30/04/2012
DEPENDI POETARE IN COSTA REI
Dependi poetare in Costa Rei
est pritzisu si nd arregodare
ca versos depemu dedicare
a fitzos meos in limba de su Ei.
Sa noba si dd’apu annuntziada
a tot’e tres po mes‘e su pitzinnu
prexerosu de m’ajudare a un innu,
ma narat “raju” ca de issu trattada.
Sa majore strantzit sa novella
e narat “mamma!” cun boxi scannida:
“Non me ne frega niente!” Presumida!
Sa pitica àudit bella bella.
Ita narre insas in Muravera?
Ca Aset est unu pagu preitzosa,
Latona po dromiri est cosa cosa
et Ermes sa bòcia fìsciu imperat.

Brano giocoso (quartine di endecasillabi a rima alternata), dedicato, familiare, stimolato dal mio vezzo (tuttavia spesso mancato) di comporre versi in località ove mi capita di soggiornare o semplicemente passare.
Il commento è compreso nei versi stessi.
Per ragioni di privacy i nomi indicati non sono quelli originali.
(XXI.XXXIV - 30.8)
Traduzione:
DOVENDO POETARE A COSTA REI
Avendo deciso di comporre versi a Costa Rei (1)/ è d’uopo che ricordi/ di aver anche deciso di dedicare versi/ ai miei figli nella lingua del ei. (2)/
La notizia l’ho comunicata/ a tutti e tre tramite il più piccolo,/ compiaciuto di aiutarmi a comporre un brano,/ ma esclama “raju” (3) quando apprende che tratterà (4) anche di lui./
La maggiore snobba la novità/ e invoca “mamma!” con voce roca e stridula:/ “Non me ne frega niente!” Presuntuosa!/ La piccola annuisce affettuosamente./
Che dire allora in Muravera?/ Che Aset è un poco pigra,/ Latona per dormire è davvero abile/ ed Ermes gioca spesso a pallone./
Note:
1 Località balneare della Sardegna sud orientale nel Comune di Muravera.
2 Ei, cioè il “si” sardo.
3 Si tira indietro. Letteralmente “lampo!”
4 Tràttada da sdrucciola si fa piana per ossequio alla rima.
07:57 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: costa rei, innu, raju, novella, muravera, ei, vezzo, vacanze, sdrucciola, gioco | OKNOtizie |
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30/09/2011
UNA POSSIBILIDADI EBBIA
Aintr’ ‘e una selena nùe de fumu,
chi parrit sa nebida de Cankpe Opi,
uña tropa a cuaddu dereta a disterrai…
Cuntessit in su mar’ ‘e Longonsardu
e fintzas me is padrorius ‘e mundu nou.
In s’interis chi fuit unu si furriat,
no sceru chi siat sardu o indianu,
chi portit barrita o corona ‘e pruma:
"Donaisì una possibilidadi,
obeus una possibilidadi ebbia".
Tašunca Witko fiat majgu devotu,
scidiat totu is sicretus de s’abbeliu;
Giommaria teniat carisma e sabiesa,
scidiat s’ati ‘e su cotoñi, de sa sagnìa,
de su sìlicu ‘e sa gessa ndi ‘ogai seda.
Tatanka Yotanka fiat s’apostulu
de su baddu de su spiritu sagrau;
Frantziscu Sanna Codra fiat s’eroi
de su baddu tundu e su passu torrau.
Ambadus s’invasori at fusilau.
Totu is cuaddus de sa turri murisca
segant is acapius e fuint atesu
cad’ ‘e pandelas de ominis liberus
chi benint anantis a fiotu ghiaus ‘e
Giuachinu Mundula e Hehaka Sapa.
In s’interis chi fuit unu si furriat,
no sceru chi siat sardu o indianu
chi portit barrita o corona ‘e pruma.
Si furriat e mi giait cust’assunta:
Brabaricinus chei nadius Nemenuh
Trexentesus comenti a Siksika
Logudoresus a trass’ ‘e Shoshone
Abaresus a sa mod’ ‘e Tsitsistas
Ollastrinus comenti a Hinonoeino
Sulcitanus comenti a Cherochee
Nugoresus a sa mod’ ‘e is Paiute
Arbarensis comenti a Lakota
Tataresus cun trassas Absaroke
Campidanesus comenti a Tinnèh
Gadduresus simbilis a is Dinèh.
Prim’ ‘e torrai a intzidiai su cuaddu
d’apu biu beñi, fiat su sambini miu.
Versi ispirati da Ghost dance di Robbie Robertson (di madre Mohawk, vissuto da ragazzo nelle riserve canadesi), album "Music for the Native Americans", colonna sonora da tempo di Poeesie, brano assolutamente trascinante musicalmente e che unitamente al suo messaggio diventa esaltante, per chi, quando nei vecchi western suonava la carica dell'esercito amerikano, non si univa all'urlo di tifo degli altri bambini, ma parteggiava per gli indiani.
C'è chi ha innato il senso dello stare sempre dalla parte dei più deboli, quando schierarsi dall'altra parte è ingiusto. Poi si cresce, si conosce, si legge, si approfondisce e si è orgogliosi anche del proprio sentire dell'infanzia.
Il genocidio e le palesi illegalità perpetrate dagli USA e dal Canada nei confronti degli Indiani d'America non sono inferiori ai crimini commessi dai nazisti, con la differenza che questi sono stati riconosciuti universalmente e condannati, mentre quelli vengono generalmente ignorati come se non fossero accaduti e grazie a ciò si sono protratti fino ad oggi.
Le similitudini tra le nazioni native americane e il popolo sardo non sono una novità; tante nella sostanza le vicende che ci avvicinano e fanno più scalpore di tante situazioni attualmente ancora peggiori, perchè ne sono responsabili stati che si dicono e vengono considerati democratici. Non lo sono! Sembra che oggi l'unica differenza tra stati evidentemente totalitari e cosiddetti democratici, sia che questi ultimi hanno la possibilità di nascondere al mondo le proprie nefandezze esercitando il potere sull'informazione di massa.
Pochi conoscono la storia passata e recente degli Indiani d'America, e la controinformazione non ha la forza di giungere a tutti. Eppure sempre di più ci si accorge che gli USA sono stati e sono una grande mela marcia e i primi a denunciarlo sono stati proprio, pochi, ma grandi statunitensi, come Edgar Lee Masters.
Fin da Kennedy (e grande è stata la propaganda e la mistificazione) ci si è resi conto di quanto aleatorio fosse il concetto di democrazia negli USA; il loro diritto è la guerra, le questioni le risolvono a pistolettate.
La prudenza in occasione dell'elezione di Obama si è rivelata giustificata, come dire, certamente semplificando, ma per comprenderci, che anche il migliore degli statunitensi ha un senso della legalità e della giustizia piuttosto fosco.
(XVIII.XXX- 26.4)
Traduzione:
SOLO UNA POSSIBILITA’
Dentro una inerte nuvola di fumo,/ che sembra la caligine di Wounded Knee[1],/ una schiera di uomini a cavallo è diretta all’esilio…/
Accade nel litorale di Longonsardo[2]/ come nelle praterie del mondo nuovo./
Mentre galoppa uno di loro si volta indietro,/ non distinguo se sia un sardo o un indiano,/ se porti il berretto frigio o il copricapo ornato di piume:/ dice “Dateci una possibilità,/ vogliamo solo una possibilità”./
Tašunca Witko[3] era un mistico,/ conosceva tutti i segreti dell’estasi;/ Giovanni Maria[4] aveva carisma e saggezza,/ conosceva l’arte del cotone, della flebotomia,/ del ricavare la seta dai filugelli del gelso./
Tatanka Yotanka[5] era l’apostolo/ del ballo sacro dello spirito[6];/ Francesco Sanna Corda[7] era l’eroe/ del ballo tundu e del passo torrau[8]./ L’invasore ha fucilato entrambi./
I cavalli della torre saracena/ spezzano i lacci e scappano via/ verso stendardi di uomini liberi/ che avanzano in massa guidati da/ Gioacchino Mundula[9] e Hehaka Sapa[10]./
Mentre galoppa uno di loro si volta indietro,/ non distinguo se sia un sardo o un indiano,/ se porti il berretto frigio o il copricapo ornato di piume./
Si volta e mi dà questo messaggio:/ Barbaricini come i nativi Nemenuh,/ Trexentesi come i Siksika,/ Logudoresi come i Shoshone,/ Aleresi alla maniera dei Tsitsistas,/ Ogliastrini come gli Hinonoeino,/ Sulcitani come i Cherochee,/ Nuoresi alla maniera dei Paiute,/ Arborensi come i Lakota,/ Sassaresi con i modi degli Absaroke,/ Campidanesi con i modi dei Tinnèh,/ Galluresi simili ai Dinèh.[11]/
Prima di spronare nuovamente il cavallo/ l’ho visto bene, era del mio sangue./
_______________________________________
Note:
[1] Cankpe Opi Wakpala (dal Lakota, punto del torrente del ferito), tradotto in inglese Wounded Knee Creek (torrente del ginocchio ferito, forse accomunando Cankpe - ferito - con Cakpe - ginocchio).
E’ il luogo ove il 29 dicembre 1890, l’esercito USA massacrò il popolo Lakota della riserva di Pine Ridge nel Sud Dakota.
[2] E’ l’attuale Santa Teresa di Gallura, la cui torre saracena occuparono nel giugno del 1802, Francesco Sanna Corda e Francesco Cillocco, in un estremo tentativo di liberare la Sardegna dai Savoiardi.
[3] Tašunka Witko in lingua Lakota “il suo cavallo è pazzo”. Per gli amerikani (ed è un’operazione che hanno fatto regolarmente, deformando i nomi di luogo, delle nazioni e delle persone) Crazy Horse tout court. Grande capo della tribù Ogallala (Lakota) 1840 ca - 5.9.1877.
[4] Giovanni Maria Angioy (Bono 21.10.1751 – Parigi 22.2.1808), il più grande dei rivoluzionari sardi del settecento. Giurista, si interesso anche di attività imprenditoriali, come la coltivazione del cotone e del baco da seta.
[5] Tatanka Yotanka (1834-1890), leggendario grande capo Lakota, della tribù Hunkpapa. Il suo nome significa “Bisonte seduto”, tradotto dagli amerikani Sitting bull.
La nazione Lakota, chiamata dagli occupanti Sioux (nemico), è formata da sette tribù: Hunkpapa, Sihasapa, Sicangu, Oohenonpa, Minneconjou, Oglala, Itazipco ed è imparentata, anche linguisticamente con i Dakota e i Nakota (termini che registrano le piccole variazioni dialettali, ma significano “amico”, “alleato”).
[6] Howi wacipi (Ghost Dance) è la danza in cerchio (ballo tondo) creata da Wovoka (Paiute) (1856 ca - 20.9.1932). Essa insieme a una filosofia di pace, che ben presto assunse un significato religioso rivoluzionario, rappresentò un elemento di unione per i popoli indiani d’America. Fu anche il pretesto per la strage di Wounded Knee e fu vietata dagli USA.
Ancora oggi è uno dei simboli rivoluzionari del nuovo movimento di liberazione degli indiani d’America.
[7] Sacerdote rivoluzionario sardo (vedi anche nota 2), teologo, era vicario di Torralba. Cadde nel tentativo di portare in Sardegna le idee della rivoluzione francese, nella fallita rivolta del 1802.
[8] Baddu tundu (significativa la coincidenza con la Ghost dance) e Passu torrau (prende il nome dal ritorno sul passo precedente), sono balli sardi tradizionali.
[9] Avvocato (Sassari 1746 - Parigi 1799), seguace dell’Angioy, tentò fino all’ultimo di convincere i francesi a liberare la Sardegna.
[10] Hehaka Sapa (Alce nero) (1863-1950), sciamano Oglala (Lakota), venerato come un santo dalla sua tribù, si convertì al Cristianesimo, conservando le tradizioni indiane. Fu presente sia a Pejisla Wakpa, fiume dell’erba grassa (per gli americani Little big horn), che a Cankpe Opi.
[11] Popolazioni sarde accostate ad alcune nazioni indiane con i nomi in lingua madre. La maggior parte dei nomi significa “Il popolo”.
Nemenuh (il popolo) di lingua uto-azteca, sono i Comanche (coloro che vogliono sempre combattermi); Siksika (piede nero), lingua algonquian, per gli amerikani Black feet; Shoshone (popolo della valle), lingua shoshonean, conosciuti con il loro nome originario; Tsitsistas (il popolo uguale), lingua algonquian, noti come Cheyenne (in lakota, popolo che parla un’altra lingua), Hinonoeino (il nostro popolo), lingua algonquian, noti come Arhapaho (forse dal pawnee, commercianti); Cherokee (popolo che coltiva il tabacco), ma nella loro lingua irochese, sono Aniyunwiya (il popolo principale); Paiute, veri Ute, grande popolo di lingua shoshonean; Lakota, lingua siouan, (Sioux) vedi nota 5; Absaroke (piccoli dell’uccello dal grande becco), lingua siouan, per gli amerikani, Crow; Tinnèh, lingua athapasca, il popolo, ma passati alla storia con il nome Apache (nemico), Dinèh (il popolo), lingua athapasca, noti come Navajo (grandi campi coltivati).
23:43 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: american indians, sardinian, cankpe opi, lakota, tinneh, dineh, chance, little bighorn, gelso, cotone | OKNOtizie |
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31/03/2011
ITA AS A FAI FRANCU MABONI?
Ita as a fai Francu Maboñi?
immoi ses beniu a paragoñi...
In nomini de su populu sardu
ti ses setziu in cuddu parlamentu,
no pentzist d’essi sou a su traguardu,
chi s’idea no potzat teñi fundamentu;
lassa perdi chi no tenit riguardu
e circat de insertai scoramentu.
Ti ndi iat a depi parri bregungia
chi su populu sardu colonizau,
chena riscatu, non movat uña frungia,
finzas su padanu est prus abizau.
Immoi ca ses inguñi fuedda e murrungia,
boleus biri su chi as manizau.
Ti ndi pesas dintedì de su scannu
cun sa pandela de is bator moros?
Arregoda a is italicus su dannu
chi ant fatu, sa fura, is disdoros;
pista is peis, iscaratza s’ingannu,
poniddi infatu ai cussus matamoros.
Poñi chistioñis e sempri ammentaddas,
in limba nosta allega, scrii e batalla,
soberania e atras causas cheriddas,
su traballu po is sardus atanalla,
is afrentas cun sa rifata luiriddas
e goi s’identidadi nosta talla.
Ita as a fai Francu Maboñi?
immoi ses beniu a paragoñi...
Alle elezioni politiche del 1996, vinte dal centro-sinistra di Prodi, venne eletto l'ultimo (almeno fino ad ora) parlamentare sardista, il sen. Franco Costantino Meloni, avvocato di Nulvi scomparso nel 2002, già sindaco di Sassari per il PSI, poi consigliere regionale e presidente del PSd'Az.
Salutai il fatto con particolare entusiasmo, giacchè da anni nessun sardista aveva più messo piede in parlamento, anche a causa di una politica autolesionista dei partiti autonomisti/indipendentisti e di una eccessiva frammentazione, la cui analisi in questa sede vi risparmio.
Era il periodo in cui avevo ripreso gli studi universitari e da anni era intenso il mio impegno nel sindacato sardo, scrissi dunque questi versi sulle ali di una certa esaltazione, ma prudenti, giacchè da anni i psdazzini avevano dimostrato di non saper o voler volare e una volta raggiunta la carica, occupata la sedia, vivacchiavano nell'anonimato più indolente e di tutte le battaglie e gli ideali di cui si discuteva in assemblee e congressi non se ne faceva nulla.
In questo senso dice tutto il verso "finzas su padanu est prus abizau"... Ergo, è vero che ciò che ho in comune con Bossi è sostanzialmente pari a zero, ma se qualche sardista avesse avuto un minimo della sua ostinazione, non sarebbe stato male.
La struttura, semplificata, e la natura dei versi, sono vagamente ispirate alla lauda/ballata "Que farai, Pier da Morrone?" di Jacopone da Todi, con i dovuti distinguo a questo punto: le perplessità di Jacopone non riguardavano la persona dell'eremita di Isernia, ma la carica di papa che assumeva nel contesto corrotto della chiesa del duecento e infatti dovette abbandonare.
Tuttavia spendo una buona parola per Meloni, pur non avendo verificato cosa fece concretamente in merito: durante il suo mandato, dopo anni di attesa, di sgambetti e ritrosie, finalmente fu approvata legge 482/99 che riconosce e tutela le minoranze linguistiche, tra cui il sardo.
(XVI.XXVIII-23.10)
Traduzione:
CHE FARAI FRANCO MELONI?
Che farai Franco Meloni?/ ora sei venuto alla prova dei fatti.../
In nome del popolo sardo / hai preso posto in quel parlamento,/ non pensare di essere solo in questo nuovo impegno,/ che i nostri ideali non abbiano fondatezza;/ non curarti di chi non ha alcun riguardo/ e fa di tutto per provocare scoraggiamento./
Dovresti provare vergogna per il fatto/ che il popolo sardo, colonizzato, / irredento, non faccia una piega,/ perfino i padani son più accorti./ Ora che sei lì parla e protesta,/ vogliamo vedere quanto hai programmato./
Ti alzi ogni giorno dal tuo seggio/ con la bandiera dei quattro mori?/ Ricorda agli italiani i danni/ che hanno fatto, le ruberie, i disonori;/ impuntati, smaschera l'inganno,/ stai alle calcagna di quegli sbruffoni./ Solleva problemi e ricordali sempre,/ parla, scrivi e combatti nella nostra lingua,/ pretendi la nostra sovranità e altre cause,/ ottieni il lavoro per i sardi,/ riscatta le offese con il risarcimento/ e così la nostra identità progetta./
Che farai Franco Meloni?/ ora sei venuto alla prova dei fatti.../
23:54 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | Tag: senatore franco meloni, paragone, jacopone, pier dal morrone, popolu sardu, pandela, matamoros, limba, soberania, afrentas | OKNOtizie |
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31/01/2011
SAS ANTIGAS DIVISIONES
In mes’ 'e s’andala ‘e vida mia
mi seu agatau in bidd’ 'e Otieri
cun tziu Antoni Cuccu, imprenteri
de Sa mundana e de sarda poesia.
“Sas Antigas divisiones donu a tia
de Bobore Poddighe, magineri
de versus” narat; sighit “Innoi peri
cada bidda spedria, scis, t’agataia”.
De pat’ ‘e Useddus, Montis e Marmilla,
marrau! tzi’... mancat bidda Barumela,
Atzeni, Sitzamus, Mraxi e Ussarilla,
Bonorzili, Gemussi e Serzela.
Ti mandu in cielu, o Bore, un’antzilla
e a abboniai sas Divisiones incarrela.
La mattina di un 11 settembre, a Ozieri, poco distante da Sassari, rividi tziu Antoni Cuccu di San Vito. Come sempre aveva disteso il suo telo di plastica ed esposto i suoi libri, da lui stampati in tipografie compiacenti con i proventi delle vendite che effettuava in tutta la Sardegna, spostandosi con il suo mezzo sgangherato come lui stesso, ormai vecchio, ma sempre con lo stesso animo tenace e combattivo.
La sua figura mi ha accompagnato da sempre, nelle feste locali, vicine o distanti; quell’uomo ha venduto libri a diverse generazioni di sardi, nonni, padri, nipoti. Persona tranquilla, un monumento ambulante, sapeva tutto della poesia e della letteratura sarda, aveva conosciuto i poeti che stampava, conosceva aneddoti, un Editore che non ti aspetti.
Con altri compagni lo avevamo cercato nel periodo movimentista per fare qualcosa, per un supporto; erano tempi di grande entusiasmo, e se il nostro regrediva per la vita che andava avanti, lui era sempre lì, imperturbabile. Il nostro intento principale era che il suo lavoro, in parte di filologo spontaneo (visto che raccoglieva anche testi tramandati solo oralmente), non venisse vanificato. Molte biblioteche pubbliche, compresa la nostra, acquistarono tutte le opere da lui pubblicate.
Quella volta, l’ultima che lo vidi, ci parlai per un’oretta, acquistai un testo e visto che ero del paese di Gramsci, me ne regalò un altro lui.
Qualche settimana dopo scrissi in suo onore questo sonetto scherzoso che non ha mai letto. E’ scomparso nel 2003 e fortunatamente non se ne è persa memoria.
Il brano stabilisce un rapporto confidenziale tra i personaggi che amano la poesia, con lo stesso spirito che anima per certi versi il dolce stilnovo, ma anche l’ironia delle gare poetiche sarde.
Traduzione:
LE ANTICHE RIPARTIZIONI
Alla metà del cammino della mia vita[1]/ mi son trovato nel paese di Ozieri/ con signor Antonio Cuccu[2], editore/ de La mondana[3] e di poesia sarda/.
“Ti dono le Antiche ripartizioni[4]/ di Salvatore Poddighe[5], mago/ della versificazione” dice; continua “Qui anche/ ogni villa scomparsa, sai, ti troverei”/.
Di Parte Usellus, Montis e Marmilla,[6]/ marrano![7] signor... manca villa Barumeli,/ Atzeni, Sitzamus, Villa Margini e Ussarella,/ Bonorzili, Gemussi e Serzela.[8]/
Ti invio in cielo, o Salvatore, una messaggera/ e avviati a rifinire le Ripartizioni./
[1] Citazione volontaria (vedi note successive).
[2] Antonio Cuccu di San Vito (CA) 1921-2003, militante della poesia sarda, editore povero, trovatore. A sue spese raccoglieva, stampava e vendeva, nelle piazze, i mercati, le sagre, le manifestazioni dell'isola, testi di gare poetiche, canzoni e commedie della tradizione orale sarda, compresi capolavori della cultura sarda non più editi da tempo.
La sua vita è stata dedicata al recupero della cultura popolare sarda, che altrimenti sarebbe andata dispersa.
Sulla sua vita i registi Antonio Sanna e Umberto Siotto hanno realizzato il film "La Valigia di Tidiane Cuccu", che parla anche del senegalese Check Tidiane Diagne che ne sta continuando l'opera.
[3] “Sa mundana cummedia” di Salvatore Poddighe è considerato uno dei capolavori della letteratura sarda. I suoi versi fanno da modesto contraltare alla “divina” di Dante e per questo non è casuale il mio inizio.
[4] “Antigas divisiones de Sardigna” è un’altra opera in ottave di Salvatore Poddighe, che cita in rima tutte le ville degli antichi Giudicati (i quattro Regni in cui era suddivisa la Sardegna intorno al mille).
[5] Salvatore Poddighe nacque a Sassari il 6 gennaio 1871, originario di Dualchi. Ereditò dal padre la passione per i versi e per l’improvvisazione poetica. A 18 anni raggiunse Iglesias dove lavorò come minatore. Sposò Maria Zuddas di Sardara. A Iglesias divenne amico di tanti altri poeti, tra cui: Pittanu Morette di Tresnuraghes, Pietro Caria di Macomer e Antonio Bachisio Denti di Ottana.
Nel 1910 si trasferì a Torino dove per qualche anno lavorò come operaio. Dovette, però, rientrare a Iglesias a causa della malferma salute della moglie.
Il suo capolavoro è “Sa Mundana Cummedia”, l’operetta che doveva conquistargli la fama che dura tuttora.
La dittatura fascista ne operò la censura e il sequestro. Nel 1932 l'azione di repressione dell'attività dei cantori e in generale dei poeti in lingua sarda fu generalizzata. Nel 1935 venne l'ordine di sequestro per l'opera di Poddighe. Ciò rappresentò un durissimo colpo per il poeta che al termine di una lunga crisi morì tragicamente a Iglesias il 14 novembre 1938.
[6] Tre delle ripartizioni in cui era suddiviso il Giudicato di Arborea con capoluogo ad Oristano
[7] Marranu è un’antica esclamazione la cui origine è evidente, ma che persiste nel sardo decontestualizzata. Si usa da sola o come avvio di un monito.
[8] Si tratta di villaggi delle ripartizioni anzidette scomparsi nel medioevo.
20:51 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: antico, confine, dante, ozieri, antonio cuccu, mundana cummedia, salvatore poddighe, paesi scomparsi, oralità, trovatore | OKNOtizie |
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31/12/2010
CUMPARIT FEMINA A SU NOBIL CORU
Cumparit femina a su nobil coru,
narat sa manera 'e unu movimentu
cun raxinas de Marmilla a Gennargentu,
de Casteddu fintzas a Logudoru.
Cun issa ia bolli fai s'edad' 'e s'oru;
fillus e cumpangius sigant su bentu,
ca est tempu de sardu resorgimentu:
no prus preitza, ken' 'e tzapu est su moru.
Ohi! Torrai a inghitzai de Giommaria.
Ma atrus cent'annus no depint passai
chena de ci bogai sa genti stràngia.
Nous fidelis a Marta e no a Maria,
po sa causa a totu tundu traballai
de natzione Sarda nosta cumpàngia.
Composta lo stesso giorno della precedente, frutto della stessa esaltante ispirazione, ma quanto è intima quella, tanto è politica questa; quella si ispira all’amore stilnovista, questa a quanto di ipoteticamente sovversivo ci fosse nei Fedeli d’amore.
Un flash che viene letto in due modi diversi: il piacere dell’amore intimo, ma anche la celebrazione dello stesso in un impeto libertario e rivoluzionario in cui la donna amata è ispiratrice e guida, come Beatrice con Dante.
(XVI.XXVIII-6.4b)
Traduzione:
Una donna si presenta al cuore nobile (1),/ gli dice il modo di fondare un movimento/ con radici dalla Marmilla al Gennargentu,/ da Cagliari fino al Logudoro./
Con lei vorrei realizzare l’età dell’oro;/ figli e compagni seguano il vento,/ perché è il tempo del risorgimento sardo:/ non più accidia, il moro è senza benda (2)./
Ahi! Dover ricominciare dai tempi di Giommaria (3)./ Ma altri cento anni non devono passare/ senza che lo straniero sia cacciato./
Nuovi fedeli (d’amore) (4) a Marta, non a Maria (5) ,/ lavorate a tutto tondo per la causa/ della nostra compagna nazione sarda.
Note:
1) Diretta ispirazione ai versi del dolce stil novo.
2) Riferimento alla bandiera sarda dei quattro mori, introdotta in Sardegna dai catalano-aragonesi, che rappresenta le teste dei re saraceni quali trofei di guerra. Questi re per tantissimo tempo venivano rappresentati con la benda sugli occhi, la ricerca storica ha dimostrato che la benda, simbolo di regalità, stava invece sulla fronte.
La bandiera dei quattro mori è ormai entrata nella tradizione sarda e i mori hanno perso il senso originario di nemici.
Avrebbe più dignità ad essere la nostra bandiera, la quercia sradicata degli Arborea, che diedero alla Sardegna (quasi unificata da loro) gli unici secoli (quasi sette) di governo indipendente dallo straniero.
3) Giovanni Maria Angioy, il più eccellente dei patrioti sardi. Tra settecento e ottocento combattè per la liberazione della Sardegna dal giogo dei Savoia.
4) Nuovi fedeli d’amore era il movimento che legava i poeti del dolce stil novo, e pare avesse anche fini politici, velati anche nei loro versi.
5) Marta e Maria, in Dante (Comedia) rappresentano l’una la vita attiva e l’altra la vita contemplativa, con riferimento al Vangelo (Lc. 10,38-42).
20:12 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: femmina, cuore, logudoro, oro, dante, sardu, mori, fedeli, amore | OKNOtizie |
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30/09/2010
PANI ‘E TZÙCURU
Movi de unu furriadroxu
afac’ ‘e Funtanamari
e de is iscòlius de Nèbida,
asut’ ‘e càstius a spèntumu in su mari.
Issu giogat a cuai
me is furriadas po Masùa
e ingui cumparit magnànimu,
arbu bastioni de Sardigna.
Su monti Guardianu
e sa cal’ ‘e Gonnesa
càstiant is cadreas minerarias
de sabori esitziali.
Un’incueddu de s’ànima de Amsìcora
s’est cuau innoi
e narat cun is undas:
« ciuciustai! ».

Torna il sardo, che in questa fase si alterna all'italiano.
Quel pomeriggio di agosto vidi per la prima volta il “Pan di zucchero”, così è stato denominato l'enorme scoglio che sorge davanti a Porto Flavia, nei pressi di Masua, nel territorio minerario di Iglesias. Qualche tempo dopo cercai di descrivere le mie emozioni, tentativo forse velleitario, giacché si comprendono solo vivendole.
Tuttavia è l'emozione che si prova talvolta quando si viaggia verso un luogo sconosciuto e che si desidera vedere da tempo, immaginazione e realtà si fondono e creano la magia.
La zona bellissima e grazie al cielo ancora risparmiata dal turismo di massa, è stata oggetto nel tempo delle attenzioni coloniali e governative, uno degli effetti è il tentativo di inserire toponimi strangius, come anche quello del nostro scoglio. Mi piace per questo lodare l'impegno della Sardegna per il ripristino degli antichi toponimi.
(XV.XXVI-27.10)
Traduzione:
PAN DI ZUCCHERO
Partire da una fattoria/ nei pressi di Funtanamari/ e dagli scogli di Nebida,/ sotto vedette a strapiombo sul mare./
Quello gioca a nascondino/ nelle curve per Masua/ e lì appare imponente,/ bianco baluardo di Sardegna./
Il monte Guardianu/ e la cala di Gonnesa/ guardano le cattedrali minerarie/ di sapore esiziale./
Un pezzo dell’anima di Amsicora/ si è nascosto qui/ e sussurra con le onde:/ “giù le mani”!/
23:49 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | Tag: funtanamari, nebida, masua, flavia, guardinanu, gonnesa, miniere, amsicora, iglesias, strangiu | OKNOtizie |
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27/07/2010
PO IAIA BATTISTINA
(1891, doxi de Cabudannu)
Domu de làdiri
su lamentu de Mundicu
po sa morti de sa màma
no poderat.
Pasturas de Turatzu
de is brebeis e cabras
de Arrafieli, su fami
ndi bogant.
Antoni est dromendi,
e no scit penas e prejus,
spaciaus acanta ‘e issu,
noi mesis tenit.
Mundicu e Arrafieli
ca cussu pipieddu tenit
preneta manna e grai
no scint...
De is arcanos insoru
inghitzat.
Con questo si conclude la serie di dodici brani in sardo, iniziata con 'Tendi ita t'atzoroddu e interrotta solo da About promenade. La lingua sarda tornerà, ma non, almeno per ora, con serie così lunghe.
Questo brano, leggermente trasposto nel tempo rispetto al nucleo centrale composto nell’arco di due giorni, evoca in qualche modo la nascita di Gramsci, legandola alla scomparsa di mia trisnonna Battistina e di tutto un mondo onirico, dove anche i vivi, si spostano come in slow-motion nei Campi Elisi, in paesaggi color oro.
Il brano, il cui titolo era “Po mamma Battistina”, è stato riveduto rispetto alla metrica originale, nel tentativo di dargli un tono più arcaico.
Traduzione:
PER NONNA BATTISTINA (+12.9.1891)
La casa in terra cruda/ il lamento di Raimondo/ per la morte della madre/ non trattiene/.
Pascoli di Turatzu/ delle pecore e capre/ di Raffaele, la fame/ placano/.
Antonio sta dormendo,/ e non conosce dolori e gioie,/ consumati vicino a lui,/ ha nove mesi/.
Raimondo e Raffaele/ che quel bimbo ha/ destino grande e pesante/ non sanno.../
Dai loro enigmi/ ha inizio/.
14:41 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | Tag: settembre, gramsci, trisnonna, onirico, slow motion, oro, ladiri, terra cruda | OKNOtizie |
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30/06/2010
A CORSICA
Acostendi a Bonifaziu, de is Bucas
(in conca Sartè, Còrti, Aléria, Bastìa),
m'est patu comenti a sa bisura
de is nidas, arbas crontas de Dover...

Certamente un brano incompiuto dedicato alla Corsica, come per London, già pubblicato, ma l'ho voluto lasciare com'è, a distanza di anni dall'abbozzo.
Noi sardi abbiamo una stima particolare per la Corsica e per i Corsi, penso ricambiata in generale, ma in alcuni settori questa stima è palese e dichiarata. Terra sorella, popolo fratello, vicini e lontani, mitici.
L'arrivo a Bonifacio, fiordo compreso, non è meno magico di quello a Dover, e per me che ho visto prima il porto inglese, l'arrivo a Bonifacio è stato ancora più stupefacente ed emozionante.
Curiosamente la veduta di bianche scogliere dà luogo a composizioni incompiute.
Traduzione:
CORSICA
Avvicinando Bonifacio, dalle Bocche/ (in mente Sartene, Corte, Aleria, Bastia),/ mi è parso di vedere/ le candide, bianche scogliere di Dover.../
31/05/2010
ARROLLIÀDA IN TERRAMANNA
A trass’ ‘e Smyth e Jünger
apu passau su mari
po difarentis portus
de terramanna agudìa.
Civitavetua, Genoa,
Neapolis, Liburnius,
aprobius 'e continenti:
s’assimbillant po ferrus
fius e budrellami...
No apu mai cumprendiu
a ita potzant serbiri...
resuzus ‘e cantieri
de atrus tempus nodius.
Pigu istradas mannas
po Roma e po Milanu,
Paris,o cara, e London,
Colonia et Zurigu
e fintzas a Palermu.
No ia a podi xoberai
is mellus cosas bidas,
intregu tot'a s'incapu:
arutas 'e Pertosa
in fragu de Lucania,
is cussòrgias de Siena,
su padenti reatinu
e is andalas de Umbria
simbilanti a Brabaxa;
i satus ‘e Silone,
emutzioni a L'Aquila,
rughixeddas de Jesi,
dominariu asuta 'e lua.
Pustis Venetia, e citu.
Passu Alpis in Vadde
e seu in satu 'e Gallia.
Mi praxit arremonài
Calais 'e bardaneris,
logus imperis asuta
de ua Frantza selena,
cada mesudie Coudoux.
Celu ingresu 'e Dover
intru in u' atru mundu.
Fridu tarrèu de Diutisc,
Konstanz sperrada in tres
de su lacu e Kreuzlingen.
Seu lompiu in 'iddas bascias,
Liege, Heerlen, de Aachen;
in Elvetzia, Luganu.
Torrend'a su cambale,
unu tzinnu a Lentula
in s'atu pistoiesu
e a's villas varesottas
terr’ ‘e is avius mius.
Dalla suggestione del "Grand Tour" a "On the road", questo brano è un collage di viaggi fuori dal continente Sardegna (Marcello Serra, Sardegna quasi un continente, Editrice sarda Fossataro, Cagliari, 1958).
Una conta casuale, quanto parziale, di movimenti controcorrente, immagini disordinate di spostamenti adolescenziali e di frontiera che evidenziano delle visioni fulminee della memoria e sviluppate rappresentano un fondamentale bagaglio di esperienza formativa da non dimenticare.
I settenari vorrebbero rappresentare la velocità del movimento nello spazio, lo scorrere inesorabile del tempo.
VAGABONDAGGIO IN CONTINENTE
Al modo di Smyth e Jünger/ ho attraversato il mare/ per porti diversi/ dell'ambito continente./
Civitavecchia, Genova,/ Napoli, Livorno,/ approdi continentali/ somigliantisi per ferraglie,/ fili e casini vari.../ Non ho mai capito/ a cosa possano servire.../ avanzi di cantiere/ di altri tempi noti./
Percorro l'autostrada/ per Roma e per Milano,/ Parigi, o cara, e Londra,/ Colonia e Zurigo/ e fino a Palermo./
Non potrei scegliere/ le cose migliori viste,/ affido tutto al caso:/ le grotte di Pertosa/ in odor di Lucania,/ le contrade di Siena,/ la foresta reatina/ e le strade d'Umbria/ somiglianti alla Barbagia;/ la campagna siloniana,/ emozioni a L'Aquila,/ le stradine di Jesi,/ fattoria sotto la luna./
Poi Venezia, e taccio./
Attraverso le Alpi in Valle/ e sono nei campi di Gallia./ Mi piace citare/ Calais e la pirateria,/ le località appena sotto/ di una Francia tranquilla;/ verso sud Coudoux./
Cielo inglese di Dover,/ entro in un altro mondo./
Fredda terra tedesca,/ Costanza divisa in tre/ dal lago e Kreuzlingen./
Sono giunto ai Paesi Bassi,/ Liegi, Heerlen, da Aachen;/ in Svizzera, Lugano./
Tornando allo "stivale",/ un cenno a Lentula/ nell'alto pistoiese/ e ai paesi varesotti,/ terra di miei avi./
1) William Henry Smyth, inglese, ed Ernst Jünger, tedesco: due dei viaggiatori europei in Sardegna - uno nell'ottocento, l'altro nel novecento - che stesero importanti relazioni sulle loro visite.
4a) terramanna - letteralmente "terra grande" - è insieme a "continenti", il modo con cui i sardi, in quanto isolani, denominano l'Europa e in particolare l'Italia.
4b) agudìa è un neologismo formato con le voci agudentzia e agudissia (ambizione).
16) "Paris, o cara", citazione ormai leggendaria tratta dal libretto del veneziano Francesco Maria Piave de "La traviata" di Verdi.
29) "emotzione" nel sardo del settecento/ottocento aveva anche il significato di rivoluzione
36) bardaneris è riferito al "sa bardana" sarda (non alla pianta officinale omonima), una pratica arcaica di brigantaggio.
"Leade sos fusiles lestramente
E andemus a fagher sa bardana!"
(da "Andende a bardanare" di Antioco Casula - Montanaru)
48) cambale è più propriamente gambale, qui per similitudine identifica la gamba dello stivale italiano.
23:49 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | Tag: viaggio, continente, mare, approdo, autobahn, siena, silone, aquila, luna | OKNOtizie |
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30/04/2010
BISAJUS
Candu ti contu de is bisajus tuus
no iast a bolli prus chi acabbessi,
fintzas a abritiai sa vida insoru
chi po tui est ua fabula de ispantu
e pedis totu is particularis.
As connotu feti jaia Amilia,
ma fueddas de totus comenti chi
bivessint e t’essint pesau issus.
Castiendi su retratu insoru
ddus chistionas, mancu fessint bius.
“Babbu, t’arregodas candu bisaju
Giuseppi... Tomasu... e Grazietta...”.
Riprendo la pubblicazione della serie di versi in lingua sarda.
Un padre si compiace dell’affetto della figlia nei confronti dei bisnonni, anche quelli che non ha conosciuto e ha visto solo attraverso i ritratti e i racconti che lui stesso le ha fatto.
Il brano è composto in endecasillabi, il titolo originale era “Bisajus po filla mia”.
Traduzione:
BISNONNI
Quando ti racconto dei tuoi bisnonni/ non vorresti più che smettessi,/ fino a fantasticare sulla loro vita/ che per te è un favola meravigliosa/ e chiedi tutti i particolari./
Hai conosciuto solo nonna Emilia,/ ma parli di tutti come se/ vivessero e ti avessero cresciuto./
Guardando il loro ritratto/ ci parli, neanche fossero vivi./ "Papà, ti ricordi quando bisnonno/ Giuseppe... Tomaso... e Grazietta...".
23:42 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (13) | Segnala | Tag: bisnonni, favola, ritratto, nipote, ricordi, memoria, radici, fantasia | OKNOtizie |
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28/02/2010
PISTIS
Bisus de barcas a velu ‘e fenicius,
lidius, frigius, sardicus, gregus, gitzius
o feti bizantinus, chi imbatint
cun pagu marineris pustis de ai
masedau sa coster‘e portu Pistis.
Ainci tzerriant cussa cala secura
anca de tempus issus aprobiant
surchendi lebius su mar’‘e Sardigna.
In gunis oprigada ‘e su ‘entu estu
s’idda castiat sa punta s’Aschivoni
chi fromat sa pentuma s’Enna ‘e s’Arca
e donat nomi a sa gent’e su logu.
Pagus fiant e pagus funtis galu
e tenint airi afaca ‘e mesudie.
De cuss’oprigu, fessit preistoria,
edàdi punica, antiga o de mesu,
no potzu nai comenti funti lompius
a Forru is babbus de Antoi de Pepi.
Navigadoris pagu passientziosus
chi anti xoberau sa vida ‘e cucuru.
Dietro ogni toponimo c’è una storia, ci sono uomini e donne che si muovono in un passato remoto e altri che ai nostri giorni hanno mutuato quel nome.
Nomi di luogo, talvolta enigmi irrisolvibili che si velano di mistero come una sfinge, brevi termini che nascondono tomi di vicende infinite e individuano genti e famiglie.
Il brano in endecasillabi, con uso diffuso della dittongazione, dell’elisione, alcuni enjambement e altre figure, segue una struttura che si adegua al recondito.
Traduzione:
PISTIS
Visioni di barche a vela di Fenici,/ Lidi, Frigi, Sardici, Greci, Egizi/ o solo Bizantini, che giungono/ con pochi marinai dopo aver/ domato la costa di porto Pistis./ Così è denominata quella baia sicura/ dove da tempo loro approdano/ solcando leggeri il Mar di Sardegna./
Lì riparato dal maestrale/ il villaggio guarda la Punta S’Aschivoni/ che forma l’insenatura rocciosa S’Enna e s’Arca (letteralmente: porta dell’arcata, ndr)/ e dà il nome alle gente del posto./
Erano pochi e sono ancora pochi/ e hanno respiro verso meridione./
Da quel riparo, fosse preistoria,/ periodo punico, antico o di mezzo (medio evo, ndr),/ non so come siano giunti/ a Forru gli avi di Antonio di Pepi./ Navigatori poco pazienti/ che hanno scelto la vita di collina./
18:47 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: fenici, lidi, frigi, sardica, mare, scogli, colline, toponimi, surname | OKNOtizie |
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31/01/2010
DISTERRU A SU TRAVESSU
Ita d’at’ essi cuntessiu
a Giuvananton de Tumas
a nd i piobai in Sardigna
de cussu celu in Valcuvia!
Nasciu asuta ‘e s’imperu,
regniculu a trintatres,
at’ ai gherrau po s’unidadi
chi Insubria no bolit prus?
De sicuru scideus ca issu
fiat maistu de muru
e arrutu is ingiàssus cun
su regnu, trentzit po Nùoru.
Adiosu Pauli Majori,
Vares, padentes e padrus.
Barantaduos nd i tenit
candu cojat Mariangiula,
matessi nomi ‘e sa mamma...
nascit Paulu, bisaju miu.
Spantat custu acuntéssiu
de isterru a su travessu;
in s’ottuxentus de mesu,
po cresias e ferruvias,
lumbardus traballant innoi.
Jaiu Tumas Rossi in Azzio,
mancai in Oro, Mara, Torcin,
Umbera o Dolza Molino,
logus togus de lacana,
de aqua e bidri de matas,
passat sa becesa sciendi
ca su semi suu at inghitzau
unu fedu nou in Sardigna.

Valcuvia, Varesot, in modo più estensivo e arcaico Insubria... La consapevolezza che una parte di te provenga da lì fa un effetto particolare, soprattutto dopo aver calpestato lo stesso selciato di quegli avi, visto gli stessi luoghi o parte di essi.
Un mio trisavolo nacque là, dopo la Restaurazione, in territorio allora austriaco, al confine con la Svizzera e il Regno di Sardegna.
Era il periodo in cui si diffondevano, anche in Lombardia, idee indipendentiste tese a realizzare la cosiddetta “unità d'Italia”. Dal 1830 la regione diventò un centro di cospirazioni segrete tendenti a realizzare una nuova nazione, fino alle note “cinque giornate di Milano” del 1848. Nel giugno di quell’anno, durante quella che si ricorda come prima guerra di indipendenza i lombardi votarono a favore di un plebiscito per la fusione con il Regno di Sardegna, ma la guerra fu vinta dall’impero austriaco. In seguito alla seconda guerra di indipendenza la Lombardia fu ceduta al Regno di Sardegna (trattato di Villafranca del 12 luglio 1859, ratificato col trattato di Zurigo del 10 novembre 1859). Si trattò di una conquista, non di annessione per plebiscito, come per altre regioni italiane.
Far parte dello stesso stato, evidentemente, favorì spostamenti nei diversi territori, così mio trisavolo emigrò in Sardegna…
In origine il titolo del brano era “Varesot in Sardigna”.
Traduzione:
EMIGRAZIONE AL CONTRARIO
Cosa sarà passato per la testa/ a Giovanni Antonio di Tomaso/ per trasferirsi in Sardegna/ da quel paradiso in Valcuvia!/
Nato sotto l'impero (austriaco),/ sotto il Regno (di Sardegna) a 33 anni,/ avrà lottato per l'unità/ che l'Insubria non vuole più?/ Di certo sappiamo che lui/ era maestro di muro/ e caduti i confini con/ il Regno, si mosse per Nuoro./
Addio Lago Maggiore,/ Varese, boschi e prati./ Quarantadue ne ha/ quando sposa Mariangela,/ stesso nome di sua madre.../ nasce Paolo, mio bisnonno./
Meraviglia questo episodio/ di emigrazione al contrario;/ nell'ottocento di mezzo,/ per chiese e ferrovia,/ lombardi lavorano qui./
Nonno Tomaso Rossi ad Azzio,/ forse ad Oro, Mara, Torcino,/ Umbera o Molino Dolza,/ tutti luoghi di confine,/ d'acqua e verde di alberi,/ trascorre la vecchiaia sapendo/ che il suo seme ha iniziato/ una nuova generazione in Sardegna./
21:28 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (17) | Segnala | Tag: valcuvia, maistu, wall, impero, varese, emigrazione, regno, oro | OKNOtizie |
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31/12/2009
VIDA PASSADA
Chi bidessi sa bidda mia
comenti in su settixentus
ia a poni totu in u’ museu.
Su bixinau de Santa Maria,
de ‘ias che mori e muru sicu,
ammentat ateras bisuras,
bestis, simbillantzas, sonus e
pentzamentus... de su connotu.
Intrai chitzi in dom’e jaiu,
su forru allutu fumiendi,
issu giai andau a traballai.
Giogai in pratza e in su stabi...
m’ispantat su lacu de pedra
e med’ intenantus apicaus.
Mirai sa colunna de linna
strambeca e trota che caboru
e su potabi a fentaneddas
cun is crais de santu Pedru.
Apu biu feminas, lompendi,
frighendi in s’oru ‘e s'arriu;
ateras, cun mòida ‘e giogheri,
strantaxas a broca in conca
aximai no potessint pesu
e ominis a cuaddu pe’i’ bias.
De noti sterrint su mantalafu
in s'intabau e dromu assebiu,
chentza timoria de mommotis
de circai asuta ‘e su letu.

Prosegue il filone dei versi "in limba".
Qui l'amore per le proprie origini si perde negli antri della memoria ereditaria, in cerca di pietre, oggetti, paesaggi, sensazioni, vissute in un tempo molto lontano dai nostri avi, senza l'esistenza dei quali oggi non ci saremmo noi.
Traduzione:
VITA DEL PASSATO
Se vedessi il mio villaggio/ com’era nel settecento/ metterei tutto in un museo./
Il quartiere di Santa Maria,/ dalle vie come sentieri e muri a secco,/ ricorda altre vedute,/ vesti, sembianze, suoni e/ pensieri… del conosciuto*/.
Entrare presto in casa di nonno,/ il forno acceso fumante,/ egli già andato al lavoro./
Giocare nel cortile e nel loggiato.../ mi incuriosisce il lavatoio di pietra e tanti oggetti appesi./
Guardare la colonna di legno/ strana e storta come un serpente/ e il portale a finestrelle/ con le chiavi del tipo di San Pietro./
Ho visto donne, mentre arrivavo,/ lavando (i panni) in riva al ruscello;/ altre, con movenze da acrobata,/ ritte con anfore in testa/ come non portassero alcun peso/ e uomini a cavallo per le strade./
Di notte stendono il materasso/ nel pavimento di legno e dormo tranquillo,/ senza paura di spettri/ da cercare sotto il letto./
* su connotu: letteralmente il "noto", il "conosciuto", cioè le leggi non scritte, gli usi e costumi, la tradizione.
SARDINIAN bonu annu nou
INUIT Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
20:02 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: storia, tradizioni, quotidiano, passato, buon, anno, 2010, auguri, amore, cuore | OKNOtizie |
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26/11/2009
ARREXINAS NOBILIS
...E custa
po si fai sciri
ca sa nobilesa
est prus parenti
a terra e traballu
chi a sa richesa.
De reis e printzipis
mira sa mata:
Giusepi, maistu ‘e linna,
fillu de Arrafiebi, pastori,
fillu de Antoni, manobara,
fillu de Frantziscu, picaperderi,
fillu de Antoni, maist' 'e muru;
comenti a Tomasu,
fillu de Paulu, maist' 'e muru,
fillu de Giuannantoi, maist' ’e muru,
fillu de Tomasu, maist' 'e muru;
e Santinu, massaju,
fillu de Afisiu, massaju,
fillu de Luisu, massaju;
e Mundicu, giornaderi,
fillu de Giuanni, brabieri,
fillu de Luisu Maria, majgu.

Un altro omaggio ai miei nobili avi, con un semplice concetto.
L’uso della ripetizione come figura retorica è d’ispirazione biblica, nientemeno, o se preferite, evangelica.
Diciamo che può anche essere un gioco cui potete cimentarvi con qualche piccola ricerca: vi servono solo nome e mestiere di quindici progenitori, partendo dai quattro nonni a digradare nel tempo. Buon lavoro... poi mi fate leggere, magari nella vostra lingua locale... Sarebbe bello realizzare in questo modo una genealogia delle vere famiglie nobili, quelle dei lavoratori.
Traduzione:
RADICI NOBILI
...E questa/ per farvi sapere/ che la nobiltà/ è più affine/ alla terra e al lavoro/ che alla ricchezza./
Di re e principi/ ecco l’albero genealogico:
Giuseppe, falegname,/ figlio di Raffaele, pastore/ figlio di Antonio, manovale,/ figlio di Francesco, scalpellino,/ figlio di Antonio, muratore;/ come Tommaso,/ figlio di Paolo, muratore,/ figlio di Giovanni Antonio, muratore,/ figlio di Tommaso, muratore;/ e Santino, contadino, / figlio di Efisio, contadino,/ figlio di Luigi, contadino;/ e Raimondo, bracciante,/ figlio di Giovanni, barbiere,/ figlio di Luigi Maria, guaritore./
14:59 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (21) | Segnala | Tag: nobiltà, lavoratori, mestieri, genealogia, ripetizione, gioco, lingua, dialetto, avi | OKNOtizie |
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31/10/2009
BISURAS DE JAIUS
Unu velu de fumu
ammantat is nuraxis,
pustis torrat sa vida;
gintòria chi si movit,
no connoxiu aiaius...
A bidda Barumeli
unu pesat su fusti,
un atru arraspundit:
nannais Frantziscu e
Luisu Maria Mebi, cad'
a is duxentus annus,
is aiaius prus crarus.
Prus pagu pretzisu biu
Badriliu cun Cicita,
Remundu Piga e Rita,
Amilia cun Nracisu,
Bissent'e Ciscu Luisu,
Remunda cun Bissenti...
Su sindigu Antoni
impari a Giuanni Piras,
dubbat a s'enn' 'e gopai
Antoni Minai de Abas.
Bellanna Concu aperit
e si nci stresiat lluegu.
Issus cumprotant contr'a
su re e is piemontesus.
Maria Theresa e Suia
in domu in pentzamentu
frastimant Carlu Feroxi;
su settixentus finit...
In questo secondo brano della serie iniziata con Innantis de Eva, è più evidente la dimensione onirica. Avi di n generazioni si muovono alla fine del settecento immersi tra storia e vita quotidiana.
(XIII.XXIV-31.07)
a mio padre. 18.09.2009
Traduzione:
ATAVICHE VISIONI
Un velo fumoso/ avvolge i nuraghi,/ poi torna la vita;/ moltitudini si muovono,/ non riconosco avi.../
A villa Barumeli/ un uomo solleva il bastone*/ e un altro risponde:/ i nonni Francesco/ e Luigi Maria Melis, verso/ i duecento anni,/ sono gli avi più nitidi./
Meno chiaramente vedo/ Bardilio con Francesca,/ Raimondo Piga e Rita,/ Emilia con Narciso,/ Vincenza e Francesco Luigi,/ Raimonda con Vincenzo.../
Il sindaco Antonio/ insieme a Giovanni Piras,/ bussa alla porta del compare/ Antonio Minai di Ales./ Bellanna Concu apre/ e si ritira subito./ Loro complottano contro/ il re e i piemontesi./
Maria Teresa e Sofia/ in casa in ansia/ maledicono Carlo Feroce;**/il settecento finisce.../
* antico modo di salutare da parte dei pastori
** soprannome dato dai sardi a Carlo Felice quando era vicerè
23:56 Scritto da: thewasteland in cantus in limba sarda | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: visioni, nonni, avi, atavico, sogno, arcano, campi elisi, settecento | OKNOtizie |
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