
proprio perché
nel mio affetto c'è comprensione.

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Brano scritto a quindici anni. A tratti mi vergogno ancora un po' della retorica che investe alcuni passi come uno tsunami. Per questo motivo il brano ha subito nel tempo fior di rimaneggiamenti. Quel che rimane è una certa atmosfera che mi rimanda a quei giorni, a quegli amori irripetibili, nutriti da sguardi, contatti leggeri, carezze, sorrisi, gelosie, strategie e soprattutto sogni.
Si intravede, in nuce, un approccio letterario pervaso ancora da gusti musicali, ma più romantici, riscontrabili anche nella scelta di alcune parole. Simpatia e comprensione, in questo caso sinonimi, alleggeriscono concetti più banali e crudi; mentre ninfetta è una scelta pudica, post morso della mela.

20:20 Scritto da: thewasteland in racconti di/versi | Link permanente | Commenti (34) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

03/12/2006

UN SUICIDIO

E' arrivato il giorno aspettato,
tutti vanno fuori città
perché c'è una grande festa in paese
i ragazzi con le moto
vanno correndo a ballare:
"Bacerai la tua ragazza,
ma ora guarda dove vai!
Corri, corri, corri e non arriverai.
Stai passando nella strada
dove hai tante ammiratrici,
impegnati poco a salutarle
perché c'è il pericolo
di un incidente quaggiù!
Bacerai la tua ragazza,
ma ora guarda dove vai!
Corri, corri, corri e non arriverai.
La velocità è eccessiva
mentre passi per la curva stretta,
una macchina ti abbaglia gli occhi,
dopo troveranno solo dei rottami
e in casa tua madre piangerà
perché non sei stato prudente.
Corri, corri, corri nell'al di là.

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Parte con questo brano la serie giovanile non rinnegata, ma a mio giudizio più palesemente retorica. Quelli ora pubblicati dovrebbero essere i miei primi versi ufficiali, scritti con la voglia e la volontà di scrivere. Avevo 14 anni, in mente la metrica del tradizionale Proud Mary e per spunto le stragi del sabato sera ante-litteram e magari Canzone per un'amica. Titolo originale "Guarda dove vai", modificato nel tentativo di sbanalizzare.
I brani che hanno preceduto questo, fanno parte più o meno dello stesso periodo (un arco comunque di nove anni) , e sono compresi in una raccolta, integrata in tempi diversi e con i seguenti titoli: "Canti intimi e di città", "Canti dell'io, per Eva, il mondo e Dio" e infine "Racconti di/versi". Cercasi editore coraggioso e in quanto tale, danaroso.

19:50 Scritto da: thewasteland in racconti di/versi | Link permanente | Commenti (35) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

08/08/2006

SUONANDO SULLA NAVE

QUE-sta CAN-zo-n'è TROP-po RU-mo-ro-sa
PER non PO-ter AT-ti-rar l'AT-ten-zio-ne,
LE mie DI-ta SCOR-ron SUL-la CHI-tar-ra
LI-ii-ii-ii-BE-ee-RA-aa-aa-M E N-te.

Mentre süono il mio pensiero è
rivolto alla acqua;
allora ottengo un effetto strano,
la mia mente si perde
nello sconosciuto mondo marino.

Il cantante ferma le sue parole
mi chiede dove voglia
sconfinare con la mia mu-uu-sica.
Egli interrompe la
riflessione e la ispirazione:

ha DIS-trut-TO la VE-ri-ii-ii-TA'-aa.

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22:20 Scritto da: thewasteland in racconti di/versi | Link permanente | Commenti (37) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/05/2006

MIHI NON LICET IUDICARE

Virum cognovi
hominum ineptiis necatum.
Pulcher esse dictum est
cum natus est
et filium mariti foedi
matris non esse.
La sua famiglia era povera,
perciò egli un delinquente.
Si diceva che la madre
non gli desse da mangiare,
si rideva della sua magrezza.
Il suo migliore amico era ricco
e la gente ruppe l'amicizia
chiamandolo "ripudio".
Le sue vesti povere ma pulite
per chiunque erano rubate.
Ricevere il suo saluto era un disonore,
poi un insulto, più tardi un delitto.
Si diceva che puzzasse, picchiasse
e fosse un incapace,
per questo cambiò lavoro spesso.
La sua compagna era di nobile famiglia
e la gente franse l'amore
chiamandola "puttana".
Sposò la più "brutta"della città
e lavorando i campi visse meglio.
Costruì una casa,
ebbe molti figli;
si disse fosse un bruto.
Un giorno fu ucciso in una rissa,
ma dissero
che si suicidò.
Genti meda andèit a s'interru;
uã femina bidendi sa tumba narèit:
"No est licitu giudicai,
ma depiat essi interrau comenti a un'animabi",
e un'ateru narèit:
"No est licitu giudicai,
ma no meritat indulgéntzia".
Genti meda, trabessa,
narèrunt cussa die:
"No est licitu giudicai".

licet, foedi, si diceva, si rideva, ripudio, povertà, puttana, rissa, giudicai, pettegolezzi
Un appunto mi ricorda che scrissi questo brano sentendo dei pettegolezzi in autobus. Avevo diciassette anni... Oggi ho l’esperienza per affermare che la diffusione di chiacchiere false può davvero rovinare la vita di una persona.
Mi era parso che per affrontare questo tema ci stesse bene il latino; così scrissi l’originale, riportandolo successivamente in questa forma, con avvio in latino e chiusura in sardo, come per un edificio restaurato che mostra delle parti antiche o similari.
Tre giorni prima misi insieme degli accordi che scelsi per questo brano:
LA FA, DO LA, FA DO (per tre versi, poi a seguire, come una ballata).
(IV – 11.7)

28/02/2006

UNA MORTE DATA

Accadde quel giorno...
non tornò a casa,
il fatto preoccupò,
essendo insolito.
Trascorso del tempo
si segnalò la scomparsa,
temendo si trattasse
di sequestro o fuga,
che comunque occorse
contro sua volontà,
perciò certamente viveva smarrita,
come in un deserto.
L'accaduto mi colpì...
il suo aspetto era ingenuo
e credevo impossibile
che qualcuno potesse
farle del male;
attesi con ansia
notizie su di lei:
sarebbe stato bello
se fosse scappata
verso la libertà,
ma si parlava, distruggendo le speranze,
di un'eventuale morte.
Un giorno degli uomini
mentre erano a pesca,
trovarono un corpo
rigido, senza vita.
Vedendone il volto
è assurdo immaginare
una ragazza dolce
ora corpo esanime:
maledetta la violenza presente nel mondo,
gli istinti criminali.
Di fronte a casi simili
non bisogna illudersi
si tratti di incubi,
tristemente rimane
solo l'impegno al fine
di migliorare l'umanità:
una mesta utopia?
forse non cambieremo
e sarà da ipocriti piangere le sventure,
se stiamo a guardare.milena sutter,sequestro,ingenua,pescatori,dolce,violenza,incubo,studentessa,maggio,genova

Fatti di questo tipo purtroppo stanno diventando sempre più comuni, quello a cui si riferiscono i versi suscitò molto clamore ed è uno dei più noti.
Il brano originale, scritto a sedici anni, una dedica alla piccola Milena, simulava la narrazione da parte di un ipotetico coetaneo (di cui resta traccia nei versi riveduti); il titolo era Urano (requiem per lei), la forma quella della canzone, musicata e con il ritornello tormentone "come da te Urano", scomparso nel nuovo testo.
Il brano dunque è stato oggetto di diverse modifiche, anche strutturali. L'originale faceva riferimenti precisi al fatto di cronaca, ma è più difficile spiegare le variazioni, che assumersi il coraggio di pubblicare il testo così come nacque:
Urano (requiem per lei)
Quel giorno di maggio [in origine: Quel giorno Milena]/ tardò a rientrare; [non rientrò affatto, ndt]/ ogni giorno alle cinque [le diciassette? five ‘o clock? ndt]/ la vedevo passare./ Dopo qualche tempo/ scattò l’allarme,/ “Scappata di casa o rapita?”/ erano le domande./ Senz’altro fu costretta/ e purtroppo per lei,/ viveva nel buio, nel silenzio, nel deserto,/ come da te Urano./
Temetti per lei/ perché il crimine è usuale; [primissima lezione era: perché l’amo]/ Gli amici, le amiche,/ tutti la cercavano./ Ma chi la portò via,/ al suo mondo ha pensato?/ Forse no! Ma allora/ è inumano e pazzo/ e siccome con loro/ non si può ragionare/ la tenne nel buio, nel freddo, nel pianto,/ come da te Urano./
Una notte degli uomini/ andarono a pescare/ e trovarono un corpo,/ rigido, ormai immortale./ Non l’avrei mai pensata/ senza vita, inerme, sfigurata/ e mi chiedo se può esistere/ un mostro che così l’abbia/ portata, nel buio, senz’aria, là in fondo,/ come da te Urano./
Inutilmente cerco/ di pensare che è in vita,/ oramai non mi rimane/ che ricordare./ Rimpiango che quel giorno/ non rimase in casa a sognare./ E’ impossibile sapere/ quel mostro in libertà/ e lei nel buio, nel silenzio, nel deserto,/ come da te Urano./
Accordi composti il giorno dopo la scrittura del testo:
LA-, DO LA (quattro volte per otto versi)
LA-, DO LA-
DO
MI- LA (come da te Urano).
(III- 8.7)

17/10/2005

RIUNIONE PASSIONALE

Mentre andavo a una riunione improvvisa
il sole era ancora alto,
così notai il cambiamento entrando
in una stanza buia;
attesi che i miei occhi si adeguassero
a quell’atmosfera,
per vedere con chi ero là dentro
dove già era la luna.
Un raggio di sole colpiva
il corpo di una donna,
mi adagiai vicino a lei che
si diede ai miei istinti,
Le sue membra fremevano e mi davano
sensazioni previste,
le mie mani studiavano la sua calda pelle
come automi;
la liberai dalle vesti,
la mia bocca carezzò il suo seno
e il fumo della mia sigaretta
passò ai suoi polmoni.
La musica di sottofondo addolcì
le sue prime parole,
capii che tutto ciò per lei
non era usuale,
così la strinsi con sincerità
per la prima volta
e andai via dicendole:
“Se ti vedrò ancora
ti consolerò”;
quando varcai la soglia, la luna
era già alta.

moon, passional, atmosphere, woman, instinct, limb, sensation, hot skin, breast, underground

Anche questo brano è stato concepito in inglese, il titolo originario era Moon (passional reunion). Avevo 17 anni e la scelta della lingua è legata alle scelte musicali di allora e alla voglia di usare i versi anche musicalmente. Il passaggio all’italiano deriva dal fatto che la versione inglese potrebbe contenere degli errori grammaticali imbarazzanti, tuttavia la riporto in calce.
Sentimentalmente ancora nel periodo “penitenziale”, ebbi altre conoscenze rocambolesche, nuove esperienze rivelatesi assolutamente temporanee, delle quali tuttavia il brano fotografa solo un quadro. Le annotazioni sul diario in questo caso non fanno testo perché sono sminuenti.
Nonostante un’immagine del brano, preciso che non fumo e anzi lo combatto. L’ho fatto da adolescente per atteggiamento, ma è stata una cosa stupida e nociva. Smettere non è difficile se si tiene alla propria salute.
(IV – 27.9)

MOON (passional reunion)
(versione originale)
While I was going to a sudden riunion/ the sun was high still,/ thus I noted the change entering/ into a dark room;/ I waited that my eyes adequate itself/ to the atmosphere,/ to see with whom I was inside there/where it was already the moon./
A light ray struck/ a woman's body,/I lay down near her who gave/ herself to my instincts./
Her limbs quivered and gave me/ sensations foreseen/ my hands studying her hot skin/ like automata;/ freed her from the dress,/ my mouth caressed her breasts/ and the smoke of my cigarette/ passed on to his lungs./
The underground music sweetened/ her first words,/ I realized that all for her/ was not usual,/ so I tightened her with sincerity/ for the first time/ and I went away saying/ "If I will see you again/ I will comfort you".
When I crossed the threshold the moon/ was already high./