29/02/2012

TORINO

La city abbagliante multietnica
as an unreal surprise derivante da
fifteen years d’isolamento in oasi;
c’est de totu, everything, il ya tout!
Very kindly africans and latinos,
genti d'oriente, ispanici, arabians 
e grazie esotiche arcobaleno,
dalle movenze conturbanti, around.
Riecheggia una babele di lingue
going for a walk in the centuriazioni,
fermarsi tra cardo e decumano,
tra romanico, gotico e barocco.
Turin poco banale, intrisa d’arte
e d’acqua che scorre tra la Dora e
il Po, lo scorgo sotto i portici
mentre cammino e mi sento meno
Giacomo e più Giordano Bruno, penso
ai mendicanti della nuova era,
mentre cala un giallo d’altri tempi;
soon! che la città chiude alle venti.

city, multiculturale, oasi, esotica, babele, centuriazioni, cardo, decumano, gotico, po

Scritta due giorni dopo il brano precedente, durante il mio soggiorno a Torino per ricerche realizzate presso l’Archivio di Stato.
L’aspetto multietnico, pertanto multiculturale, è il fatto che mi ha colpito di più di questa città.
E’ stata l’ultima delle grandi città italiane che ho visitato; non mi ispirava tanto, dunque il mio apprezzamento è ancora più importante, malgrado i Savoia e gli Agnelli.
Così la celebrai e la celebro, a modo mio, con questi endecasillabi sciolti.
(XX.XXXIII - 4.10)

31/01/2012

IL RITORNO COME DONO

Lasciare Itaca necesse est,
for a new trip ad quaestio thesis;
spiegar le vele ut Taurinorum
getting suggestion suggestive         
ab border Turris Libisonis,
sed etiam ab geminas turres,
ansia for Al-Kaida disaster;
angoscia di Fleba, fenicio.
Cabotaggio lungo la Corse,
to Genoa in odor de Milàn,
supero Appennini, a manca
Langhe, passo Alessandria e Asti,
...all'improvviso Porta Nuova.
Al Don Quijote, caldo atipico,
tutto ruota su Castle place.
Compio il ritorno come dono.
Dalle carte spirit of hartshorn
la fringale induce panico,
vago confuso verso il Po.
Certe presenze invisibili,
assenti al photographic blitz.
Vagheggio d’archivum secretum.

ritorno a torino.jpg

Tre settimane scarse per assimilare il crollo delle Twin Towers, prima di affrontare il viaggio, mentre vengono diffuse voci sugli "obiettivi sensibili" e in almeno due di questi doverci andare, uno è il bersaglio grosso...
Inquietudini, calcoli, paranoie di quei giorni, in giro a pensare se fosse sicuro essere in un punto o in un altro, in mezzo alla fitta passeggiata o nella chiesa poco affollata che ospita la reliquia delle reliquie... O la buffa tranquillità quando si stava in un luogo più anonimo.
Questo è in parte lo stato d'animo ispiratore di questo brano, ma vi è anche la celebrazione del viaggio e della città mai vista prima, rivelatasi una piacevole sorpresa: città granata, città culturale, città operaia e ancora tanto misteriosa.
Le colpe di chi vi agisce le lasciamo a loro, non devono ricadere sulle città.
Torino credo sia la più multietnica delle città che ho visitato, una babele di linguaggi le fanno eco, così anche i miei novenari sperimentali si adeguano a ciò e al caos di inizio millennio.
(XX.XXXIII - 2.10)

31/05/2009

ANGOSCIA ROMANA

Ieri mi sei apparsa
in tutto il tuo squallore:
cercavo da dormire;
dopo estremi tentativi compiuti,
la scelta di un giaciglio non garantito.
Alla stazione mi stendo
dentro il sacco a pelo;
delle ragazze cantano in spagnolo,
poi, obviously, arriva la polizia.
On the road to Castel Sant'Angelo:
anche lì è presente
il braccio armato dello stato.
Roma squallida, morta, tiranna, egoista,
si pensa solo ai propri interessi.
Isola Tiberina, notte.

 

Composti la mattina dopo, di getto. Quella notte tra il 10 e l’11 agosto è stata una delle mie peggiori notti romane, non certo per aver dormito a qualche metro dalle acque del Tevere, ma per aver conosciuto la faccia ostile della città...
Una città, anche amata sotto certi aspetti, o meglio, sotto precisi aspetti, può a volte apparirti opprimente, nemica...
Avevo ventitré anni, tornavo con un’amica da un avventuroso viaggio in autostop, giunto fino a Londra e che per me avrebbe avuto un seguito.
E’ difficile realizzare che quella notte appartenga a quel viaggio, ogni tanto anche Roma si manifesta sotto una luce diversa e si ha voglia di fuggire...
Uniche modifiche: “obviously” era naturalmente; “egoista” era autoritaria.
(X-11.8 Roma)

29/02/2008

ILLUSIONE, DUBBIO, VERITA'

Nascendo ho trovato te.
Ho pensato nell'albereto
alla purezza del cielo limpido,
della vita, dell'acqua, dell'aria,
al bisogno di pioggia nei campi,
all'onesto lavoro della gente
il cui sangue è privo di crudeltà.
Parlando, ti ho lasciato
per un momentaneo esilio;
sebbene impostori emergessero,
tornare era sempre un piacere.
Le mode travolsero i costumi,
così vidi cambiare
l'ambiente che porto nel cuore.
La villa risparmiata dalla guerra,
da serena si agitò incosciente;
il suo nome vanta tante rivali
ignare del suo vero volto;
l'esistenza le muore,
ma fa ancora scalpore
nascondendosi dietro sole parole.
Capendo, ti ho perduto
e saputo la verità amara;
non so che età abbia il tuo male
destatosi da un sonno profondo.
Le strade sono quasi deserte,
non si crea più nulla di nuovo,
per molti è meglio fuggire.
Le chicche mi sfuggono
cercando vigoria nel monotono;
le ingenue in fiore faticano
a trovare una propria maniera,
per adesso come aspetto essenziale
adottano l'espressione triviale...
... sei finita...

img151/486/alesbs0.jpg

A diciassette anni si può decidere di cantare il proprio luogo d'origine, ma l'omaggio può scontrarsi con una verosimile insoddisfazione adolescenziale e trasformarsi in invettiva. Accade anche ai più grandi, d'età e grandezza: "Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,/ che per mare e per terra batti l'ali,/  e per lo 'nferno tuo nome si spande!".  Il brano dunque evidenzia il contrasto tra l'amore per il paese natio e una situazione socio/culturale non gradita. Nel diario del tempo si parla di "critica", di delusione per un luogo amato, dal quale tutto sommato non hai ciò che vorresti, solo monotonia, noia, maldicenza, fino al rifiuto. Anche se alla fine si afferma che il discorso è simile ovunque, tutto il mondo è paese, lo sappiamo. Può tuttavia leggersi qual'è il cruccio che più opprime il versificatore: non essere profeta in patria con le ragazze o almeno con quelle per cui poteva nutrire interesse.
Il brano è piuttosto simile all'originale, sono state apportate solo correzioni tecniche e nei versi finali:
verso  2: "pensare" era sognare
verso  7: "crudeltà" era insulti
verso 10: "impostori emergessero" era ciarlieri nascessero
verso 12: "le mode travolsero" era la bellezza invase ("bellezza" nel senso di esteriorità)
verso 15: "la villa risparmiata" era il villaggio salvato
verso 16: "sereno" era calmo
verso 23: "amara" era acerba
verso 25: "destatosi da un" era splendente in un
dal verso 29 fino alla fine, le variazioni sono più rilevanti, il testo era: Mi sfuggono le ragazze già secche (riferimento polemico alle coetanee)/ che cercano novità nel monotono./ La fatica delle bimbe in fiore (riferimento opposto al precedente)/ l'importante edilizia ha scalzato (riferimento ultra sibillino, vedi nota),/ affermando come aspetto essenziale/ l'uso libero del linguaggio (scurrile) del tempo/ deludendo sei finita.
Nota: la parte finale del testo originale, molto ermetica, oltre alla polemica con le coetanee, critica anche le più piccole (14-16 anni), con un riferimento azzardato: il loro uso di un linguaggio carico di volgarità è diventata la risorsa principale del paese, scalzando l'edilizia, attività molto in auge allora.

21:20 Scritto da: thewasteland in canti... di città | Link permanente | Commenti (35) | Segnala | Tag: villaggio, paese, natio | OKNOtizie |  Facebook

14/01/2006

ROMA

Non ti ho trovata, mi manchi,
sensazioni di estraniamento.
Grande folla al Vaticano:
quanto accade ricorda Gesù?
Libreria Uscita: non hanno
"L'iniziazione individualistica anarchica".
Trattoria Paradiso, tranquilla...
sto ad osservare da un tavolo all'angolo,
francesi, normalità, camerieri;
nei due tavoli di fronte a me
vivo sotto certi aspetti
"Grand hotel" dei Procol Harum.
"E' giusto...", "La foto al Papa",
"Il Papa attuale", "E' giusto...".
Vecchi frequentatori del posto,
uno mangia golosamente, si rimpinza.
"Ti ricordi quella parte del Vangelo?
Come!? non ti ricordi?".
La cenere della mia sigaretta
dentro un vaso di fiori.
Ristorante pagano, ti fai anche pagare caro!
Atmosfera creata dal vino?
Verità di "Roma" di Fellini!
quel che rimane, si diceva stamattina.
Piazza Farnese: c'è la vecchia del gatto.
Ragazzo vicino, non farti prendere dalla paranoia:
ride improvvisamente, si alza, non ha pace,
non cadere nella trappola mortale.
C'è anche il vecchio del cane:
i compagni di piazza Farnese.
roma, vaticano, gesù, libreria uscita, paradiso, procol harum, vangelo, fellini, quel che rimane, farnese

Di ritorno da Londra mi fermai a Roma. Il giorno descritto, particolare per la città e per il Vaticano, lasciai il gruppo varesotto conosciuto in ostello e seguii un preciso itinerario.
Il vinello della trattoria Paradiso (ormai chiusa), ebbe funzione ispiratoria; così, raggiunta la grande piazza, sedetti in una panca di pietra di Palazzo Farnese, sulla sinistra, e scrissi questo brano.
Esso ricalca lo stato d'animo di allora, malinconico, indignato, deluso... e scrivere, dando spazio al sarcasmo, mi restituì un po' di serenità.
(X - 12.8 Roma)

26/12/2005

LONDON

Seduto sui bordi di una fontana
a Trafalgar Square.
Gente che passa continuamente,
lingue diverse non capite,
gente...

Londra.jpg

Seduto sui bordi di una fontana a Trafalgar Square (I was 23), mi resi conto del sogno che vivevo, ed era talmente intenso che non riuscii a completare i versi che avevo iniziato a scrivere e non ho mai voluto completare in seguito.
Non sono ancora tornato a Londra da allora e sarebbe diverso, non del tutto però.
La regina era lontanissima dai nostri pensieri, le esigenze erano potersi sedere a Piccadilly circus, gironzolare per Hyde Park, visitare Portobello Road, curiosare a Soho... Solo di straforo si percepiva la vicinanza di Buckingham palace e per caso mi trovai davanti al Big Ben.
(X - 1.8 London)

30/11/2005

DOPO IL TRAMONTO­

Credo sarebbe meglio essere
fuori di qua.....
Sono in un ufficio,
dietro la scrivania;
guardo oltre la porta,
si è fatto buio;
le luci pubbliche
fanno scorgere qualcosa...
ma che dico? infinite cose!
Ciò che vedo più vicino è l'asfalto,
ciò che non mi fa vedere oltre è un palazzo...
ma vedo una fetta di cielo... buio...!
Vedo delle automobili,
un semaforo,
dei passanti
e tante altre cose,
dopo il tramonto.

dopo il tramonto.jpg

Dall’ufficio del mio primo lavoretto in assoluto, vent’anni, speranzoso studente di sociologia, estremista, solo, in una piccola stanza anonima illuminata dal neon, ove anche il telefono taceva da ore, la macchina per scrivere davanti, osservavo fuori dalla porta a vetri il banale traffico dell’Acqua Bullicante a Tor Pignattara, pieno di noia... Così mi risolsi a scrivere qualche verso, ma anche l’ispirazione era bassissima.
(VI - 5.12)